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Oggi, chi non ha i soldi per buttarsi nella moda dei remake, può sempre accontentarsi di rifare le locandine. Che spesso quelli delle locandine sono anche più fantasiosi. Tipo questo Matt Chase, che ha rifatto una serie di poster di film famosi. Il mio preferito, e giuro non per campanilismo, è quello di 8 e ½.

Parlai già di un altro bravissimo ri-locandiniere, che è Olly Moss. Qui sotto ecco come hanno rivisitato la locadina dell’ultimo film di Tarantino i due designer (quello di Moss è il secondo).

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Non sono contrario ai remake.
Credo anzi che smuovano un fattore fondamentale per  chi ama perdersi nei sempre più selvaggi sentieri del cinema: la curiosità.

Un remake trasforma gli appassionati cinefili in speleologi della celluloide. Proprio in questi giorni – per curiosità – ho recuperato Il grinta, western del ’69 con John Wayne, solo per cercare una risposta alla domanda “cosa hanno in mente, stavolta, i Coen?” Ovviamente non sono riuscito a rispondermi. Non in maniera convincente, almeno.
E sempre per via dei Coen sperimentai anche il processo inverso. Dopo aver visto il loro The Ladykillers, mi armai di casco e piccone per andare a scarattare tra i vecchi film inglesi e recuperare l’originale La signora omicidi che, oltre a un grandissimo Alec Guinness, mostrava uno dei primi Peter Sellers. In quel caso, come in tanti altri, ho amato l’originale molto più della sua versione rifatta.
E, ammettiamolo!, quanti hanno visto l’italiano Quel maledetto treno blindato solo dopo aver visto i Bastardi senza gloria americani? (Lo so, lo so, quello di Tarantino non è un vero e proprio rifacimento, ma il processo mentale del cinefilo archeologo è lo stesso).

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Backstage, interviste e curiosità. Sempre più ad attirare i portafogli dei cinevori – fra i quali mi fregio di appartenere – sono i contenuti speciali presenti nei dvd dei film. Non solo devono essere molti (spesso per giustificare l’edizione in 2 o più dvd), ma devono anche scorrere piacevolmente, in modo che la loro lunghezza non spaventi piuttosto che invogliare all’acquisto. Una bella sfida, che non tutti riescono a vincere. Ce l’ha fatta, a mio parere, chi ha curato i contenuti della doppia edizione di Bastardi Senza Gloria, l’ultimo lavoro di Tarantino.

I contenuti sono dinamici, divertenti, scorrevoli… proprio come il film. Come lavora il regista americano lo capiamo dalle varie interviste (simili a tranquille chiacchierate fra amici) e agli altri contenuti speciali: piccoli pezzi di vita del set che mostrano la follia della troupe tarantiniana. Ciò suggerisce che per avere dei contenuti così fuori di testa – come il finto backstage del film nel film (lo so, è difficile capire) o come il contenuto Ciao Sally – è necessario un cast fuori di testa.
Ma ci fa anche capire quanto il tradizionale backstage sia out: non va più di moda. I contenuti sono resi più appetibili; contano sempre in misura maggiore per le aziende di home video, e non sono più una serie di materiale in più, confezionato per non correre il rischio di doverlo buttare.

Altra cosa fuorimoda: i commenti audio.

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