Se fai ridere non sei serio

Pubblicato: 14 maggio 2010 in Commento, Libri, TV, video
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Alla televisione preferisco il cinema.
E dovendo scegliere fra una puntata di una serie tv e un film, opto sempre per la seconda soluzione.

Credo sia una questione di “tempo”. Nello stesso tempo in cui guardi un’intera serie tv, riesci a vedere perlomeno una decina di film.
Psicologicamente è una questione di numeri: pensare “ho visto dieci film” mi appare più sostanzioso e soddisfacente di “ho visto una serie tv”.
Eppure ho in attivo un modesto numero di serie tv a cui mi sono affezionato poco alla volta. Questo blog mi ha già visto scrivere di Lost o di Boris.

Per un po’ di tempo mi sono affezionato anche al dispotico personaggio di Gregory House, tanto da farmi trovare a leggere questo piccolo saggio corale.
In alcuni tratti il libro mi ha interessato; niente di particolarmente rilevante, però.
Ma ammetto che il mio giudizio un po’ critico può essere influenzato da una piccola sorpresa che mi sono trovato nelle prime pagine.

Fra i primi capitoli, la dottoressa Nadia Riccio riassume quella che è stata l’evoluzione del medical drama partendo da Il dottor Kildare per arrivare a Nip/Tuck e a, difatti, House. Ovviamente non può permettersi eccessivi approfondimenti, e lo stesso capitolo ha per titolo cenni di storia ed evoluzione di un genere televisivo. Cenni, appunto.
Ma quando arriva a parlare delle novità delle ultime serie tv, parla ad esempio di come in Grey’s anatomy, pur essendoci un io narrante (quello della protagonista), “attorno a lui si muove un gruppo di individui le cui vicende non sono affatto in secondo piano”. “Tutto verte”, scrive Gino Frezza in un altro capitolo, “sul microcosmo del gruppo dei medici e degli assistenti e dei tirocinanti”. E ancora, più volte nel volume si accenna alla novità del cinico dr. House, totalmente diverso dai medici delle serie tv precedenti, spinti da una sorta di missione umanitaria personale.

Va tutto bene. Ma non ci stiamo dimenticando che prima di queste due serie (rispettivamente del 2005 e del 2004), ce n’è stata una che comprendeva tutti questi elementi?
Nel 2001, Bill Lawrence inventa Scrubs – medici ai primi ferri, una serie corale (pur incentrata sull’io narrante del protagonista J.D.) che verte su un gruppo di medici e di assistenti e di tirocinanti. Fra gli elementi del gruppo, c’è l’impareggiabile dr. Cox, cinico o almeno così vuol rappresentarsi, e l’arrogante dr. Kelso, cinico o almeno così riesce ad essere.
Capisco che i meriti innovativi delle due serie di sopra sono anche altri, ma mi sembra comunque assurdo che nel volume Scrubs venga citato qua e la, solo a fare numero, come se non avesse nulla di rilevante. Mi fa tornare in mente l’usanza tutta italiana di non prendere mai sul serio i prodotti a carattere comico o umoristico, ritenendoli sempre minori rispetto ai corrispettivi seri.
Eppure ho potuto conoscere Frezza, e stimarne la grande esperienza anche nei riguardi del linguaggio comico, e la sua profonda conoscenza di personaggi da Chaplin a Petrolini, a Totò, a Jerry Lewis.

Ora: è chiaro che il prodotto di Lawrence sia rivolto ad un target specifico, giovanile;
Ed è chiaro che l’umorismo di questa serie non fa ridere tutti, toccando molto spesso il demenziale;
Infine, rifacendomi a quando ho parlato dei Griffin, è chiaro che io invece apprezzo particolarmente anche questo tipo di comicità.
Ma ritengo grave in una storia del medical drama ridimensionare così tanto Scrubs.

Fra l’altro, oltre a picchi di comicità meramente demenziale, i capacissimi sceneggiatori (parlo almeno delle prime stagioni) offrono spesso dialoghi davvero brillanti.
Tipo questo:

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commenti
  1. Per me Scrubs è superiore a gli altri da te citati per scrittura, dialoghi e tutto. Tra l’altro il ciniscmo del dottor Cox anticipa il personaggio di House, no?

  2. Poi io con scrubs ho riso, pensato, cantato, pianto e ancora riso.
    Non posso dire lo stesso di altri serial. Nemmeno dei Simpsons.

  3. […] fai ridere non sei serio #2 Mi ricollego alla conclusione del post di ieri su Scrubs e sul Medical Drama, dove ho scritto che – banalmente – in Italia […]

  4. […] Se fai ridere non sei serio, su Scrubs e le serie tv […]

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