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In attesa degli oscar, ecco l’ennesima sterile critica ad Avatar. Un film che non mi è piaciuto per niente ma… ragazzi, che capolavoro!

Partiamo da considerazioni personali sul 3d. Cameron, il regista, ha affermato che ha voluto usare questa tecnica solo per dare più veridicità alla storia. Non è un 3d che meraviglia, con giochetti a sorpresa o cose simili. Ma cacchio, io mi aspettavo proprio quello… Invece mi sono trovato per tre ore con degli occhialini che appesantivano gli occhi e che, eccezion fatta per qualche finezza, non hanno sortito alcun effetto di meraviglia. Anzi, i vetri un po’ opachi mi hanno fatto rimpiangere l’alta definizione del “vecchio” cinema 2d, al punto che ogni tanto ho tolto gli occhialini per godermi meglio alcuni particolari del film. Ma, adottando una prospettiva storica, il cinema è nato proprio come effetto speciale. I primi film (piccoli cortometraggi) venivano proiettati nelle fiere, nei baracconi, per meravigliare il pubblico. E il cinema tridimensionale ha avuto bene o male una funziona simile, finora. Cameron ce l’ha messa tutta per dargli dignità, e alla fine è riuscito a realizzare il primo kolossal di questo genere. Se aveva già un posto a sedere  nella storia del cinema, ora merita una poltrona automassaggiante. E questa è la sua prima vittoria.

La sua seconda vittoria è stata sulla critica. Come ogni grande evento nella settima arte, anche in questo caso i giudizi si sono divisi, ma gran parte del mondo intellettuale si è mosso a favore di tutta la costruzione simbolica (neanche troppo nascosta) del film. Inoltre, dopo aver letto questa brillante opinione di Leonardo Tondelli non potevo esimermi dal concedere qualche punto in più al lavoro di Cameron. Ma continua a non piacermi.
Torniamo alle origini della settima arte. Una volta finita l’esaltazione per la novità del cinematografo, sono iniziate le storie. Il cinema assume una grande funzione: affabulare. Costruire storie originali (o magari riprese dalla letteratura e dal teatro), affascinare il pubblico, era la sua prerogativa. Non certo la bravura del regista – all’inizio questa figura non esisteva nemmeno. E le allegorie, i significati nascosti, sono venuti dopo. Forse è per questo che, ancora oggi, preferisco un buon film d’evasione, senza forti messaggi da trasmettere, a un film interamente concettuale dove ciò che l’autore vuole comunicare prevarica sulla storia che si vuole raccontare. Il cinema è comunicazione, e quindi sono lodevoli le intenzioni comunicative degli autori, ma sempre senza sottovalutare l’aspetto più importante: la narrazione filmica. Ed è su questo punto che Avatar mi ha deluso profondamente. E non ha deluso solo me: c’è chi vi ha trovato una scopiazzatura di Pocahontas, e in generale della storia dell’invasione ai danni dei nativi americani; chi ha dedicato varie pagine alle sconvolgenti analogie con un cartone animato italiano; chi ha trovato in Avatar spezzoni di Lost, di Jurassik Park II e… la scena finale… l’unione di tutti i popoli di questo mondo per combattere un nemico… mi sbaglio o è il finale de Il signore degli anelli?

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