L’uomo che abbraccia il bagaglio

Pubblicato: 22 ottobre 2009 in Pensiero
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Quando fui ormai stufo di aspettare un treno troppo altezzoso chiesi a un uomo di rinfacciarmi l’orario. Forse per controllare lo stato di salute del mio orologio. Forse per puro masochismo.
Sta di fatto che appena solo mi avvicinai a quell’uomo, lui si strinse il bagaglio tra le braccia.

Era un bagaglio becero. Con una cerniera allentata dalla fatica e un marchio che sembrava volersi scucire dalla vergogna. Eppure l’uomo se lo stringeva in grembo. Come un figlio da difendere.
Non voglio pensare che contenesse chissà quale tesoro. Anzi, mi piace pensare che lí dentro non ci fosse assolutamente nulla. Perché l’uomo che abbraccia il bagaglio è un emblema sociale.

L’uomo che abbraccia il bagaglio è figlio legittimo dei vari Studi Aperti, della notizia sensazionalistica, del piacere nel raccontare la violenza.
È l’ingenuità del pregiudizio che sposa la malignità dello stereotipo; la praticità di un mondo catalogato alla quale si aggiunge il timore di sbagliare pensando fuori catalogo. Perché a Napoli i ragazzi son tutti ladri e in generale si è tutti troppo furbi. “Ca’ nisciun è fess”, recitava Totò, e d’altra parte lo testimoniano pure le notizie di questi giorni che vedono una cinquantina di arresti alla regione Campania.

Perché in fondo al napoletano lo stereotipo del furbo, del camorrista, fa piacere. Lo fa sentire potente. Lo infastidisce solo quando poi di Napoli si parla male. E allora lí subito a difenderla, tirando in ballo un altro stereotipo. Stavolta positivo. Quello che vede i partenopei come una fratellanza allegra e forte, capace di sventrare il disagio sociale con una battuta, sempre e comunque. Ma un diffuso malessere alla lunga rompe l’allegria anche ai piú dotati di verve comica; e se il napoletano furbo ancora sopravvive, quello allegro inizia a soccombere, portando alla spaventosa soluzione dei furbi arrabbiati. A meno che la parte genuina – e pure viva! – di Napoli non inizi a farsi sentire.

Perché in fondo, l’uomo che abbraccia il bagaglio, è colpa nostra.

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