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Roberto Benigni, durante il suo intervento nella prima puntata di Vieni via con me, ha usato tre battute prese da Spinoza, citando il sito e ringraziando i ragazzi di Spinoza che “mi fanno sempre morir dal ridere”. L’avrà fatto forse per non essere messo alla berlina come Luttazzi, ma confesso di averlo apprezzato. E non sono il solo, visto che sul forum del sito si legge:

Benigni ha chiamato la direzione tutte le volte che ha deciso di attingere alle battute di Spinoza e da quel che mi è concesso sapere è stato sempre e in tutto irreprensibile e corretto.

E a Spinoza piace il suo interessamento.

Leggi anche:

– Luttazzi e il web che smaschera sul caso dei plagi di Luttazzi
Grammar Nazi
sul promo di Vieni via con me

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Tg1 vs TgLa7

Pubblicato: 3 novembre 2010 in Giornalismo, TV
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Augusto Minzolini a braccia conserte

Una delle piccole differenze tra il tg di Mentana e quello di Minzolini:

Ieri, nel dare la notizia dell’ultima triste uscita di Berlusconi, il direttore del TgLa7 ha sottolineato la bufera nata attorno alla battuta offensiva sui gay. Al Tg1 si è annunciato il servizio sull’argomento dicendo velocemente – testuali parole – “… ma non manca l’ironia”.

Ok, probabilmente sarò un fissato; guardando il promo di Vieni via con me, il programma culturale forse più interessante e atteso di questa stagione televisiva, non sono riuscito a trattenere un brivido alla schiena quando ho visto Fazio scrivere alla lavagna «Vado via perchè» e Saviano, dall’altra parte delle lavagna, annotare «Resto qui perche’».

Visti da fuori

Pubblicato: 30 ottobre 2010 in Giornalismo, TV, video
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L’Italia di Berlusconi raccontata da alcuni media stranieri.

La parte centrale è satirica, ma non fa ridere.
Fosse stato il contrario, forse avrei meno vergogna.

Anche se non ho mai seguito per bene South Park non ho avuto il tempo di vederlo – ho sempre nutrito una fiduciosa stima per il cartoon di Stone e Parker, nonostante alcune divergenze di pensiero (scrissi già di quanto non fossi d’accordo su cosa pensavano i due della serie I Griffin).

Personalmente, non ci sono rimasto così male per la gaffe della parodia di Inception (per errore hanno copiato battute da un’altra parodia, fatta da CollegeHumor); ma quando, scusandosi per la brutta figura, i creatori hanno sottolineato “non abbiamo avuto tempo di vedere Inception”.

Stasera al Tg1 si parlava del grande accanimento mediatico attorno al caso di Sarah Scazzi.
A tal proposito si annunciava la decisione di non inviare più i giornalisti fuori casa Messeri, per distendere un po’ l’alone di morbosità creatasi attorno al caso.

Subito dopo la giornalista, con energico sprint, ha rassicurato gli spettatori – continueremo a parlare di questo caso tutt’altro che chiuso – per poi invitarli a rispondere al sondaggio sul sito del telegiornale.
Qual è la domanda del sondaggio?
«Il dramma di Sarah, perché è così seguito?»

Torna la stagione autunnale, e ricomincia Che tempo che fa.
Torna il buon Fazio, che riconferma l’amore per De André (la sua Dolcenera diventa la sigla ufficiale di queste edizione), la stima per Saviano (da domani inizierà il tanto atteso programma co-condotto dall’autore di Gomorra e dallo stesso Fazio), l’amicizia che lo lega a Ligabue (primo ospite della prima puntata), e il sadismo contro il povero simpatico Silvio Orlando.

De André, Saviano, Ligabue… torna tutto, insomma.  Tutto già visto; niente di realmente nuovo.
Beh, sì, a parte lo studio. E la grafica.

ne vogliamo parlare?

Ma veramente?

Ho avuto l’impressione che gli autori di quest’edizione siano stati mossi da un’eccessiva ricerca di sobrietà. Tutto è serio. La prima puntata, manco a parlarne: l’anteprima vede il vicesindaco di Pollica che ricorda Angelo Vassallo, assieme alla moglie di lui. Poi inizia il programma: arriva Ligabue, che però parla di cose serie – presenta un documentario sull’Italia. Infine c’è il momento “eccellenze” con Veronesi (non il regista, l’altro). L’unica parte un po’ più serena è stata quella del sempre gradito Gramellini a fine puntata. La parte comica, insomma.
La stessa grafica (e qui volevo arrivare) è diventata serissima. Siamo proprio lontanti dal Gipi della nuova sigla de Le invasioni barbariche. Il font di “Che tempo che fa”, e la video-scenografia con le foglie che cambiano colore nel corso delle interviste, fanno a botte con i soliti effetti video al limite del pacchiano. Ma una via di mezzo tra serioso e chiassoso no?

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