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Secondo Roberto La Pira, Il Giurì dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria ha ritenuto ingannevole l’ormai noto spot della partita di scacchi fra omozigoti (qui la pronuncia del Giurì).

Nell’attesa delle motivazioni di questa pronuncia, qui sotto posto un video che analizza semioticamente questa pubblicità – pubblicato su youtube un mese prima che arrivasse la decisione del Giurì.

Visti da fuori

Pubblicato: 30 ottobre 2010 in Giornalismo, TV, video
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L’Italia di Berlusconi raccontata da alcuni media stranieri.

La parte centrale è satirica, ma non fa ridere.
Fosse stato il contrario, forse avrei meno vergogna.

Non ci sono santi.
In America se un regista sgarra un paio di film, non ci si mette troppo tempo a declassarlo da “cineasta da lodare” a “scemo della festa”.

Succede che M. Night Shyamalan, all’apice della carriera con The Village (che qualche testo di sociologia dei processi culturali pone come materia di studio per ragionare sul concetto di “villaggio” nel cinema), inizia a sbagliare tutti i suoi film. Lady in the water, E venne il giorno, e ora anche L’ultimo dominatore dell’aria (che di Shyamalan non ha niente, oltre che la voglia di facili incassi). La sua popolarità scende a livelli desolanti. La critica gli volta le spalle; il pubblico invece preferisce guardarlo negli occhi mentre affonda.

Succede che il regista, per la prima volta, abbia voluto fare da produttore per un film non suo. Di suo c’è solo l’idea alla base.
Succede anche che in un cinema statunitense propongano il trailer di questo film, The devil, e che gli spettatori sembrino abbastanza interessati.
Succede, ancora, che su youtube si sono potute osservare le divertenti reazioni del pubblico quando è arrivata la didascalia “da un’idea di M. Night Shyamalan”. Giubilo e pernacchie. Ora quei video sono stati passati al setaccio, e non ne è rimasta traccia. Peccato.
Succede infine che  l’ex maestro dell’inquietudine, con una inquietante autoironia, abbia cercato di farsi da solo la parodia di quel trailer. Non sa più cosa inventarsi per risalire a galla. Non ce la fa. Resta ancora in fondo.

Tanto che su internet gira un video – stavolta divertente – che piglia elegantemente per il culo il regista, e il suo inarrestabile collasso.

Ora: pensate se anche il pubblico italiano reagisse così ai nostri registi che abbiano sbagliato l’ultimo paio di film.

Quando parlando del cortometraggio Disabili ho scritto della mia insofferenza verso la tematica “sociale a tutti i costi”, mi riferivo (nei casi estremi) a cosette come questa:

E vi prego – vi prego! – non venitemi a parlare di buone intenzioni.

Visto su Davebog.

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Guerrilla Colouring

Pubblicato: 21 settembre 2010 in video
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Una delle cose più interessanti del progetto Let’s colour – oltre all’idea alla base del progetto stesso – sono i video realizzati per testimoniarne e diffondere i risultati. Dopo il primo, poetico, video realizzato sul concept Grey is out, gloom is gone (il grigio è finito, la tristezza è andata via), ne sta girando da poco un secondo – Walls are dancing – che affascina per la sua colorata psichedelia.

Per info sul progetto, clicca qui.

Il futuro è qui, comincia adesso

Pubblicato: 1 settembre 2010 in Satira spicciola, video

Essendo questo un blog (che si ritiene) interessato ai mass media e alle loro evoluzioni, non potevo non postare il video di presentazione di quello che si preannuncia come lo strumento più rivoluzionario e innovativo del ventunesimo secolo (il video è in spagnolo, ma è comprensibile).

Non sono abituato alle catene di sant’antonio. Le odio a morte, per tutta l’aurea di superficialità che circonda chi le scrive e chi le condivide.
Ma stavolta faccio un’eccezione.

Una mia amica dell’Aquila mi ha inviato questa.

“Ieri mi ha telefonato l’impiegata di una società di  recupero crediti, per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009. Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno. Causa terremoto. Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata. Ammutolisce. Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere. Poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a  posto. Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di  visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio. E mi sale il groppo alla gola. Le dico che  abitavo proprio lì. Lei ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. Ed io lo faccio. Le racconto del  centro militarizzato. Le racconto che non posso andare a casa mia  quando voglio. Le racconto che, però, i ladri ci vanno  indisturbati. Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire. Le racconto dei  soldi che non ci sono, per ricostruire. E che non ci sono neanche per  aiutare noi a sopravvivere. Le racconto che, dal primo luglio,  torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo. Le  racconto che pagheremo l’i.c.i. ed i mutui sulle case distrutte. E  ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti. Anche per chi non ha  più nulla. Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di  2.000 euro vedrà in busta paga 734 euro di retribuzione netta. Che non  solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte  quelle non pagate dal 6 aprile. Che lo stato non versa ai cittadini  senza casa che si gestiscono da soli, ben ventisettemila, neanche  quel piccolo contributo di 200 euro mensili che dovrebbe aiutarli a  pagare un affitto. Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza  nessun controllo.Che io pago ,in un paesino di cinquecento anime,  quanto Bertolaso pagava per un’appartamento in via Giulia, a Roma.  La sento respirare pesantemente.

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