“Disabili” e il cortometraggio sociale

Pubblicato: 23 agosto 2010 in cinema, Commento, Cortometraggi
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I pochi che hanno letto questo vecchio post hanno potuto intuire cosa penso dei cortometraggi a carattere sociale.
I festival dedicati al cortometraggio sono cresciuti a dismisura. Com’è ovvio, non sempre le giurie sono davvero competenti, e spesso i giurati sentono di dover premiare un corto non per le sue qualità, ma per il suo impegno civile. Non si premia il cortometraggio, con tutto il lavoro e le diverse fatiche che gli appartengono, ma si dà un riconoscimento alla bontà d’animo dell’autore. Personalmente, se ho davanti un buon cortometraggio a sfondo sociale, e un ottimo cortometraggio poliziesco, io tendo verso il secondo. E, tanto per intenderci, io non sono per niente fan dei polizieschi.
Ma io sono solo un appassionato di cinema, e molti giurati dei festival non sono d’accordo con questa mia idea. Il loro legittimare i corti a sfondo sociale ha creato il fenomeno inverso: parecchi registi, pur di vincere un festival, sperimentano molto meno, gettandosi direttamente alla ricerca di una storia che strappi qualche lacrima mostrando zoppi, moribondi, orfani, e così via.
Certo esagero un po’. E non si pensi che non sopporti ogni film che abbia carattere sociale. Quello che non sopporto è il meccanismo appena descritto che si è creato nel circuito dei festival. Per carità, non tutti i festival rientrano in questa mentalità. E non tutti i corti sociali rasentano l’ipocrisia.
Ultimamente, ad esempio, mi trovo a pubblicizzare spesso agli amici il cortometraggio Disabili, di un regista quasi compaesano, Angelo Cretella. Conosco di persona lui ed altri suoi lavori, ma credo che si sia superato con questo piccolo gioiellino che ha il merito di rientrare in quella categoria di corti sociali che stroncano i subdoli concetti di compassione, di commiserazione. E questo merito è da condiviere con la bravissima Giusi Marchetta, giovane e abile scrittrice casertana che ha firmato la sceneggiatura del cortometraggio.
Ma, come dicevo prima, i corti non possono essere valutati solo per la trama (per quanto brillante). Quest’ultimo lavoro di Cretella non perde mai ritmo, diverte e provoca subito empatia coi personaggi. Per quanto mi riguarda, credo di potermi ritenere un fan di Massimo De Matteo – che nel corto interpreta il disabile – dopo averlo anche visto nella soap opera teatrale Bizarra.
Quando allora sento che il Giffoni Film Festival ha consegnato a Cretella il premio Amnesty International non posso che essere contento. E ammetto che il fatto di conoscerlo aumenta ancora di più il piacere della notizia. E ancora di più godo nel sapere che il corto aveva come rivali due megaproduzioni straniere (“megaproduzioni” per i canoni delle costi di produzione dei cortometraggi italiani). E mi trovo infine d’accordo con il regista quando approfitta di questo emozionante risultato per discutere della piaga dei fondi per il cinema in Italia.
Ma questo è un altro post.
Per altre info su Disabili spulcia il sito ufficiale.
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