What the fuck…

Pubblicato: 6 settembre 2011 in blogosfera, Pubblicità
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È facile e risaputo:

Siamo quotidianamente invasi da un’orgia di pubblicità, quindi
ci siamo assuefatti a questa invasione, quindi
non tutta la pubblicità riesce ad attirare la nostra attenzione, quindi
i pubblicitari si ingegnano a trovare modi sempre diversi per farci guardare i prodotti che pubblicizzano, quindi
non di rado usano la tattica della provocazione per colpirci a sorpresa, quindi
se la pubblicità è abbastanza provocatoria, magari anche offensiva, ne parleremo in giro indignati (o ammirati a seconda dei casi), quindi
creeremo piccoli o grandi dibattiti su quello che abbiamo visto, MA
si rischia di parlare più della campagna pubblicitaria che del prodotto pubblicizzato, facendo più pubblicità all’agenzia pubblicitaria che al prodotto per cui si è pensata quella provocazione.
Complicato?

Come corollario, c’è da dire che spesso la forsennata ricerca di provocazione può arrivare a risultati che mettono il naso oltre la soglia standard di quello che è definito “il buon gusto comune”. Ma veniamo alla pratica.

Puromarketing ha raccolto trenta pubblicità che ciondolano proprio su quel limite, talvolta superandolo con ponderata nonchalance. Tra i bambini malnutriti, Bin Laden, e il chirurgo di Michael Jackson ce ne sono di esempi per capire meglio – semmai ce ne fosse bisogno – il concetto della provocazione nella pubblicità. Ma a queste trenta, tra cui alcune anche italiane, io ne aggiungerei una che ormai conoscono anche quelli che se ne fregano dell’adv. Pubblicizza un’agenzia funebre, ed è così crudelmente buffa che non ho ancora capito se sia vera o una bufala.

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