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Ieri notte ho ritrovato su La7 un classico della fantascienza: il grande Ultimatum alla terra. Quello vero, di cinquant’anni fa; non il remake che non ho avuto ancora il coraggio di guardare. Ma un momento, non era di questo che volevo scrivere.

Oggi KinemaZone ha finalmente pubblicato la classifica di quella che è stata poi battezzata come Hot Water Discovery Competition, ossia i migliori quindici film di fantascienza della storia del cinema. La classifica è stata stilata raggruppando, sommando e valutando le preferenze personali che lo staff di KinemaZone ha richiesto a blogger, registi, giornalisti, filmaker, sceneggiatori…

Inoltre, come ogni competition che si rispetti, ci sono anche varie menzioni avulse dalla classifica ufficiale.
Anticipo solo che Ultimatum alla terra rientra ovviamente nella quindicina. Ma ammetto anche che io, quando il buon Carcavallo mi ha chiesto le preferenze in quanto giurato appartenente al reparto cosiddetto “tecnico-applicativo”, dimenticai di citare il film di Wise. Menomale che c’erano altri ventiquattro giurati dalla memoria meno pigra della mia.

A pensarci, è un po’ come quel bambino grassone che a scuola quasi si stirava un braccio ogni volta che voleva farsi notare dal maestro; sapeva rispondere alla domanda che aveva fatto fare scena muta ad uno di noi poveri asini, e quindi scalpitava nel voler rompere trionfalmente l’imbarazzo.

Non gli si possono dare tutti i torti. Quando siamo piccoli non capiamo bene perché si deve studiare, lo facciamo e basta. E allora quei piccoli momenti di gloria scolastica ripagavano quel grasso, anche brutto, ragazzino per le ore passate a leggere e rileggere libri, quando poteva tranquillamente scendere in strada a giocare con gli altri che non eccellevano a scuola ma che sicuramente hanno passato un’infanzia migliore di quello stupido grasso sapientone del cazzo. Anche brutto.

(altro…)

La Volkswagen, storicamente attenta alle proprie campagne pubblicitarie, per reclamizzare la nuova Passat fa uscire questo simpatico spot che ha protagonista un piccolo Dart Fener e che fa subito il giro del web:

Dopo poco, la Marvel fa uscire uno spot molto simile, che pure ha l’effetto virale della prima. Scoprite le differenze.

Stefano Incerti, Toni Servillo e Mi Yang

Ora non voglio fare l’ennesimo post su quanto Gorbaciòf possa essere considerato una sorta di Le conseguenze dell’amore 2.
Intendiamoci: le somiglianze ci stanno, sin dall’idea alla base del soggetto, ma quello di Stefano Incerti (nella foto con le braccia conserte) resta comunque un bel film.

Penso solo questo: Incerti si sarà certamente accorto delle similitudini. E allora, non dico evitare lo stesso montatore del primo film di Sorrentino (dove tra l’altro recitava anche Nello Mascia, presente anche in questo film), ma perlomeno, per differenziarsi il più possibile dal regista de Il Divo, poteva furbamente scegliere un altro musicista e – cosa più importante, che ha causato la maggior parte dei paragoni – un diverso attore protagonista.
Intendiamoci 2: Toni Servillo come sempre è stato immenso, e gran parte del film poggia sulla sua mimica e sull’espressione delle sue (pochissime) battute.

Aggiornamento: errore madornale! Gorbaciof e il primo film di Sorrentino (L’uomo in più) non hanno in comune il montatore, ma il direttore della fotografia Pasquale Mari. L’errore!

I pochi che hanno letto questo vecchio post hanno potuto intuire cosa penso dei cortometraggi a carattere sociale.
I festival dedicati al cortometraggio sono cresciuti a dismisura. Com’è ovvio, non sempre le giurie sono davvero competenti, e spesso i giurati sentono di dover premiare un corto non per le sue qualità, ma per il suo impegno civile. Non si premia il cortometraggio, con tutto il lavoro e le diverse fatiche che gli appartengono, ma si dà un riconoscimento alla bontà d’animo dell’autore. Personalmente, se ho davanti un buon cortometraggio a sfondo sociale, e un ottimo cortometraggio poliziesco, io tendo verso il secondo. E, tanto per intenderci, io non sono per niente fan dei polizieschi.
Ma io sono solo un appassionato di cinema, e molti giurati dei festival non sono d’accordo con questa mia idea. Il loro legittimare i corti a sfondo sociale ha creato il fenomeno inverso: parecchi registi, pur di vincere un festival, sperimentano molto meno, gettandosi direttamente alla ricerca di una storia che strappi qualche lacrima mostrando zoppi, moribondi, orfani, e così via.
Certo esagero un po’. E non si pensi che non sopporti ogni film che abbia carattere sociale. Quello che non sopporto è il meccanismo appena descritto che si è creato nel circuito dei festival. Per carità, non tutti i festival rientrano in questa mentalità. E non tutti i corti sociali rasentano l’ipocrisia.

Il mensile cinematografico Best Movie pubblica sul proprio sito web un interessante “speciale sugli effetti speciali”.

Lo speciale, suddiviso in varie brevi puntate, fa una cronologia dei film che hanno stupito gli spettatori durante la storia del cinema, a partire dai giochi di prestigio di Méliès, per arrivare all’Avatar di Cameron, passando per King Kong, Matrix e Sin City. Il tutto allietato dai contributi video pescati dal buon “vecchio” Youtube.

Dategli un’occhiata, io l’ho trovato interessantissimo (lo trovate qui).
E ancora oggi (nonostante gli autori di Best Movie spieghino pure i retroscena gli effetti speciali) mi stupisco davanti all’uomo invisibile di James Whale, o ai disegni animati di J. Stuart Blackton (vedete video qui sotto), considerato il pioniere dell’animazione americana.

PS: Avete visto il video? Bene. Allora avete appena visto un film (intero) delle origini del cinema. Mica sono sempre così pallosi come dicono?

Ma solo io trovo paradossale che il massimo esponente culturale del tg1 dedichi la rubrica settimanale al film di Checco Zalone?