Un ragazzo troppo cresciuto

Pubblicato: 14 ottobre 2009 in Cronaca, Racconti
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Carmelo aveva dodici anni quando vide per la prima volta Calogero, suo padre, consegnare mesto due buste colme di soldi a un paio di gentiluomini della provincia.
Quando gli chiese il perché, Calogero gli rispose “tu piccolo sei, non puoi capire”.

Ma Carmelo a vent’anni ancora non capiva, e allora tornò da suo padre Calogero per chiederglielo di nuovo il perché.
Perché – rispose il padre – se non li diamo a loro li dobbiamo dare a qualcun altro. Tu sei giovane, non puoi capire.

Carmelo a venticinque anni si pigliò la laurea in legge con centodieci e lode. Era contento.
Per lui era contento, sì, ma non per l’amico Nicuccio. Egli aveva infatti scritto la tesi tutto da solo, facendo ricerche complesse e difficoltose. Ma alla fine la tesi era stata firmata da lui e dal cocco del professore.
Ma perché non ti ribellasti? chiese Carmelo a Nicuccio. Ci sono delle leggi che bisogna rispettare!
Eh… ribbellasti! Ma che ti credi che sono stato contento di come sono andate le cose? Ma tanto il figlioccio del professore se non usava la mia, un’altra tesi trovava… rispose Nicuccio.

Ora Carmelo non è più un giovane che non può capire, e con la sua laurea in legge ci sembra di avere finalmente un depuratore per l’acqua putrida; uno sgrassatore per le pentole; due swiffer al posto delle mani.
Carmelo lo ama il suo mestiere, e ogni mattina va a lavoro contento.
Saluta la moglie, carezza il cane, compra il giornale e va a prendere il tram.

Ma quel giorno d’inizio ottobre il giornale gli ruppe l’armonia.
Era una legge orribile, che avrebbe dato grande forza alle mafie, oltre che ai delinquenti comuni.
Un’oscenità, questo scudo fiscale, che però il presidente della repubblica approvò lo stesso.
Quando gli chiesero di non approvarla, il presidente rispose “tanto, se non l’approvo io, gli altri l’approvano comunque…”

Fu allora che Carmelo iniziò ad avere chiaro in mente che il suo paese, in fin dei conti, stava bene così.
Cambiamenti non ne voleva; e forse, gli italiani se la meritano l’italia.

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