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L'uomo pipistrello a braccia conserte

Quando uscì Batman Begins, in Italia il film arrivò col nome americano, che era fico e bene o male facile da pronunciare.
Per The Dark Knight, si volle sacrificare il gioco di parole (Knight/Night) per tradurre semplicemente Il cavaliere oscuro.
Ora, per chi non lo sapesse, il terzo Batman di Nolan si chiamerà The Dark Knight Rises, e quelli de I 400 calci provano ad immaginare come si comporteranno i sagaci “traduttori di titoli di film stranieri”.

Tra le opzioni più probabili:

– Il cavaliere oscuro si indurisce;
– Il cavaliere oscuro è diventato un ometto;
– Il cavaliere oscuro fa l’alzabandiera;
– Si potrebbe anche fare una facile e simpatica rima con “oscuro”;
– Occhio, malocchio, cavaliere oscuro e finocchio / Il commissario Lo Pipistrello / Vieni avanti Christian Bale;
Il cavaliere oscuro 2 e vaffanculo a’ssoreta.

Fortunatamente si lasciano anche un’ultima – forse la migliore – possibilità:

– Tanto alla fine lo terranno in inglese, per forza.

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Finalmente l’ho visto. Non è stato facile aspettare sino al lunedì (ma capitemi, il lunedì i biglietti sono scontati).
Non è stato facile. Ma l’ho visto.
Nonostante la folla di tamarri, fuori al cinema, venuta ad urlare per il concerto di Gigi Finizio.
Nonostante la folla di tamarri, dentro al cinema, che per una decina di volte ha gridato “ma quel furgone sta ancora cadendo?” (solo se hai visto il film, e se non sei uno di quei tamarri, potrai capire.)

Si potrebbe fare una tesina su Inception, per le tante cose da dire.
Come scrive Luotto Preminger su I 400 Calci:

Inception: e anche il tuo professore di teoria del cinema dirà: “Un’altra tesina su Inception?!”

Inception è l’anello di congiunzione tra il Nolan serio e il Nolan dei filmoni sull’uomo pipistrello (tutt’e due registi con le palle, fra l’altro).
C’è il tema del sogno, certo, e solo su questo si potrebbe riempire un paio di post di DigiBlues. Ma ci sono anche le tematiche tipiche nolaniane.

C’è un protagonista con un senso di colpa;  una donna amata, morta; c’è un film enigmistico ad alta ingegneria dove tutto ti viene fatto capire a poco a poco.
La convenzione del tempo viene ancora una volta scardinata, raccontando una storia che si svolge nello stesso momento in tre piani dimensionali, in ognuno dei quali il tempo scorre in modo diverso.

Ma stavolta Nolan ha voluto fare lo sborone. Oltre a giocare col tempo, ma sì!, ha decostruito anche le convenzioni dello spazio.
A questo proposito, mi sembra figo far notare che il film si fregia di un paio di riuscite citazioni ad Escher.

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Forse avrete più fortuna nel vostro campo, dove le persone sono felici di essere mistificate. – Nikola Tesla

I duellanti – Tra i successi commerciali di Batman Begins e di The Dark Knight, Christopher Nolan realizzò un piccolo capolavoro. The Prestige è la storia di due illusionisti: per tutto il film si daranno battaglia l’un l’altro in maniera spesso feroce, con una struttura narrativa idealmente ispirata a I duellanti, film d’esordio di Ridley Scott. Ma il duello non è solo quello fra Il professore (Christian Bale) e il Grande Danton (Hugh Jackman). Un’interessante sottotrama del film è quella che si sviluppa nello scontro storico fra Edison e Nikola Telsa (interpretato da David Bowie) sull’elettricità. Certo, una battaglia che fa da sfondo: serve solo a sviluppare la trama principale del film. Ma che crea i presupposti per un nuovo, efferato e tanto discusso duello: scienza o magia?

Il mistero di Sleepy Hollow – Proprio su questa domanda torna in mente Tim Burton. Le differenze tra i due registi sono evidenti, rintracciabili nelle diverse trasposizioni dell’universo fumettistico di Batman: in entrambi casi film cupi (com’è giusto che sia), ma che tendono al pop-dark l’uno (quello di Burton), e a uno stile sobrio e postmoderno l’altro. Eppure, nonostante le divergenze stilistiche, proprio The Prestige sembra avere qualcosa a che fare con il folletto di Burbank: se questi infatti ha più volte dimostrato una forte passione per il genere fantascientifico (Mars’attack!, The Planet of Apes), in The Prestige Nolan rivela per la prima volta una naturale propensione alla fantascienza. Ancora: è presente una forte ricerca estetica per il macchinario, tipicamente burtoniana (penso alle macchine con cui è stato fabbricato Edward mani di forbice che aprono quel film, o a quelle de La fabbrica del cioccolato). Ma, tornando al nocciolo, una pellicola che sembra avere molto a che fare con The Prestige è Il mistero di Sleepy Hollow. Dell’associazione deve essersi accorto anche chi ha curato l’edizione dvd del film di Nolan, che si apre con il giochetto illusionistico dell’uccello e della gabbietta, più volte proposto in Sleepy Hollow.
Entrambi di matrice letteraria; entrambi ambientati nel c.d. secolo lungo (uno alle soglie dell’ottocento, l’altro alla fine dl medesimo secolo). Ma soprattutto entrambi incentrati sul contrasto scienza / fede. Una fede nel soprannaturale, quindi nella religione, ovvio, ma anche nella magia.
Ma anche qui i due registi prendono strade diverse. Se nel film del visionario Burton, l0 scettico protagonista (Johnny Depp, of course) inizia a cedere dinnanzi agli elementi incontestabilmente irrazionali, per tutto il racconto filmico di The Prestige l’autore ci suggerisce che il segreto è tutto lì, sotto i nostri occhi (e in questo caso trova un forte significato il continuo soffermarsi sulla sottotrama scientifica e, si diceva, sulle macchine degli illusionisti; e cioè sui trucchi dietro i quali si nasconde “la magia”. )

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Non sono contrario ai remake.
Credo anzi che smuovano un fattore fondamentale per  chi ama perdersi nei sempre più selvaggi sentieri del cinema: la curiosità.

Un remake trasforma gli appassionati cinefili in speleologi della celluloide. Proprio in questi giorni – per curiosità – ho recuperato Il grinta, western del ’69 con John Wayne, solo per cercare una risposta alla domanda “cosa hanno in mente, stavolta, i Coen?” Ovviamente non sono riuscito a rispondermi. Non in maniera convincente, almeno.
E sempre per via dei Coen sperimentai anche il processo inverso. Dopo aver visto il loro The Ladykillers, mi armai di casco e piccone per andare a scarattare tra i vecchi film inglesi e recuperare l’originale La signora omicidi che, oltre a un grandissimo Alec Guinness, mostrava uno dei primi Peter Sellers. In quel caso, come in tanti altri, ho amato l’originale molto più della sua versione rifatta.
E, ammettiamolo!, quanti hanno visto l’italiano Quel maledetto treno blindato solo dopo aver visto i Bastardi senza gloria americani? (Lo so, lo so, quello di Tarantino non è un vero e proprio rifacimento, ma il processo mentale del cinefilo archeologo è lo stesso).

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