Breve autobiografia tragica, vol. 1

Pubblicato: 24 giugno 2012 in Racconti, Robe mie
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Prologo
Sono l’ultimo di tre fratelli. Dopo aver partorito il primogenito, mia madre ebbe un malore così forte che un esimio dottore le rivelò di doverle asportare l’utero.
Ora: se tu, o lettore, sei una donna, potrai immaginare quali possano essere state le reazioni di sgomento e disperazione. Se sei un uomo, potrai fartelo spiegare per avere una minima percezione della cosa. Come ho fatto io.

Sta di fatto che mio padre si rivolse a uno specialista che, ringraziandaddìo, gli spiegò che era una semplice infiammazione, che si poteva curare con alcuni medicinali, e che l’altro dottore era un cretino. Mio padre gioì per le prime due informazioni ma ebbe un moto di orgoglio anche per la terza.
Dopo pochi mesi infatti, mia madre era incinta del secondogenito.
In questa parte della storia io non esisto ancora, ma a questo punto, o lettore, potrai immaginare – sia che tu sia un uomo o una donna – che per me il rischio di non esistere nemmeno adesso è stato bello grosso.

Capitolo 1 – la nascita
Di tanto in tanto, come se niente fosse, i miei genitori mi hanno parlato di una certa gemella che io avrei dovuto avere e che è morta durante il parto. È morta così prematuramente che non se ne conosceva nemmeno il sesso. Ma siamo tre figli maschi; posso benissimo capire mia madre quando, nel raccontarmi la storia, ne parla come se fosse stata sicuramente una donna.

Io non ne so molto di medicina, quindi provo a raccontare al vicenda nel modo più scientifico che conosco: io e la mia sorella gemella eravamo collegati alla mamma tramite una specie di tubicino che ci passava le sostanze di cui ci nutrivamo. Ma io mangiavo sia quello che arrivava per me, sia quello che arrivava per la gemellina. Di conseguenza lei è morta.
Se tu, mio defunto gemello, sei una donna, immagina che trauma è stato per me scoprire di essere stato il tuo carnefice. Se invece sei un uomo, immagina che figata poter dire in giro di essere nato già con la fedina penale sporca. Sono nato assassino.
Nemmeno mia madre ne sa molto di medicina, per cui quando mi spiegava la faccenda della gemella la chiudeva subito riassumendo con “è morta perché tu te la sei mangiata”. Mia madre ha sempre saputo trovare le parole giuste.
Sono nato cannibale. Ma questo non era poi così figo da andarlo a dire in giro.

Maschio o femmina che tu sia, o lettore, capirai che un bimbo nato in una famiglia cattolica come la mia, che si sente spiegare di aver mangiato la propria sorella gemella quando non si era ancora formato, non poteva non immaginare che il Signore Iddìo lo avrebbe punito per questo mortale peccato di gola.
Ti sei voluto mangiare tua sorella prima di nascere? E mo’ non potrai mangiare più niente.
E questa, lettore o lettrice, è stata sempre la risposta scientifica che mi davo quando da piccolo mi domandavo Ma perché sono celiaco?

Epilogo provvisorio
Ho aperto un blog. Di nuovo.
Una sorta di spin off di questo, che parla solo di celiachia.
Non so. Magari dategli un clik.

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