I Griffin, Luttazzi e il cinismo #2

Pubblicato: 18 maggio 2010 in Commento, TV
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Torno di nuovo a dire la mia sulla questione dei Griffin, serie animata dall’umorismo fascistoide secondo Daniele Luttazzi. E torno a scriverne alla luce di due “interventi” sul tema, diversi per forma e contenuto (in realtà, entrambi risalenti almeno a un anno fa, ma li ho scoperti solo adesso).

Il primo è una puntata della decima stagione di South Park che parodizza i Griffin, l’altro un interessante post trovato per caso nella rete. Siccome l’argomento è lungo, mi riservo di parlare di South Park successivamente, e per ora mi rifaccio solo al post trovato online.
L’autore, Sdrammaturgo, ci tiene prima di tutto a sottolineare la propria stima per Luttazzi (e sottoscrivo, come ho già fatto in precedenza). Subito dopo però critica un suo certo modo di fare da quando è diventato autore de La palestra, rubrica di satira sul suo blog.

Luttazzi infatti non si limita a dare suggerimenti da esperto e professionista del settore, ma è stato colto da quella che io chiamo la sindrome del professore: si è messo infatti a stabilire cosa è satira buona, cosa è satira cattiva, quali sono le battute giuste, quali sono le battute sbagliate, sulla base di principii che, seppur frutto di esperienza, studio ed argomentazione, non possono che risultare del tutto arbitrari e personali, ma che vengono ammantati da un pericoloso carattere di assolutezza ed inoppugnabilità.

L’articolo è lunghetto, e continua con parecchi altri spunti interessanti in difesa di Seth MacFarlane, e riferendosi anche nello specifico alla famosa gag su Anna Frank, la prima ad essere criticata dal comico satirico.

Luttazzi dimostra di non aver compreso per niente la gag in sé. Se la analizziamo, infatti, notiamo come il risultato non sia un’accresciuta simpatia per i nazisti ed uno sfottò nei confronti della povera Anne: il carnefice resta carnefice, la vittima resta vittima ed anzi viene aggiunto un carnefice in più: Peter Griffin, l’esponente della classe media non solo americana, ma di ogni tempo ed ogni luogo, egoista, stupido ed indifferente; uno di quegli indifferenti grazie ai quali i totalitarismi sono nati e cresciuti. Ed è quel tipo di soggetto sociale che viene condannato, benché con l’arma della risata.

E ancora, il post finisce con questo aggiornamento:

Ho scoperto peraltro che i coautori di Seth MacFarlane sono ebrei e lui stesso ha origini ebraiche. Non solo: quando deve trattare temi riguardanti gli ebrei, è solito sottoporre le opere a due rabbini.

Da varie riflessioni mi è spesso balenata l’idea (nemmeno tanto originale, a dir la verità) che semplicemente a Luttazzi i Griffin non facciano ridere, e che probabilmente lo infastidisca che, nonostante questo, siano la serie animata più vista e gradita in Italia. Ma l’equivoco potrebbe nascere dal fatto che mentre Luttazzi fa satira, e la risata è un effetto secondario dovuto alle sue grandi capacità nel farla, nei Griffin è esattamente il contrario: la satira (pur molto presente) è un aspetto secondario del principale scopo, quello di far ridere. E quindi, accanto alla satira sociale, vi è ad esempio un’alta presenza di umorismo demenziale, e dunque di nonsense assoluto, incentrato di frequente nelle scenette paradossali inserite di tanto in tanto (spesso senza senso, appunto) nella serie, come succede anche in Scrubs, ad esempio.

Leggi anche:
I Griffin, Luttazzi e il cinismo #3, sulle guerre tra cartoni (South Park, Griffin, Simpson)”

Se fai ridere non sei serio, su Scrubs e le serie tv

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