Il brutto gioco

Pubblicato: 10 ottobre 2009 in Racconti
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Contintua in modo indipendente da Il toro e il seduto e Rambo di Brianza

Girogirotòndo, quanto è largo il mondo.

«Ma tu di dove sei?» gli dice l’altro bambino, menre sono nascosti dietro il torchio.
«Romania» risponde Dixsar.
Gli occhi di Milo si spalancano all’improvviso. Come lo sbocciare di un pesce palla. «Sei un romm?»
«No! Vengo dalla Romania!»
«Ah! Capito!» ribatte Milo. Ma non ci ha capito granché.
Sa solo che sono nascosti lì da tempo e ancora non li vengono a cercare; questo gioco sta diventando noioso.

«E l’amica tua? Andrea? che fine ha fatto?»
«L’hanno arrestata ieri mattina!»
Di nuovo quel curioso sbocciare d’occhi. «L’hanno arrestata? Davvero? E tu?»
«Io sono scappato, ma c’è mancato poco. Non avevamo i documenti in pullman».
«I documenti? Quali documenti?»
«Quelli che dicono chi sei, dove abiti… i documenti!»
«Ah! Capisco!» E a questo punto Dixsar inizia a pensare che Milo lo pigli per il culo. Ma il pensiero passa subito, deviato da Milo che ricomincia a fare chiacchiere. «Era bella, Andrea. Anche se aveva un nome da maschio.»
Era bella Andrea, pensa Dixsar.

Regina Reginella, quanti passi devo fare per andare al tuo castello?

«Sì, ma questo amico tuo non sa proprio giocare! Siam qui da tre ore e non ci ha ancora trovati!»
«Menomale, Milo!» dice Dixsar con volto scuro. «E comunque non è amico mio.»
«Ah no? E perché ci giochi, allora? Andiamo via!»
«Lui è un uomo cattivo. Gli devo dei soldi, e da quando hanno arrestato Andrea non riesco più a procurarmeli.»
Ancora sbocciare d’occhi. Milo guarda per qualche secondo Dixsar, poi guarda in cielo, nel vuoto, cercando di spiegarsi questi discorsi così strani. Si sforza, ma dopo poco si arrende, quindi torna a guardare il suo amico straniero.
«Ah! Capisco!»

Lepre, perché dormi? Cosa fai? Cosa fai?
Sei malata, addormentata? Come mai non salti più?

«Uffa! Non ne posso più!» grida a un certo punto Milo.
«Sei matto? Stai zitto, che ci scoprono!»
«Non m’importa… non ci gioco più, mi sto annoiando a morte! Andiamo via!»
«Stai zitto, stupido, o ti faccio del male!»
La minaccia funzionò a farlo tacere. Ma per poco, poi ebbe l’effetto contrario.
Milo capì che questo ragazzino straniero non era come lui, era troppo serio e anche un po’ spaventoso.
Dunque disse: «Io me ne vado!» e corse via.
Dixsar non ebbe nulla da ridire.

Ma dimmi un po’, sei proprio tu quel pezzettin del mio codin?

Due mani improvvise tolsero il fiato a Dixsar, trascinandolo nell’erba.
Si sentì un piccolo grido soffocato, poi uno strascichìo di foglie, poi vari tipi di tonfi.

Milo intanto aveva trovato un bastone. Tornando a casa lo portò con sé pensando che questi stranieri non sanno proprio giocare.
Dixsar fu preso a bastonate. L’ultima cosa che pensò, prima di perdere i sensi, fu la spagna.

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commenti
  1. Lario3 ha detto:

    Bellissimo scritto!

    Grazie mille per il commento e buon fine settimana.

    CIAO!!! 😀

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