Torna la stagione autunnale, e ricomincia Che tempo che fa.
Torna il buon Fazio, che riconferma l’amore per De André (la sua Dolcenera diventa la sigla ufficiale di queste edizione), la stima per Saviano (da domani inizierà il tanto atteso programma co-condotto dall’autore di Gomorra e dallo stesso Fazio), l’amicizia che lo lega a Ligabue (primo ospite della prima puntata), e il sadismo contro il povero simpatico Silvio Orlando.

De André, Saviano, Ligabue… torna tutto, insomma.  Tutto già visto; niente di realmente nuovo.
Beh, sì, a parte lo studio. E la grafica.

ne vogliamo parlare?

Ma veramente?

Ho avuto l’impressione che gli autori di quest’edizione siano stati mossi da un’eccessiva ricerca di sobrietà. Tutto è serio. La prima puntata, manco a parlarne: l’anteprima vede il vicesindaco di Pollica che ricorda Angelo Vassallo, assieme alla moglie di lui. Poi inizia il programma: arriva Ligabue, che però parla di cose serie – presenta un documentario sull’Italia. Infine c’è il momento “eccellenze” con Veronesi (non il regista, l’altro). L’unica parte un po’ più serena è stata quella del sempre gradito Gramellini a fine puntata. La parte comica, insomma.
La stessa grafica (e qui volevo arrivare) è diventata serissima. Siamo proprio lontanti dal Gipi della nuova sigla de Le invasioni barbariche. Il font di “Che tempo che fa”, e la video-scenografia con le foglie che cambiano colore nel corso delle interviste, fanno a botte con i soliti effetti video al limite del pacchiano. Ma una via di mezzo tra serioso e chiassoso no?

Ma tornando al confronto con Le invasioni della Bignardi: loro avevano Morgan, qui c’è… Ligabue!
No, non voglio fare confronti o parlare male del Liga (niente paura!), a cui per un periodo sono stato pure affezionato, ma ragazzi! Fazio e Ligabue sono la sagra del buonismo!
E non lo dico io, eh? Durante la puntata il rocker di Correggio con fiera autoironia si è dichiarato “specialista di buonismo”. Fazio, ovviamente, ha risposto “anch’io”; ha insomma voluto rivendicare subito il difetto che tutti gli ammollano. “Io son così, e non rompete le balle!”, sembrerebbe dire. Tanto che ha tirato in mezzo anche Gad Lerner, quando disse che il contrario di buonismo non è cattivismo, ma – paragonando il buonista a chi nel ventennio veniva chiamato “pietista” – il contrario di buonismo è fascismo.

La puntata di domenica è stata invece l’opposto: l’intervista a Silvio Orlando, sempre esilarante, ha tenuto arzillo il conduttore che si è tenuto sulla linea seriamanontroppo anche con Tony Blair. La Littizzetto, tra alti e bassi, ha coronato il buon umore della puntata.
Ma Fazio è ritornato, ed ha portato con sé anche l’altro suo difetto – fratellino un po’ gigione del buonismo: il mollichismo. Al conduttore del più importante talk show di nostra patria tutto piace. Ancora una volta non sono io a dirlo, ma lui stesso: “noi consigliamo tutto. Ma stavolta ci teniamo davvero a presentare il documentario di Ligabue”. Sì perché a Fazio non manca la consapevolezza. In fondo lo sa di essere un po’ Mollica, e quindi fa autocritica – “noi consigliamo tutto!” – aggiungendo, però, quello che alla fin fine dice sempre: “ci teniamo a consigliarvi questo film/libro/cd/spettacolo teatrale.”
Piccola parentesi: non ho visto il film di Piergiorgio Gay, e non metto in dubbio il consiglio di Fazio. Ma che il regista, per fare pubblicità al suo documentario, abbia utilizzato l’immagine di Ligabue e che quest’ultimo, seppure agendo in buona fede, risulti poco adatto a fare da sottofondo al racconto dell’Italia… credo sia un’impressione legittima.
Chiudo parentesi e vado a capo.

Tutto il post potrebbe sembrare un articolo contro Fazio. Al contrario: lo stimo parecchio, e non dico che la mancanza di novità nel programma ne comporti un abbassamento della qualità. Anzi, a dire il vero un’altra divertente novità c’è: prendendo spunto dall’ultra-condiviso commento di Michele Serra, anche Che tempo che fa, sul finale dell’anteprima, propone l’ironico gioco della notizia falsa.
Per il resto il programma è sempre interessante; la Littizzetto sempre divertente e Fazio sempre convincente. Mi ha persino convinto ad andare a vedere La passione di Mazzacurati! Solo dopo mi sono ricordato che io, quel film, l’ho visto già. E non mi è piaciuto poi così tanto.

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