Archivio per la categoria ‘Robe mie’

Prologo
Sono l’ultimo di tre fratelli. Dopo aver partorito il primogenito, mia madre ebbe un malore così forte che un esimio dottore le rivelò di doverle asportare l’utero.
Ora: se tu, o lettore, sei una donna, potrai immaginare quali possano essere state le reazioni di sgomento e disperazione. Se sei un uomo, potrai fartelo spiegare per avere una minima percezione della cosa. Come ho fatto io.

Sta di fatto che mio padre si rivolse a uno specialista che, ringraziandaddìo, gli spiegò che era una semplice infiammazione, che si poteva curare con alcuni medicinali, e che l’altro dottore era un cretino. Mio padre gioì per le prime due informazioni ma ebbe un moto di orgoglio anche per la terza.
Dopo pochi mesi infatti, mia madre era incinta del secondogenito.
In questa parte della storia io non esisto ancora, ma a questo punto, o lettore, potrai immaginare – sia che tu sia un uomo o una donna – che per me il rischio di non esistere nemmeno adesso è stato bello grosso.

Capitolo 1 – la nascita
Di tanto in tanto, come se niente fosse, i miei genitori mi hanno parlato di una certa gemella che io avrei dovuto avere e che è morta durante il parto. È morta così prematuramente che non se ne conosceva nemmeno il sesso. Ma siamo tre figli maschi; posso benissimo capire mia madre quando, nel raccontarmi la storia, ne parla come se fosse stata sicuramente una donna.

Io non ne so molto di medicina, quindi provo a raccontare al vicenda nel modo più scientifico che conosco: io e la mia sorella gemella eravamo collegati alla mamma tramite una specie di tubicino che ci passava le sostanze di cui ci nutrivamo. Ma io mangiavo sia quello che arrivava per me, sia quello che arrivava per la gemellina. Di conseguenza lei è morta.
Se tu, mio defunto gemello, sei una donna, immagina che trauma è stato per me scoprire di essere stato il tuo carnefice. Se invece sei un uomo, immagina che figata poter dire in giro di essere nato già con la fedina penale sporca. Sono nato assassino.
Nemmeno mia madre ne sa molto di medicina, per cui quando mi spiegava la faccenda della gemella la chiudeva subito riassumendo con “è morta perché tu te la sei mangiata”. Mia madre ha sempre saputo trovare le parole giuste.
Sono nato cannibale. Ma questo non era poi così figo da andarlo a dire in giro.

Maschio o femmina che tu sia, o lettore, capirai che un bimbo nato in una famiglia cattolica come la mia, che si sente spiegare di aver mangiato la propria sorella gemella quando non si era ancora formato, non poteva non immaginare che il Signore Iddìo lo avrebbe punito per questo mortale peccato di gola.
Ti sei voluto mangiare tua sorella prima di nascere? E mo’ non potrai mangiare più niente.
E questa, lettore o lettrice, è stata sempre la risposta scientifica che mi davo quando da piccolo mi domandavo Ma perché sono celiaco?

Epilogo provvisorio
Ho aperto un blog. Di nuovo.
Una sorta di spin off di questo, che parla solo di celiachia.
Non so. Magari dategli un clik.

Niente di nuovo

Pubblicato: 7 ottobre 2011 in Robe mie

Se poi non interessa a nessuno è un altro discorso.
Ho venduto la chitarra. Elettrica. Bellissima.
Che quanto era figo avere la chitarra elettrica al liceo.
Per comprarla partii di mattina presto dal mio paese e andai in città, a Via San Sebastiano. C’era anche mia madre con me, che sorvolava sui miei “a me mi piace fa’ i’ chitarrista”. Finsi di portarla con me perché, andando con i mezzi, lei poteva suggerirmi come arrivare alla “via dei musicisti” di Napoli; in realtà quando lei mi diceva Prendiamo questo bus, io le rispondevo Ma no, con la metro arriviamo subito.
Non ci mise molto a capire che io a Napoli ci andavo spesso. E che, forse, a scuola, ci andavo un po’ meno.
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Checco Zalone ha smesso di essermi simpatico quando ha ammesso di non conoscere Walter Chiari.

L'ispettore Clouseau

Volevo fare una tesi di laurea su Peter Sellers.

L’ilarità che al cinema – o in tv – mi dà una battuta orgogliosamente demenziale, spesso figlia del nonsense, e la fascinazione che provo per un certo tipo di film inglesi (i classici della Ealing Studios, per dire), non potevano che farmi adorare un tipo come lui.
Quindi volevo fare una tesi su Peter Sellers.

Ero ammirato dalle sue abilità trasformistiche, per le quali lo si vedeva interpretare più ruoli in uno stesso film: e non parlo solo dei film di Kubrick; mi riferisco anche a quel gioiellino che è Il ruggito del topo dove, come in Stranamore, Sellers interpreta tre ruoli – e come in Stranamore, ha una trama incentrata tutta intorno a una bomba.
Ma Peter Sellers è soprattutto un dissacratore, e mi ha sempre divertito pensare che lui stesso prendesse in giro questa sua capacità vestendo i panni del personaggio che lo ha reso famoso al pubblico internazionale: Jacques Clouseau, durante le sue indagini, si divertiva a camuffarsi nei modi più disparati per non farsi riconoscere durante i pedinamenti (aveva pure un negozio di fiducia dove comprava l’occorrente), ma i travestimenti non erano roba per lui, e riuscivano poco e male.
Da quelle scarse informazioni che avevo sulla biografia di Sellers – e sui rudimenti di psicologia – ho sempre avuto l’impressione che questa sua abilità di essere altre persone nascondeva un forte bisogno di un’identità precisa, che a Sellers è sempre mancata. E la visione di Oltre il giardino, il film tanto voluto da Sellers, ha fatto gioco a questa mia banale teoria.
(altro…)

Buon anno

Pubblicato: 31 dicembre 2010 in Robe mie

Caro Gesubbambíno, quest’altro anno, per provare, facciamo che non ci conosciamo; così non ti aspetti niente.

E io nemmeno.

Pubbliche scuse

Pubblicato: 27 settembre 2010 in blogosfera, eventi, Robe mie
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Ti dico che non l’avevo dimenticato!

Un anniversario dà lo spunto per pensare alle cose cambiate, e per fare un po’ di bilanci.
Noi, per esempio, abbiamo iniziato il nostro rapporto con una certa idea; un’idea che adesso è completamente sballata. Si è modificata, aggiornata. Migliorata, probabilmente, no? No?
E rispondimi, dai!

Sì, lo so, avrei dovuto fare gli auguri il 24. Ma d’altra parte oggi cos’è? Il ventisei? Ventotto? Vedi, io sono così: scostante. Un po’ alienato. Non so nemmeno che giorno della settimana è. E tu lo sai questo, l’hai sempre saputo.
D’altra parte tra di noi c’è stato sin dall’inizio un tacito accordo di non ossessività. Il nostro è un rapporto easy, per dirla con le parole di oggi.
Easy.
E non che per questo mi dimentichi di te. Ci mancherebbe.

E quindi perdona il mio ritardo. E apprezza che non ho inventato scuse stupide per giustificarlo.
E poi, che diavolo!, ti ho preso un nuovo template. Non ti piaci di più adesso?

Quindi auguri Digiblues. Non immaginavo arrivassimo a un anno.
Vuol dire che, tutto sommato, tra di noi può funzionare.

La cortesia degli scontrini

Pubblicato: 27 giugno 2010 in Robe mie
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– Avanti il prossimo. Dimmi.

– Buongiorno!

– Dimmi.

– Sì, guardi, vorrei un gelato.

– Siamo al banco dei gelati, sicuramente non vuoi una pizza.

– …….  Beh…

– Dimmi i gusti.

– Ah sì, allora… mmm… vediamo…

– Presto!

– Sì, scusi. Nocciola e cioccolato.

– Finalmente!

– Mi scusi. Ah, mi raccomando non mi dia il cono, ma la vaschetta…

– Il cioccolato non c’è…

– … perché sono celiaco e quindi….

– … ti metto il kinder…

– … il cono non me lo posso mangiare.

– Ecco il tuo cono.

– Ma guardi…

– Avanti il prossimo.

A volte mi sento leggermente spiazzato quando sugli scontrini trovo scritto “Grazie per averci scelto. Arrivederci”.