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In caso di incidente nucleare con rilascio di radiazione, per poter sopravvivere bisogna seguire delle dettagliate regole stabilite da un codice di radioprotezione: cercarsi un rifugio in cui chiudersi; sigillare gli ingressi; fare una dieta ferrea priva di latte e formaggi freschi, insalate, carni e pesci; chiudere ogni impianto di ventilazione o riscaldamento.

Sette ragazzi hanno deciso di testare per un mese questo incubo: immaginandosi di essere sopravvissuti a un incidente nucleare, si sono rinchiusi in un unico posto seguendo tutti i regolamenti del codice, raccontando giorno dopo giorno le privazioni e i disagi che provano personalmente.

I pazzi siete voi. No, non è solo la risposta a quello che probabilmente state pensando; è anche il nome dell’iniziativa di questi ragazzi, che ha un proprio sito aggiornato quotidianamente con diari, video, lo streaming continuo delle loro giornate, e le varie informazioni sul progetto.

L’idea è interessante anche per la sua componente chiaramente provocatoria: i ragazzi si sono rinchiusi il 12 maggio e usciranno precisamente dopo un mese, quando avranno un motivo in più per andare a votare al referendum per il nucleare. Se a quel punto ci sarà, fra chi li ha seguiti online, qualcuno che avrà ancora voglia di votare NO (dicendo quindi sì al nucleare)… beh allora i pazzi non sono solo loro.
Sono anche pazzi nostri.

Visto su CaffèNews

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La storia è semplice e la si conosce.
Berlusconi fonda una televisione innovativa e commerciale in modo illegale, acquistando una serie di televisioni locali in tutta la nazione e facendo partire gli stessi programmi negli stessi orari in tutta Italia, realizzando una finta televisione nazionale.
Con l’aiuto dell’amico Craxi c’è l’avvenuta legalizzazione delle tre reti di Berlusconi: è la legge Mammì, che la consulta dichiarerà anticostituzionale. Ma inizia tangentopoli e Berlusconi perde l’appoggio della politica. Scende in campo.
Più tardi arriverà la legge Maccanico (anch’essa ritenuta incostituzionale), e infine la Gasparri, che fra l’altro concederà al Premier di non inviare Rete4 sul satellite.

Ma detta così, effettivamente, risulta troppo sintetica.
Ci ha pensato La Repubblica, che ha voluto in questo modo festeggiare i trent’anni di Canale 5.

Vivo in un Paese dove i giornali dicono apertamente che tra il PdL e i dissidenti di Fl c’è di mezzo una legge per l’immunità al Presidente del Consiglio.
E dove, in un programma televisivo di approfondimento politico, Daniela Santanchè, schierata con lo stesso Premier di cui sopra, quello che non vuole presentarsi davanti ai giudici per dare le tante spiegazioni richieste; insomma la Santanchè rimprovera Fini per non aver fatto una bella conferenza stampa per chiarire la sua posizione riguardo alle accuse per la famosa casa di Montecarlo.

No, cosí, giusto per ricordarlo.
A volte, se non mi appunto certe cose, tendo a rimuoverle catalogandole come mie assurde fantasie.

«Adesso fate una cosa: voltatevi pure dall’altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose, si sa che niente può cambiare. (…) E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma no perché ci fa paura: perché ci dà sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia!» (da I Cento Passi)

Così… mi è passato per la testa.

Ieri mattina ho incontrato un amico che non vedevo da parecchio tempo. Mi ha chiesto come sto, mi ha fatto complimenti per alcune cose, mi ha invitato a votare una sua zia, candidata del pdl. Doveva essere eletta per il bene della nostra comunità. Ne fui colpito: questo amico ha lasciato da un po’ il paese, eppure ci tiene ancora così tanto al bene della sua vecchia comunità.

Decisi di portarlo da mio cugino, il cui padre è candidato per il pd. Dovevo votarlo, secondo mio cugino. Per il bene della comunità. Pensavo che era cosa interessante sentire contemporaneamente cosa avevano da dire entrambi gli schieramenti.
Si finì a parlare di calcio. E io sto al calcio come striscia la notizia sta alla satira.
Come è facile intuire non capii un beneamato. Riuscii giusto a carpire due o tre idee di tutto il loro acceso dibattito. Cambiavano così spesso argomento che non distinguevo i litigi politici da quelli sportivi.  Alla fine mi sa che voterò un certo Mourigno.

P.S.: A quando una domenica normale?

Vedi anche: Prove di una futura carriera politica

Le buone tradizioni campane

Pubblicato: 1 marzo 2010 in politica, Robe mie

Ieri mattina entro in un bar e un ragazzo più giovane di me mi paga il caffè. Poi mi fa segno di guardare fuori.
C’è un tizio che mi fa l’occhiolino. Lo raggiungo, curioso. Ma anche timoroso.

Mi chiede se sono del posto, e io gli dico sì. Non è vero, ma mi viene da rispondere di sì.
Ma non credo sia importante, visto che subito si cambia argomento.

Mi presenta degli amici, mi porta con sé e insieme ad altri a pranzare in una buona trattoria. Paga lui.
E io sono sempre più curioso.
Ma anche più timoroso.

Alla fine mi riaccompagna in piazza e parliamo di varie cose, delle mie passioni, dei miei sogni, di come la penso in generale.
Una strana domenica. Bella, però. E quel tizio era un campione di umorismo.
Quasi mi spiace di non poterlo votare, non essendo del posto.