In linea generale, ci sono stati due modi di fare film sull’Unità d’Italia.
Il primo film narrativo della storia del cinema italiano fu La presa di Roma, e già da quel film si intravede una chiave celebrativa del Risorgimento, sancita dai film successivi e soprattutto dalla linea politica del regime fascista. Questo faceva realizzare film monumentali sull’Unità, cercando di inculcare l’idea che il fascismo fosse la naturale continuazione della costruzione nazionale avvenuta durante il Risorgimento.

Nel ventennio, il film forse più originale e innovativo sul tema fu 1860 di Alessandro Blasetti. Anche questo si allineava (probabilmente con convinzione) alla linea del regime e, dopo aver narrato le vicende delle camice rosse, vedeva nel finale originale (poi tagliato) dei vecchi garibaldini che salutavano le camice nere in marcia.

Dopo il secondo dopoguerra ci fu un ribaltamento degli entusiasmi cinematografici per quell’impresa storica. Soprattutto con Visconti e col suo Gattopardo, si iniziavano a seguire le opinioni storiche di chi vedeva nel risorgimento una rivoluzione mancata, un cambiamento che non c’è stato. Si prestava attenzione in particolar modo al mezzogiorno, e alla classe contadina, per la quale l’unico vero cambiamento fu il padrone delle terre che coltivavano.

Su questa linea, il film più significativo è sicuramente Bronte – cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato, di Florestano Vancini, che narra con dovizia storica una parte scomoda dell’unificazione: la fucilazione per volere di Nino Bixio di alcuni contadini rivoltosi (che peraltro si ribellavano in nome di Garibaldi il liberatore), dopo un processo sommario ed effettuato senza avvocati. Bixio e i garibaldini vivevano nell’ansia dell’unificazione, e non potevano permettersi di perder tempo dietro alle vicende di questi contadini meridionali che fra l’altro non capivano; che consideravano rozzi, barbari, incivili. Farini, nelle lettere a Cavour, passando per il molise e il casertano scriveva “altro che Italia. Questa è Africa!”

Proprio una settimana fa ha letto sul Mattino che il sindaco di Bronte aveva presentato a Roma un progetto di rievocazione della vicenda, così spesso taciuta. Ma “al comitato per le celebrazioni non interessava far luce su questa pagina del nostro Risorgimento”, per cui il progetto è stato bocciato.
Chissà. Forse in un Italia che attualmente festeggia a stento la storia “ufficiale” della propria unificazione, è davvero troppo presto disporre della rievocazione di quella vicenda che mostra l’altra faccia di quell’evento.

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