Nel sistema occidentale in cui viviamo, siamo abituati a una vita frenetica. E fin qui ci siamo.

Mi accorsi, però, che c’è una parte di mondo che sta cercando una via alternativa. E me ne accorsi solo quando in Italia uscì il romanzo (poi film) Caos calmo; e quando, poco dopo, al festival più importante della nostra nazione volò fra i primi posti una canzone che finalmente urlava: “Io / voglio una vita tranquilla / perché è da quando son nato / che son spericolato”, evidente risposta a un popolare pezzo di Vasco Rossi.

Quel libro, quel film, quella canzone, mi aprirono a un mondo di cui ho saputo come al solito in ritardo: lo slow movement, e quindi lo slow food, lo slow travel, eccetera. Tutto molto interessante. Insomma, per dirla alla Massimo Troisi in Ricomincio da tre: “Andate piano!”
Ma, come al solito, a volte si esagera.

Leggo stamattina su un blog del Fatto Quotidiano che in una chiesa tedesca stanno suonando un brano chiamato As slow as possible. Lo suonano dal 2001; smetteranno nel 2640. La sola pazienza non basterà per ascoltarlo tutto.

Qui il post con tutte le spiegazioni.

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