Archivio per la categoria ‘Giornalismo’

Tg1 vs TgLa7

Pubblicato: 3 novembre 2010 in Giornalismo, TV
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Augusto Minzolini a braccia conserte

Una delle piccole differenze tra il tg di Mentana e quello di Minzolini:

Ieri, nel dare la notizia dell’ultima triste uscita di Berlusconi, il direttore del TgLa7 ha sottolineato la bufera nata attorno alla battuta offensiva sui gay. Al Tg1 si è annunciato il servizio sull’argomento dicendo velocemente – testuali parole – “… ma non manca l’ironia”.

Visti da fuori

Pubblicato: 30 ottobre 2010 in Giornalismo, TV, video
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L’Italia di Berlusconi raccontata da alcuni media stranieri.

La parte centrale è satirica, ma non fa ridere.
Fosse stato il contrario, forse avrei meno vergogna.

Stasera al Tg1 si parlava del grande accanimento mediatico attorno al caso di Sarah Scazzi.
A tal proposito si annunciava la decisione di non inviare più i giornalisti fuori casa Messeri, per distendere un po’ l’alone di morbosità creatasi attorno al caso.

Subito dopo la giornalista, con energico sprint, ha rassicurato gli spettatori – continueremo a parlare di questo caso tutt’altro che chiuso – per poi invitarli a rispondere al sondaggio sul sito del telegiornale.
Qual è la domanda del sondaggio?
«Il dramma di Sarah, perché è così seguito?»

Appena si seppe della notizia dell’ormai celebre video che smaschera i plagi di Luttazzi avevo pensato di scriverci qualcosa. Poi ognuno ha detto la sua, il video ha fatto il giro del web, e mi sembrava superfluo aggiungere altro. Fra l’altro dopo i due post sul suo rapporto coi Griffin (qui e qui) poteva sembrare che io ce l’avessi col comico quando, almeno fino a poco fa, lo stimavo profondamente. Ma una riflessione (di cui pure qualcuno avrà probabilmente già scritto) bisogna farla: al popolo del web non si sfugge. Una dei pregi di internet, e della sua interattività, e proprio questo: se dici  una sciocchezza sta sicuro che prima o poi la cybergiustizia ti becca. Anche se la sciocchezza la dici su un altro mezzo, giornale o televisione che sia. Il caso di Luttazzi, smascherato dagli stessi ammiratori, è esemplare.

Ma esemplare è anche il mettere alla gogna l’orwelliana manipolazione che il tg1 (e non solo lui) ha fatto per la notizia dei sette anni di carcere a Dell’Utri. Chi è abituato alla ricezione passiva della tv, si è subito il servizio e stop. Su internet no. Su internet queste cose subdole si notano e si fanno notare. Anzi, a volte il gioco tende a degenerare: lo sbugiardare crea una sorta di goduria intellettuale, tanto che a volte si esagera diffondendo notizie nemmeno accertate per il solo fatto che sembrano rivelare cose taciute dai tg ufficiali (due casi per tutti: l’emendamento D’Alia, e il recente emendamento 1707, che ancora circolano indisturbati nel web).

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Internet, si sa, è stata la rivoluzione di fine secolo.

Una delle professioni che ne sono state scosse è quella del giornalismo: il Sexgate segnò il primo goal del giornalismo online in una partita che non si sapeva nemmeno si stesse giocando. Accadde più o meno così: il Newsweek aveva uno scoop sensazionale sui favori sessuali ricevuti dal presidente americano Bill Clinton da parte di una stagista alla Casa Bianca. Era una storia tremendamente seria, quindi la redazione pensò di cercare ulteriori conferme prima di pubblicarla.
Ma anche nell’universo giornalistico vale l’adagio “il paese è piccolo, la gente mormora”, e così le indiscrezioni sull’articolo arrivarono alle orecchie appuntite di Matt Drudge, reporter indipendente che pubblicò sul suo sito sia la notizia, sia il fatto che il Newsweek avesse deciso all’ultimo momento di non pubblicarla. A quel punto il megazine statunitense si trovò alle strette, e decise di pubblicare per intero l’inchiesta, con tutti i dettagli che Drudge manco immaginava. Ovviamente, la pubblicò online.

Da allora c’è stata una corsa dei vari gruppi editoriali all’allestimento di un proprio spazio recintato su internet, in modo che ogni scoop possa essere pubblicato prima su internet (per non farselo soffiare dai vari Drudge), e poi commentato sui giornali del giorno dopo. Sui giornali, d’altro canto, si rimanda agli approfondimenti online (video, grafici, immagini, registrazioni audio) in un gioco di rinvii fra l’universo cartaceo e quello web.

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