Archivio per la categoria ‘Cortometraggi’

Ho visto cose.
Ho visto persone vessate e schernite da chi si conforma alle regole;
Ho visto gente umiliata, derisa; Gente sofferente;
Ho visto malati di leucemia, di tumore;
Ho visto immigrati, ex galeotti, emarginati, pattume sociale;
Ho visto gente stuprata, violentata, malmenata;
E ho visto bambini tanti bambini;
Poi dice Perché non vai a vedere i festival di cortometraggi.

Arrivato a casa, la sera, per distrarmi mi è venuta voglia di cinema.

Sulla mia insofferenza verso l’argomento, vedi qui.

Quando parlando del cortometraggio Disabili ho scritto della mia insofferenza verso la tematica “sociale a tutti i costi”, mi riferivo (nei casi estremi) a cosette come questa:

E vi prego – vi prego! – non venitemi a parlare di buone intenzioni.

Visto su Davebog.

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I pochi che hanno letto questo vecchio post hanno potuto intuire cosa penso dei cortometraggi a carattere sociale.
I festival dedicati al cortometraggio sono cresciuti a dismisura. Com’è ovvio, non sempre le giurie sono davvero competenti, e spesso i giurati sentono di dover premiare un corto non per le sue qualità, ma per il suo impegno civile. Non si premia il cortometraggio, con tutto il lavoro e le diverse fatiche che gli appartengono, ma si dà un riconoscimento alla bontà d’animo dell’autore. Personalmente, se ho davanti un buon cortometraggio a sfondo sociale, e un ottimo cortometraggio poliziesco, io tendo verso il secondo. E, tanto per intenderci, io non sono per niente fan dei polizieschi.
Ma io sono solo un appassionato di cinema, e molti giurati dei festival non sono d’accordo con questa mia idea. Il loro legittimare i corti a sfondo sociale ha creato il fenomeno inverso: parecchi registi, pur di vincere un festival, sperimentano molto meno, gettandosi direttamente alla ricerca di una storia che strappi qualche lacrima mostrando zoppi, moribondi, orfani, e così via.
Certo esagero un po’. E non si pensi che non sopporti ogni film che abbia carattere sociale. Quello che non sopporto è il meccanismo appena descritto che si è creato nel circuito dei festival. Per carità, non tutti i festival rientrano in questa mentalità. E non tutti i corti sociali rasentano l’ipocrisia.

Con malcelato orgoglio informo che Domenica m’innamoro verrà proiettato il 7 giugno nella rassegna Schermo Napoli del Napoli Film Festival! Nientedimeno!

E ne approfitto per avvisare che invece il 3 giugno al Cineclub Vittoria di Casagiove (nei pressi della Reggia di Caserta) faremo una piccola serata dove presenteremo il progetto che ha spinto sei tizi ad andare in Africa (ne ho parlato qui)

Per chi volesse ci si becca ad uno dei due appuntamenti.

Giusto per avvisare che martedì 13 aprile alle 18.45 verrà trasmesso Domenica m’innamoro sul canale di Oliviero Toscani (canale 703 di Sky).
E sono molto contento.

Ma non ho sky… fatemi sapere se lo trasmettono davvero.

Edit: il corto verrà passato il 14 e non il 13.

Ecco…
Per presentare su questo blog il mio cortometraggio volevo utilizzare un titolo che usasse un calembour per giocare con la parola “corto”. Qualcosa tipo “Obiettivo corto”, “Corto potere”, “Statevi acCorto”… purtroppo sono tutti giochi di parole usati nei nomi di festival per cortometraggi. Non mi veniva nessuna idea originale, quando pensai: “Eureka, ho trovato! A corto di idee…

Ora: indovinate come si chiama il festival il cui responsabile mi ha contattato su youtube dopo aver visto il cortometraggio?

Ma tagliamo corto… (questo esisterà?) Chi avrà otto minuti di pazienza e di tempo da perdere, vedrà qui sotto un cortometraggio nato per gioco, che girai quando ero appena vent’enne, e quindi addirittura un anno fa (ah… beata fuggevole giovinezza). Non dico di cosa parla perché è talmente breve che rischierei di svelare tutto, e poi perché sono poco bravo nei riassunti. Un tizio che dovette descriverlo disse “Fra tutti i posti in cui corteggiare una ragazza, una chiesa è quello meno indicato…” Da allora mi sono appropriato di questa sintesi che ritengo perfetta. Posso aggiungere che è una commedia sentimentale muta. Surreale… grottesca… Il resto aggiungetelo voi. Se vi va.

Livello base: Prendete un personaggio buono e simpatico ma alla fine fatelo morire.

Livello medio: Prendete un bambino buono e simpatico ma alla fine fatelo morire per colpa della società o dei problemi quotidiani. Il tocco “sociale ad ogni costo” è sempre fondamentale.

Livello avanzato: Prendete una bambina.
Ma non una bambina normale… fatela zoppa. O meglio cieca. Leucemica! Ecco… prendete una bambina leucemica.
Fatela girare per il paesino coi genitori. Ovviamente tutti devono conoscerla, e tutti devono volerle bene. Cacchio se no vi dicevo di prendere una bambina normale.

Persino chi fa jogging deve fermarsi a salutarla. E i vigili devono smettere di controllare il traffico per lei. Magari metteteci pure una coppia di sposi che, usciti dalla chiesa, la salutano.
Tutto questo è molto bello e molto commovente. Ora però bisogna trovare un finale… mmmm…
Ecco ecco.. magari alla fine lei ritornerà a scuola dopo le assenze giustificate dall’atroce malattia, e troverà in classe tutto il paese con striscioni e tanto giubilo a salutarla. Bello no?
Magari metteteci pure gli sposi, che per farsi riconoscere dal pubblico sono ancora vestiti da sposi. E giù tutti a piangere, e a dire “così ci si comporta”.
Bene. Con questa storia, state sicuri, parteciperete alla maggior parte dei concorsi per cortometraggi italiani (e ne sono tanti, eh?)
Soprattutto se ci mettete, ovviamente, un po’ di soldi per una bella fotografia e qualche attore famoso.

Non avete soldi? La storia di sopra vi sembra retorica e banale?
Prima di tutto, permettetemi, ma non capite nulla del circuito festivaliero italiano.
Dopodiché provate a dare un’occhiata a Un pazzo indietro (quarto livello: gli alternativi del piffero).

*inesperti dei festival italiani