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L'uomo pipistrello a braccia conserte

Quando uscì Batman Begins, in Italia il film arrivò col nome americano, che era fico e bene o male facile da pronunciare.
Per The Dark Knight, si volle sacrificare il gioco di parole (Knight/Night) per tradurre semplicemente Il cavaliere oscuro.
Ora, per chi non lo sapesse, il terzo Batman di Nolan si chiamerà The Dark Knight Rises, e quelli de I 400 calci provano ad immaginare come si comporteranno i sagaci “traduttori di titoli di film stranieri”.

Tra le opzioni più probabili:

– Il cavaliere oscuro si indurisce;
– Il cavaliere oscuro è diventato un ometto;
– Il cavaliere oscuro fa l’alzabandiera;
– Si potrebbe anche fare una facile e simpatica rima con “oscuro”;
– Occhio, malocchio, cavaliere oscuro e finocchio / Il commissario Lo Pipistrello / Vieni avanti Christian Bale;
Il cavaliere oscuro 2 e vaffanculo a’ssoreta.

Fortunatamente si lasciano anche un’ultima – forse la migliore – possibilità:

– Tanto alla fine lo terranno in inglese, per forza.

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Forse avrete più fortuna nel vostro campo, dove le persone sono felici di essere mistificate. – Nikola Tesla

I duellanti – Tra i successi commerciali di Batman Begins e di The Dark Knight, Christopher Nolan realizzò un piccolo capolavoro. The Prestige è la storia di due illusionisti: per tutto il film si daranno battaglia l’un l’altro in maniera spesso feroce, con una struttura narrativa idealmente ispirata a I duellanti, film d’esordio di Ridley Scott. Ma il duello non è solo quello fra Il professore (Christian Bale) e il Grande Danton (Hugh Jackman). Un’interessante sottotrama del film è quella che si sviluppa nello scontro storico fra Edison e Nikola Telsa (interpretato da David Bowie) sull’elettricità. Certo, una battaglia che fa da sfondo: serve solo a sviluppare la trama principale del film. Ma che crea i presupposti per un nuovo, efferato e tanto discusso duello: scienza o magia?

Il mistero di Sleepy Hollow – Proprio su questa domanda torna in mente Tim Burton. Le differenze tra i due registi sono evidenti, rintracciabili nelle diverse trasposizioni dell’universo fumettistico di Batman: in entrambi casi film cupi (com’è giusto che sia), ma che tendono al pop-dark l’uno (quello di Burton), e a uno stile sobrio e postmoderno l’altro. Eppure, nonostante le divergenze stilistiche, proprio The Prestige sembra avere qualcosa a che fare con il folletto di Burbank: se questi infatti ha più volte dimostrato una forte passione per il genere fantascientifico (Mars’attack!, The Planet of Apes), in The Prestige Nolan rivela per la prima volta una naturale propensione alla fantascienza. Ancora: è presente una forte ricerca estetica per il macchinario, tipicamente burtoniana (penso alle macchine con cui è stato fabbricato Edward mani di forbice che aprono quel film, o a quelle de La fabbrica del cioccolato). Ma, tornando al nocciolo, una pellicola che sembra avere molto a che fare con The Prestige è Il mistero di Sleepy Hollow. Dell’associazione deve essersi accorto anche chi ha curato l’edizione dvd del film di Nolan, che si apre con il giochetto illusionistico dell’uccello e della gabbietta, più volte proposto in Sleepy Hollow.
Entrambi di matrice letteraria; entrambi ambientati nel c.d. secolo lungo (uno alle soglie dell’ottocento, l’altro alla fine dl medesimo secolo). Ma soprattutto entrambi incentrati sul contrasto scienza / fede. Una fede nel soprannaturale, quindi nella religione, ovvio, ma anche nella magia.
Ma anche qui i due registi prendono strade diverse. Se nel film del visionario Burton, l0 scettico protagonista (Johnny Depp, of course) inizia a cedere dinnanzi agli elementi incontestabilmente irrazionali, per tutto il racconto filmico di The Prestige l’autore ci suggerisce che il segreto è tutto lì, sotto i nostri occhi (e in questo caso trova un forte significato il continuo soffermarsi sulla sottotrama scientifica e, si diceva, sulle macchine degli illusionisti; e cioè sui trucchi dietro i quali si nasconde “la magia”. )

(altro…)

Il cinema italiano e quello statunitense sono diversi. E questo lo sanno tutti.
Sono diversi nei finanziamenti, sono diversi nei metodi di produzione, in quelli di distribuzione, sono diversi anche i pubblici .

È poi diverso il mondo del doppiaggio: io sono convinto che in Italia abbiamo una vasta scelta di abilissimi doppiatori, non tutti capaci anche di recitare, s’intende. Ma è vero anche il contrario: non tutti gli attori sono capaci di fare doppiaggio.

E se negli States i film d’animazione, per esempio, contemplano un grande numero di attori famosi a farne le voci, non per questo dobbiamo farlo obbligatoriamente anche noi, se questo vuol dire perdere la qualità del film.
In particolare stiamo iniziando a prendere l’abitudine di far doppiare attori stranieri dai membri dello star system italiano.

Per cui nel primo film americano di Muccino, la moglie di Will Smith è massacrata dalla voce di Sabrina Impacciatore. Un’attrice mucciniana, ok, però completamente inadatta per l’arte di dar voce.
Noto poi che l’ultimo Batman è stato due volte massacrato (due sono i film sull’uomo pipistrello fatti da Christopher Nolan, per ora) dalla voce di Claudio Santamaria. Fra l’altro anche lui attore ne L’ultimo Bacio (sarà una congiura?).

Infine mammarài sforna l’ultima interpretazione di Pinocchio, avendo nel cast nientemeno che il grande Bob Hoskins… e che mi combina la produzione? Me lo fa parlare con la voce di Massimo Ghini, togliendogli passione e carisma.
Sia chiaro, stimo moltissimo tutti gli attori nominati finora. Specialmente quest’ultimo, fatta eccezione per i suoi peccati natalizi… ma sta bene. Si deve pur pensare alla vecchiaia.
Quello che dico è solo che, ripeto, essere un bravo attore non equivale a essere un bravo doppiatore. E viceversa.