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Visti da fuori

Pubblicato: 30 ottobre 2010 in Giornalismo, TV, video
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L’Italia di Berlusconi raccontata da alcuni media stranieri.

La parte centrale è satirica, ma non fa ridere.
Fosse stato il contrario, forse avrei meno vergogna.

La storia è semplice e la si conosce.
Berlusconi fonda una televisione innovativa e commerciale in modo illegale, acquistando una serie di televisioni locali in tutta la nazione e facendo partire gli stessi programmi negli stessi orari in tutta Italia, realizzando una finta televisione nazionale.
Con l’aiuto dell’amico Craxi c’è l’avvenuta legalizzazione delle tre reti di Berlusconi: è la legge Mammì, che la consulta dichiarerà anticostituzionale. Ma inizia tangentopoli e Berlusconi perde l’appoggio della politica. Scende in campo.
Più tardi arriverà la legge Maccanico (anch’essa ritenuta incostituzionale), e infine la Gasparri, che fra l’altro concederà al Premier di non inviare Rete4 sul satellite.

Ma detta così, effettivamente, risulta troppo sintetica.
Ci ha pensato La Repubblica, che ha voluto in questo modo festeggiare i trent’anni di Canale 5.

Attenzione: si parla di due prodotti audiovisivi, e non dell’attacco di Berlusconi a Saviano.

Il buon Leonardo scrive un interessante articolo mettendo a paragone le due storie. In estrema sintesi, mentre Gomorra parla più realisticamente di una serie di persone che fanno una vita di merda vivendo nei bassi della società camorristica, Il capo dei capi è una fiction basata sul fascino dell’ascesa di un figlio di contadino, diventato (uno dei pochissimi) boss della mafia. Una differenza non sottile.
Ma di differenze ce ne sono pure altre. Una di queste è l’audience: il capo dei capi è stato visto in maniera nettamente superiore a Gomorra, di cui molti sanno a stento di cosa parla.

Ebbene, Leonardo chiude l’articolo dicendo:

E dunque sabato il produttore del Capo dei Capi si è lamentato per la pubblicità che Gomorra ha fatto alla mafia.

Attenzione: il primo “attenzione” era una piccola trappola.

Ma un uomo che la giustizia reputa un corruttore, e che sostiene che bisogna punire i corruttori e allontanare dalla politica chi commette reati, evoca solo nella mia fantasia l’immagine di un essere dotato di due fondoschiena?

Aggiungerei

Pubblicato: 18 febbraio 2010 in Commento
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Berlusconi commenta: «Non c’è nessun ritorno di Tangentopoli».
Perché non si è mai mossa dov’era, aggiungerei io.

Un autentico puttaniere

Pubblicato: 5 novembre 2009 in Pensiero
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Pensavo che la differenza fra i casi di Berlusconi e Marrazzo non è tanto il fatto che il primo è il presidente del consiglio e rappresenta quindi l’Italia tutta agli occhi del mondo;
E no, la differenza non sta nemmeno – come la malevola superficialità di qualcuno può aver fatto pensare – che uno è accusato di pagare donne e l’altro di pagare trans;
E infine no, non sta nemmeno nell’ostinata negazione di tutto da parte di uno, e nelle dimissioni dell’altro.

La vera differenza fra i due casi, pensavo, è che da Marrazzo nessuno se lo aspettava.

Tangentopoli, mettendo alla sbarra il malcostume politico italiano, dettò una svolta tra la prima e la seconda repubblica.

In questa svolta ci furono parecchi cambiamenti. Uno di questi fu il forte legame tra il sistema dei magistrati e il sistema dell’informazione. Mai come ora i giudici avevano un potere enorme, cedendo informazioni ai media che potevano determinare la morte politica della classe dirigente italiana. E si tratta di morte non solo politica, se andiamo a considerare i vari suicidi che ci furono al periodo.

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