Di nuovi amici che a un certo punto è necessario e che pareva conoscerli già da anni, e delle loro stranezze e delle mie che andavano a braccetto;

Di un centonòve come voto che ora tutti dicono Ma centodiéci no? ma che non sanno che io il centonòve manco l’avevo chiesto, tanto che alla proclamazione con l’annuncio dei voti la mia prima parola da dottore è stata un tracotante vernacolare ‘n’gulo! ;

Dell’Africa e del “di nuovo?” e del “chi se lo aspettava?”;

Del post-Africa e dell’ “adesso come ve lo spiego?”;

Delle t-shirt giovani e colorate del Giffoni Film Festival e dell’ilarità per il giorno di festa non calendarizzato;

Della scrosciante Bobbio  che ormai ci avevo perso le speranze, e di compagni occasionali di vita, gente talmente fantastica che l’idea di non rivederli più mi deprime e mi consola assieme;

Di Marco Bellocchio e di dieci giorni da favola che se avevo il dubbio Sì ma cinema o non cinema? sono tornato da là dicendo Cinema, cinema, certo che cinema;

Di un cambio di domicilio che solo chiamandolo così, cambio di domicilio, riuscivo a non esaltarmi troppo per la cosa. E a non piangere;

Leggi il seguito di questo post »

Niente di nuovo

Posted: 7 ottobre 2011 in Robe mie

Se poi non interessa a nessuno è un altro discorso.
Ho venduto la chitarra. Elettrica. Bellissima.
Che quanto era figo avere la chitarra elettrica al liceo.
Per comprarla partii di mattina presto dal mio paese e andai in città, a Via San Sebastiano. C’era anche mia madre con me, che sorvolava sui miei “a me mi piace fa’ i’ chitarrista”. Finsi di portarla con me perché, andando con i mezzi, lei poteva suggerirmi come arrivare alla “via dei musicisti” di Napoli; in realtà quando lei mi diceva Prendiamo questo bus, io le rispondevo Ma no, con la metro arriviamo subito.
Non ci mise molto a capire che io a Napoli ci andavo spesso. E che, forse, a scuola, ci andavo un po’ meno.
Leggi il seguito di questo post »

È facile e risaputo:

Siamo quotidianamente invasi da un’orgia di pubblicità, quindi
ci siamo assuefatti a questa invasione, quindi
non tutta la pubblicità riesce ad attirare la nostra attenzione, quindi
i pubblicitari si ingegnano a trovare modi sempre diversi per farci guardare i prodotti che pubblicizzano, quindi
non di rado usano la tattica della provocazione per colpirci a sorpresa, quindi
se la pubblicità è abbastanza provocatoria, magari anche offensiva, ne parleremo in giro indignati (o ammirati a seconda dei casi), quindi
creeremo piccoli o grandi dibattiti su quello che abbiamo visto, MA
si rischia di parlare più della campagna pubblicitaria che del prodotto pubblicizzato, facendo più pubblicità all’agenzia pubblicitaria che al prodotto per cui si è pensata quella provocazione.
Complicato?

Come corollario, c’è da dire che spesso la forsennata ricerca di provocazione può arrivare a risultati che mettono il naso oltre la soglia standard di quello che è definito “il buon gusto comune”. Ma veniamo alla pratica.

Leggi il seguito di questo post »

Sono un tipo permaloso

Posted: 31 agosto 2011 in Pensiero, Robe mie
Etichette: ,

Checco Zalone ha smesso di essermi simpatico quando ha ammesso di non conoscere Walter Chiari.

L'ispettore Clouseau

Volevo fare una tesi di laurea su Peter Sellers.

L’ilarità che al cinema – o in tv – mi dà una battuta orgogliosamente demenziale, spesso figlia del nonsense, e la fascinazione che provo per un certo tipo di film inglesi (i classici della Ealing Studios, per dire), non potevano che farmi adorare un tipo come lui.
Quindi volevo fare una tesi su Peter Sellers.

Ero ammirato dalle sue abilità trasformistiche, per le quali lo si vedeva interpretare più ruoli in uno stesso film: e non parlo solo dei film di Kubrick; mi riferisco anche a quel gioiellino che è Il ruggito del topo dove, come in Stranamore, Sellers interpreta tre ruoli – e come in Stranamore, ha una trama incentrata tutta intorno a una bomba.
Ma Peter Sellers è soprattutto un dissacratore, e mi ha sempre divertito pensare che lui stesso prendesse in giro questa sua capacità vestendo i panni del personaggio che lo ha reso famoso al pubblico internazionale: Jacques Clouseau, durante le sue indagini, si divertiva a camuffarsi nei modi più disparati per non farsi riconoscere durante i pedinamenti (aveva pure un negozio di fiducia dove comprava l’occorrente), ma i travestimenti non erano roba per lui, e riuscivano poco e male.
Da quelle scarse informazioni che avevo sulla biografia di Sellers – e sui rudimenti di psicologia – ho sempre avuto l’impressione che questa sua abilità di essere altre persone nascondeva un forte bisogno di un’identità precisa, che a Sellers è sempre mancata. E la visione di Oltre il giardino, il film tanto voluto da Sellers, ha fatto gioco a questa mia banale teoria.
Leggi il seguito di questo post »

Lars Von Trier a braccia conserte

Lars Von Trier a Cannes ha fatto un’uscita infelice, ed è chiaro; ma non so quanto sia stato giusto sottrargli medaglie ed onori e mandarlo a pulire i cessi. Se da una parte ritengo corretto che il festival, pur cacciandolo, abbia voluto tenere il suo film, dall’altra non sono sicuro che ritenerlo persona non gradita sia stata una mossa giustificata. In fondo ha mica fatto apologia del nazismo? Ha solo detto che “come uomo” capiva i tormenti di Hitler.

Ma forse parlo da Italiano, e quindi da uno che è abituato a sentir dire di tutto da personaggi di ogni sfera sociale senza causare poi tanti imbarazzi.

C’è chi è convinto che la gaffes di Von Trier sia dovuta a una sorta di doppia personalità: il regista ha creduto a lungo di essere un ebreo, perché figlio di un comunista di origine ebrea. Poi, una volta cresciuto, scoprì dalla madre che il suo vero padre era un tedesco. È come se una parte di sé si sentisse oppressa dall’altra, che a sua volta è più cinica, spietata. L’una pronta a disobbedire alle regole auto-imposte dall’altra.

È una teoria. E non poteva che essere di Leonardo, che addirittura ha analizzato il discorso galeotto di Von Trier distinguendone una parte “Israel” da una “Nazi”:

Leggi il seguito di questo post »

In caso di incidente nucleare con rilascio di radiazione, per poter sopravvivere bisogna seguire delle dettagliate regole stabilite da un codice di radioprotezione: cercarsi un rifugio in cui chiudersi; sigillare gli ingressi; fare una dieta ferrea priva di latte e formaggi freschi, insalate, carni e pesci; chiudere ogni impianto di ventilazione o riscaldamento.

Sette ragazzi hanno deciso di testare per un mese questo incubo: immaginandosi di essere sopravvissuti a un incidente nucleare, si sono rinchiusi in un unico posto seguendo tutti i regolamenti del codice, raccontando giorno dopo giorno le privazioni e i disagi che provano personalmente.

I pazzi siete voi. No, non è solo la risposta a quello che probabilmente state pensando; è anche il nome dell’iniziativa di questi ragazzi, che ha un proprio sito aggiornato quotidianamente con diari, video, lo streaming continuo delle loro giornate, e le varie informazioni sul progetto.

L’idea è interessante anche per la sua componente chiaramente provocatoria: i ragazzi si sono rinchiusi il 12 maggio e usciranno precisamente dopo un mese, quando avranno un motivo in più per andare a votare al referendum per il nucleare. Se a quel punto ci sarà, fra chi li ha seguiti online, qualcuno che avrà ancora voglia di votare NO (dicendo quindi sì al nucleare)… beh allora i pazzi non sono solo loro.
Sono anche pazzi nostri.

Visto su CaffèNews