Archivio per la categoria ‘musica’

Nel sistema occidentale in cui viviamo, siamo abituati a una vita frenetica. E fin qui ci siamo.

Mi accorsi, però, che c’è una parte di mondo che sta cercando una via alternativa. E me ne accorsi solo quando in Italia uscì il romanzo (poi film) Caos calmo; e quando, poco dopo, al festival più importante della nostra nazione volò fra i primi posti una canzone che finalmente urlava: “Io / voglio una vita tranquilla / perché è da quando son nato / che son spericolato”, evidente risposta a un popolare pezzo di Vasco Rossi.

Quel libro, quel film, quella canzone, mi aprirono a un mondo di cui ho saputo come al solito in ritardo: lo slow movement, e quindi lo slow food, lo slow travel, eccetera. Tutto molto interessante. Insomma, per dirla alla Massimo Troisi in Ricomincio da tre: “Andate piano!”
Ma, come al solito, a volte si esagera.

Leggo stamattina su un blog del Fatto Quotidiano che in una chiesa tedesca stanno suonando un brano chiamato As slow as possible. Lo suonano dal 2001; smetteranno nel 2640. La sola pazienza non basterà per ascoltarlo tutto.

Qui il post con tutte le spiegazioni.

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Nonostante tutto, provo sempre un leggero senso di orgogliosa soddisfazione quando scopro l’italianità di alcune popolari invenzioni.

Ultimamente, per via di un jingle pubblicitario che mi si era incagliato nel cervello, ho scovato la storia di Mah-nà mah-nà, originalmente chiamata Viva la sauna svedese. Ideata da Piero Umiliani (ma portata al successo dai Muppets) faceva parte della colonna sonora di uno “pseudo-documentario soft porno” del ’68 sulle abitudini sessuali svedesi.

Qui maggiori dettagli, e sotto la gag del Muppets Show.

Orbene.
Anche questo mese lo staff di DigiBlues, formato da un’efficientissima giuria composta da me, ha decretato il vincitore del Destroyed Song Award. Stavolta parliamo di una distruzione fresca fresca: ci riferiamo a Just a gigolo, la canzone portata al successo da Louis Prima, recentemente ammazzata da Lucio Dalla e Francesco De Gregori.

E devo dire ai membri della nostra giuria dispiace, perché i due cantautori piacciono, e questa loro riunione a una trentina d’anni da Banana Republic fa veramente gola. E capisco pure che hanno avuto il merito di riportare in Italia una canzone che, originalmente, non era affatto di Louis Prima, ma di Nello Casucci ed Enrico Frati. Ma siamo sinceri: la loro traduzione (o di chiunque l’abbia fatta), cercando di essere ostinatamente poetica, è metricamente pochissimo armonica. Alla canzone viene tolto il fascino ritmato della versione americana.

E dunque, nel mese di giugno dell’anno 2010, la giuria di qualità di DigiBlues conferisce il secondo Destroyed Song Award a Sono un gigolò, di Dalla e De Gregori. Buon ascolto.

Di tanto in tanto mi capita di ascoltare canzoni strane.
Hanno buone intenzioni, spesso la musica trascina, ti rallegra una mattinata; l’unico piccolo difetto è che i testi sono pieni zeppi di banalità.
Ma non è questo che mi sconcerta, quanto il fatto che la maggior parte delle volte che sento una canzone di questo tipo, scopro che l’ha scritta Jovanotti.
Alla fine non ho potuto fare a meno di immaginarmi come avvengano queste “collaborazioni” del buon Lorenzo con le altre popstar italiane.

Casa Cherubini, 2003

“…l’amore è
la luce che uno ha dentro di sé…”

No, no, no, ma che moloch sto scrivendo? Che mi vuol dire questa canzone?
Niente, oggi non riesco ad essere ispirato. Un nervoso!
Stasera al concerto sbaglierò l’intonazione di Serenata Rap e darò la colpa a Saturnino.
E voglio vedere se ha pure da ridire, quel figlio di una convenzione!

Squill! Squill!

Pronto!
Chi parla?
Rosalino? E che nome pirla è?
Ah, Ron, sei tu? E dici Ron, fratello! Mica posso ricordarmi tutti i vostri nomi?
Pensa che io pure da mia figlia mi faccio chiamare Jovanotti, se no mi confondo.
Comunque come ti butta? Alla fine l’hai perdonata la tua tipa?
Come perché? Avevo sentito dire che era caduta in un brutto giro…
Me l’ha detto Saturnino!

Mah, chiedi a lui… va in giro a raccontarlo a tutti!

Allora? Perché mi hai chiamato?
Certo che conosco Syria. Che le è successo?
Una crisi creativa? Guarda, non so nemmeno cosa vuol dire. A me i testi delle canzoni escono così!
Ah, ha bisogno di una canzone per Sanremo.
Senti, chiamala e dille che è una ragazza fortunata, perché non c’è niente che ha bisogno.
Già l’anno scorso l’ho aiutata con un testo, e proprio oggi stavo pensando a una canzone fatta apposta per lei… la dovresti leggere! Un testo geniale!
Domani passa per casa. Se non ci sono ti fai aprire da Aracne, la governante.
Vedi che il testo l’ho poggiato provvisoriamente nel bidone dell’indifferenziata.
Esatto, dove due anni fa ti feci trovare quello che scrissi per te.
Portalo a Syria e fammi sapere!
E di che mi ringrazi? Figurati…
Poi mi sento con lei per qualche altro tipo di collaborazione. Mi capisci, no?
Ciao fratello! Positivo, mi raccomando!

Click

Mah… chissà che non ci caschino!

Villa Cherubini, 2010

“Ho visto un posto che mi piace:
si chiama Mondo!”

No, no, no… ma che è ‘sta canzone? che mi prende? Sembra uno dei pensierini che scrivevo da piccolo. Sembra uno dei pensierini di Saturnino oggi!
Così non va proprio…

Squill! Squill! Squill!

Pronto, chi parla?
Cesare? Ma che è, uno scherzo?
Ah… Lunapop, sei tu? Che succede?
Una crisi creativa? E che sarebbe?

eccetera, eccetera…

Leggi anche:
Fantasia su un’eventuale chiacchierata con Giacobbo

Forse non è il motivo, ma di certo l’obiettivo:

Se vi piace, fate girare! 🙂
Ci abbiamo messo l’anima.

Leggi anche: A corto di idee – il mio primo cortometraggio

Oggi è primo maggio. Il giorno della musica! (no?)

E proprio per commemorare questa gaia ricorrenza rock, ho deciso di aprire una nuova (effimera) sezione di questo scarno blog: il Destroyed Song Award. Ossia le cover italiane che hanno distrutto (musicalmente, o rendendo il testo eccezionalmente patetico) una canzone di successo. Il premio ha cadenza rigorosamente non programmata.

La prima straordinaria distruzione di una famosa canzone, è la celebre The Sound of Silence, di Simon & Garfunkel, che in italiano diventa La tua immagine, di Dino.
Inboccallùpo, Dino!

Youtube esiste da soli cinque anni. E già da un’eternità.
Con la semplice ma geniale idea che caratterizza il web 2.0, quella di mettere qualcosa a disposizione di tutti (in questo caso, video da vedere e far vedere), ha rinnovato e rivoluzionato vari aspetti della vita quotidiana, caratterizzando quella da qualcuno chiamata la “YouTube generation”.

Il sito ha anche creato nuovi hobby e professioni (legali o meno): una sequenza che ha fatto scalpore in televisione, o su qualche videogiornale, lo si ritrova subito su youtube. Diventa facilissimo rivedere i primi film della storia del cinema, o parti famose di serie tv, se non addirittura interi film spezzettati… C’è chi lo usa come nuovo e libero canale per la pubblicità, e chi lo usa per prostituirsi. Chi per insegnare a fare qualcosa (i VideoTutorials), e chi semplicemente lo usa per far passare un pezzo audio, fregandosene francamente della natura video del canale. Ma c’è un passatempo in particolare che mi colpisce, e che trovo ridicolo. Con youtube sono nate delle nuove specie di montatori.

Da qualche tempo c’è una cerchia di persone che si diverte a creare dei videoclip a canzoni famose. Ma sarebbe più corretto dire che creano delle gallerie fotografiche, seguendo fedelmente i testi.
Mi spiego meglio: se la canzone dice “Il cielo si fa nero quando te ne vai”, il video mostra la foto di un bel cielo, poi quella – per esempio – dell’inchiostro nero, e poi quella di una donna che esce di casa. Esegetico!

Ovviamente il rischio (quasi sempre concreto) di questa fedeltà ai testi delle canzoni, è proprio quello di sconvolgerne il senso. Se per esempio il cantante parla di luna di miele, il video farà vedere prima la foto di una luna, poi quella di un barattolo di miele. E tutto ciò mi fa ricordare Vincenzo Salemme in una delle sue commedie più famose, coi suoi tentativi tarocchi di spiegare a gesti un concetto al notaio Casagrande.
Non oso immaginare come mimerebbe la parola “montatori”.