Continua in qualche modo da Il toro e il Seduto

La strada è deserta. Il semaforo rosso.
Poi arriva finalmente il pullman, e con i miei uomini faccio il mio dovere.

Porca puttana, erano anni che non tornavo a casa così soddisfatto.
Il piatto è sulla tavola, mia moglie rammenda mutande davanti al ventilatore. E non mi parla.
Mi siedo e mangio come una bestia, contento per la giornata di lavoro. No, non vi siete rimbecilliti.
Ho detto proprio “contento per la giornata di lavoro”.

Sì, lo so, fare il vigile non è che sia questo gran divertimento. Ti becchi più che altro insulti e umiliazioni, lo dice sempre anche mia moglie. E i miei figli certo non faranno il lavoro di suo padre, se anche si ricordassero di averne uno.
Ma ultimamente è diverso. Ultimamente dalle mie parti, noi vigili abbiamo cambiato mestiere.

Abbiamo il nostro bel bus-galera, quello usato per trasportare gli ultras. Aspettiamo.
La strada è deserta e il semaforo è rosso, poi finalmente arriva un cazzo di pullman e inizia la tonnara.
Tutti eccitati saliamo a bordo, come tanti controllori. Ma non controlliamo i biglietti, noi. Controlliamo pemessi di soggiorno.

Mi avvicino a qualche faccia negra o comunque orientale, e chiedo i documenti. Deciso. Come Rambo.
E non so perché ricordo quando a scuola si facevano le squadre per giocare a calcio e io ero sempre l’ultimo ad essere scelto.
“Scelgo te, per iniziare”, dico a una vecchia zingara. Ma lei non capisce, dice. Allora i miei uomini fanno una piccola perquisizione, e lei, come tutti gli altri, inizia a comprendere la nostra lingua.
Un ragazzino, avrà avuto si è no quindici anni, invece di darmi i documenti mi fa vedere le fotocopie. Che pigli per il culo? gli chiedo. Leggo il suo nome sui documenti fotocopiati. Mi pigli per il culo, Dixsar? E poi gli indico il nostro bus-galera parcheggiato lì affianco. Sicuro. Come Rambo.
I miei uomini scortano a decine di ragazzi, vecchie, e uomini come Dixsar sul bus-galera, che chiamiamo Stranamore, perché somiglia a quello di Castagna. Ve lo ricordate il pullmino di Sranamore?

Ma sto Dixgar, Dixan, come cazzo si chiama ‘sto disgraziato insomma, riesce a scappare e a buttarsi tra i cespugli. “Ragazzi, prendetemi quello nascosto nell’erba e mi fate felice”, dico con disinvoltura. Un po’ alla Rambo.
Non ci riusciamo, ma non importa. Ne abbiamo presi un bel po’ oggi e saliamo sullo Stramore.
Cerca di salire anche una signora dicendo “dove va questo pullman?”
E’ meglio che aspettate il prossimo, le dico sorridendo. Poi partiamo.
Con lo Stranamore e con le nostre vetture che a sirene spiegate fanno un po’ di casino, come facevo quando ero giovane e per farmi notare alzavo sempre la voce un po’ più degli altri.

E ora sono qui, davanti a questo piatto ormai vuoto, con mia moglie che stira camicie davanti al televisore, e i miei figli che stanno per uscire senza dire niente a nessuno, come al solito.
Ma non sono triste come gli altri giorni! Mi sento allegro, porca puttana! Mi sento vivo!
Mi sento allegro.. ma allora perché, cazzo!, perché mi lacrimano gli occhi?

Continua…
Ancora? Eh sì, ma poi è l’ultima parte, giuro.

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