L'ispettore Clouseau

Volevo fare una tesi di laurea su Peter Sellers.

L’ilarità che al cinema – o in tv – mi dà una battuta orgogliosamente demenziale, spesso figlia del nonsense, e la fascinazione che provo per un certo tipo di film inglesi (i classici della Ealing Studios, per dire), non potevano che farmi adorare un tipo come lui.
Quindi volevo fare una tesi su Peter Sellers.

Ero ammirato dalle sue abilità trasformistiche, per le quali lo si vedeva interpretare più ruoli in uno stesso film: e non parlo solo dei film di Kubrick; mi riferisco anche a quel gioiellino che è Il ruggito del topo dove, come in Stranamore, Sellers interpreta tre ruoli – e come in Stranamore, ha una trama incentrata tutta intorno a una bomba.
Ma Peter Sellers è soprattutto un dissacratore, e mi ha sempre divertito pensare che lui stesso prendesse in giro questa sua capacità vestendo i panni del personaggio che lo ha reso famoso al pubblico internazionale: Jacques Clouseau, durante le sue indagini, si divertiva a camuffarsi nei modi più disparati per non farsi riconoscere durante i pedinamenti (aveva pure un negozio di fiducia dove comprava l’occorrente), ma i travestimenti non erano roba per lui, e riuscivano poco e male.
Da quelle scarse informazioni che avevo sulla biografia di Sellers – e sui rudimenti di psicologia – ho sempre avuto l’impressione che questa sua abilità di essere altre persone nascondeva un forte bisogno di un’identità precisa, che a Sellers è sempre mancata. E la visione di Oltre il giardino, il film tanto voluto da Sellers, ha fatto gioco a questa mia banale teoria.

E niente.
Volevo fare una tesi su Peter Sellers, ma al mio professore interessa quasi solamente il cinema italiano. In più sembra più interessarsi alla Storia nel cinema, che alla Storia del cinema. Quindi la tesi l’ho fatta su un altro argomento.
Oh, mi è andata bene eh? Ho preso il massimo dei voti che potevo prendere, ed è stato un tema ugualmente interessante. Ma io volevo fare una tesi su Peter Sellers, e facendola su un altro argomento non ho avuto il tempo per approfondimenti su di lui. Riuscii giusto a vedere il biopic Tu chiamami Peter, che già dal titolo sembra voler rispondere al quesito sull’identità dell’attore britannico.
Finché quest’anno, su una bancarella sotto l’atrio che faceva da ingresso al Bobbio Film Festival, ho trovato un libricino chiamato Peter Sellers – un camaleonte rosa (Alessandro Beretta, nella collana I Cattivi di Bevivino Editore).  E io, che volevo fare una tesi su Peter Sellers, l’ho comprato.

È un libretto agile. Vivace e schizofrenico, come il suo protagonista. Se da una parte è sempre figo quando qualcuno la pensa come te su qualcosa, dall’altra capisci che forse la tua teoria non era poi così originale. Come se oggi mi convincessi che la terra gira intorno al sole e non viceversa, poi leggessi un saggio qualsiasi su Galileo e pensassi “lo vedi? avevo ragione, sono un fottuto genio!”
Ma tant’è…  volevo fare una tesi di laurea su Peter Sellers e forse è stato un bene se non l’ho fatta. Ma la curiosità da psicologo fallito rimane, e il libro – già scorrevole – l’ho letto con ingordigia, compiacendomi soprattutto per quattro punti:

1. Peter Sellers si chiama in realtà Richard Henry Sellers (pensa te… volevo fare una tesi su Richard Henry Sellers e manco lo sapevo). I suoi strambi genitori ebbero un figlio prima di lui, Peter, che però morì a pochi giorni dalla nascita. “Fin dall’inizio, il perché non lo so, mi chiamarono Peter”.

2. Sellers è nato nell’ambiente dello spettacolo. Sua madre portava in giro per la città un numero in cui indossava un vestito bianco attillato, sul quale venivano proiettate lastre di diversi costumi. “Il risultato era che mia madre appariva come tutti i tipi di donna della storia e della mitologia (…) senza cambiare mai veramente”.

3. Cominciò prestissimo con le imitazioni. Copiava i gesti e il tono di voce dei divi del cinema per fare colpo sulle ragazze.

4. Un giorno, alle tre del mattino, si presenta da Spike Milligan indossando solo una bombetta. Quando Milligan gli apre la porta, gli chiede: “conosci un buon sarto in zona?”

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