Interessarsi al conflitto

Pubblicato: 31 ottobre 2009 in Pensiero
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Tangentopoli, mettendo alla sbarra il malcostume politico italiano, dettò una svolta tra la prima e la seconda repubblica.

In questa svolta ci furono parecchi cambiamenti. Uno di questi fu il forte legame tra il sistema dei magistrati e il sistema dell’informazione. Mai come ora i giudici avevano un potere enorme, cedendo informazioni ai media che potevano determinare la morte politica della classe dirigente italiana. E si tratta di morte non solo politica, se andiamo a considerare i vari suicidi che ci furono al periodo.

Sta di fatto che questo legame giuridico-mediale divenne così forte da riuscire a gettare fango su un politico anche se questo avesse solo ricevuto un avviso di garanzia, che in sostanza è uno strumento di tutela del cittadino: gli si avvisa che può essere aperta un’indagine su di lui. E quindi non serve, viceversa, ad avvisare gli altri che quell’uomo è un pericolo pubblico, perché pericolo pubblico non è (o almeno non lo è ancora).

Oggi la corruzione c’è ancora, e molti si chiedono a cosa sia servita Tangentopoli.
E non solo, ma ora il circolo si chiude, con la politica che usa l’informazione per gettare fango sui giudici, denigrando il loro stile di vita e il colore dei calzini.

Una cosa è certa, e tutti sono bene o male d’accordo: il sistema dei media, sapientemente sfruttato, può essere una potente arma di corrosione, nel bene o nel male. Ma ancora c’è ancora chi si chiede: “e allora? che fa che il nostro presidente del consiglio ha tre televisioni?”
Beh, prima di tutto ne ha sei. Più le nuove televisioni del digitale terrestre. Più svariate uscite d’edicola e una casa editoriale (la più importante in Italia). Che fa?, chiedete?

Fa che se Veronica Lario sbotta e sputa anni di silenzio sul suo ex-marito, un giornale – di prorietà di costui – esce il giorno appresso con foto che la ritraggono col seno al vento.
Fa che se un giudice condanna lo stesso uomo per aver comprato la Mondadori corrompendo giudici, un programma appartenente a un canale televisivo del corruttore realizza uno scandaloso servizio per sbeffeggiare quel giudice.
Fa che se un programma, su raidue, dedica una puntata al caso D’Addario, subito la rete nazionale risponde con Porta a Porta che parla non del “caso D’Addario”, ma di “Annozero che parla del caso D’Addario”.

È chiaro il concetto?
Per cui non venite ancora a dire che il conflitto d’interessi è roba vecchia, perché è argomento di grandissima attualità. Finché non sarà risolto.

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commenti
  1. enio ha detto:

    se fosse vero, ma stella quante volte sarebbe “morto” ?

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