Non sono contrario ai remake.
Credo anzi che smuovano un fattore fondamentale per  chi ama perdersi nei sempre più selvaggi sentieri del cinema: la curiosità.

Un remake trasforma gli appassionati cinefili in speleologi della celluloide. Proprio in questi giorni – per curiosità – ho recuperato Il grinta, western del ’69 con John Wayne, solo per cercare una risposta alla domanda “cosa hanno in mente, stavolta, i Coen?” Ovviamente non sono riuscito a rispondermi. Non in maniera convincente, almeno.
E sempre per via dei Coen sperimentai anche il processo inverso. Dopo aver visto il loro The Ladykillers, mi armai di casco e piccone per andare a scarattare tra i vecchi film inglesi e recuperare l’originale La signora omicidi che, oltre a un grandissimo Alec Guinness, mostrava uno dei primi Peter Sellers. In quel caso, come in tanti altri, ho amato l’originale molto più della sua versione rifatta.
E, ammettiamolo!, quanti hanno visto l’italiano Quel maledetto treno blindato solo dopo aver visto i Bastardi senza gloria americani? (Lo so, lo so, quello di Tarantino non è un vero e proprio rifacimento, ma il processo mentale del cinefilo archeologo è lo stesso).

Certo, c’è chi ama a tal punto un film che si rifiuta di andarne a vedere il remake, per principio. “Come hanno potuto rifare Il pianeta delle scimmie? Ma dico… ci siamo ammattiti?”
D’altro canto c’è anche chi pensa che Tim Burton non sia poi uno sprovveduto, e viene preso dalla curiosità – appunto – di guardare la sua versione. Guardandola col viso sprezzante e col musone, sia chiaro. Ma comunque guardandola. Poi, almeno, si potrà criticarla meglio e paragonarla con sdegno all’inarrivabile capolavoro di Schaffner. O, più moderatamente, pensare che il film di Tim Burton abbia molti spunti interessanti rivelandosi un buon remake, per quanto l’originale sia migliore.

E ancora: quanti, tra il pubblico cine-televisivo del King Kong di Peter Jackson hanno davvero visto l’originale del ’33? Non chiedo quanti ne hanno sentito parlare, o quanti ne hanno visto qualche immagine. Mi domando proprio quanti lo abbiano visto, per intero.
Ho l’impressione che quando si faccia il remake di un film cult, esso assuma a priori un’aurea di “evento”, assicurandosi una bella scorta di spettatori solo per questo. Di contro c’è che, per molti, il King Kong ufficiale è quello che si trova ad avere a che fare con Adrian Brody; ma è un effetto collaterale sopportabile, dovuto all’ignoranza. Basteranno due click su wikipedia per leggere che

King Kong è un film del 2005 di Peter Jackson, remake fedele all’originale del 1933.

Ovviamente gli esempi fatti sono generalizzazioni, ma di certo si può dire il remake smuove tutto il mercato cinematografico, restituendogli un po’ di fiato, forse al pari solo del sequel. Per questo non riesco ad esserne contrario. Anche i registi migliori li hanno provati. Tra i primi film di Nolan, che ritengo uno dei migliori e più creativi registi del momento, c’è Insomnia: remake.
Poi, si sa, per ogni blockbuster di successo ci sono almeno dieci film indipendenti che vale la pena vedere. Quindi, a chi proprio non manda giù i remake, certo non mancano le alternative.

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