Le vittorie di Avatar – non mi piace, ma è un capolavoro

Pubblicato: 2 marzo 2010 in cinema
Tag:, , , , , , , , ,

In attesa degli oscar, ecco l’ennesima sterile critica ad Avatar. Un film che non mi è piaciuto per niente ma… ragazzi, che capolavoro!

Partiamo da considerazioni personali sul 3d. Cameron, il regista, ha affermato che ha voluto usare questa tecnica solo per dare più veridicità alla storia. Non è un 3d che meraviglia, con giochetti a sorpresa o cose simili. Ma cacchio, io mi aspettavo proprio quello… Invece mi sono trovato per tre ore con degli occhialini che appesantivano gli occhi e che, eccezion fatta per qualche finezza, non hanno sortito alcun effetto di meraviglia. Anzi, i vetri un po’ opachi mi hanno fatto rimpiangere l’alta definizione del “vecchio” cinema 2d, al punto che ogni tanto ho tolto gli occhialini per godermi meglio alcuni particolari del film. Ma, adottando una prospettiva storica, il cinema è nato proprio come effetto speciale. I primi film (piccoli cortometraggi) venivano proiettati nelle fiere, nei baracconi, per meravigliare il pubblico. E il cinema tridimensionale ha avuto bene o male una funziona simile, finora. Cameron ce l’ha messa tutta per dargli dignità, e alla fine è riuscito a realizzare il primo kolossal di questo genere. Se aveva già un posto a sedere  nella storia del cinema, ora merita una poltrona automassaggiante. E questa è la sua prima vittoria.

La sua seconda vittoria è stata sulla critica. Come ogni grande evento nella settima arte, anche in questo caso i giudizi si sono divisi, ma gran parte del mondo intellettuale si è mosso a favore di tutta la costruzione simbolica (neanche troppo nascosta) del film. Inoltre, dopo aver letto questa brillante opinione di Leonardo Tondelli non potevo esimermi dal concedere qualche punto in più al lavoro di Cameron. Ma continua a non piacermi.
Torniamo alle origini della settima arte. Una volta finita l’esaltazione per la novità del cinematografo, sono iniziate le storie. Il cinema assume una grande funzione: affabulare. Costruire storie originali (o magari riprese dalla letteratura e dal teatro), affascinare il pubblico, era la sua prerogativa. Non certo la bravura del regista – all’inizio questa figura non esisteva nemmeno. E le allegorie, i significati nascosti, sono venuti dopo. Forse è per questo che, ancora oggi, preferisco un buon film d’evasione, senza forti messaggi da trasmettere, a un film interamente concettuale dove ciò che l’autore vuole comunicare prevarica sulla storia che si vuole raccontare. Il cinema è comunicazione, e quindi sono lodevoli le intenzioni comunicative degli autori, ma sempre senza sottovalutare l’aspetto più importante: la narrazione filmica. Ed è su questo punto che Avatar mi ha deluso profondamente. E non ha deluso solo me: c’è chi vi ha trovato una scopiazzatura di Pocahontas, e in generale della storia dell’invasione ai danni dei nativi americani; chi ha dedicato varie pagine alle sconvolgenti analogie con un cartone animato italiano; chi ha trovato in Avatar spezzoni di Lost, di Jurassik Park II e… la scena finale… l’unione di tutti i popoli di questo mondo per combattere un nemico… mi sbaglio o è il finale de Il signore degli anelli?

Vero è che nei film che si allacciano al filone fantasy, che pretende parecchia fantasia, le ripetizioni sono all’ordine del giorno. Persino mamma Potter, la Rowling i cui libri sul maghetto occhialuto hanno ispirato tanti scrittori poco originali, è adesso citata in giudizio per plagio. Ma Cameron non era mai sceso a questi livelli di banalità e retorica. Chi non aveva previsto che alla fine Jake sarebbe riuscito a domare il Leonopteryx ha capito poco del cinema. Però la retorica piace, altrimenti non avrebbe motivo d’esistere. E alla fine del film, nella sala in cui l’ho visto, molti spettatori hanno persino applaudito (applaudito chi, poi? il proiezionista?)

Tornando alla questione dei messaggi dell’autore all’interno di una storia cinematografica, sono sempre stato convinto che si dovessero creare storie che possano coinvolgere un pubblico più grande possibile. Se voglio comunicare un concetto in un film che vedrà solo la mia famiglia, tanto varrebbe incontrarci a tavolino e parlarne. Devo perciò ammettere che Cameron, con la retorica e la banalità della sua sceneggiatura, ha raggiunto un pubblico così vasto da assolvere pienamente a questo scopo. E questa è la sua terza vittoria.

C’è infine un’ultima vittoria non meno importante: quella economica. Con il film precedente ad Avatar, Titanic, Cameron aveva guadagnato tanto da potersi permettere di non lavorare più per il resto della vita. Con gli incassi di Avatar, ha reso tranquilli pure i figli e i nipoti. Ora si mormora voglia fargli un sequel… avrà avuto scrupoli per i pronipoti.
Per tutti questi motivi, per tutte queste vittorie, l’ultima fatica del regista di Terminator risulta un capolavoro. Anche se continua a non piacermi.

Annunci
commenti
  1. Lario3 ha detto:

    Anche a me non è piaciuto Avatar 😀

    Grazie mille per il commento, CIAO!!! 😀

  2. Peter Ban ha detto:

    Nella storia di Jake che doma il Leonopteryx è contenuta la metafora del film, il VERO messaggio subliminale.
    E cioè: ti adorano tutti se hai un grande uccello.

    P.S. a me il film è piaciuto, ma non so perché.

  3. […] Dannazione! A parte i soldi spesi a vuoto, e l’incidere della mia indifferenza al 3d nella recensione di Avatar,  questa scoperta mi turba alquanto. Mi sento vittima innocente del digital divide. E […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...