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Ok, cerchiamo di chiarire un po’ qualcosa su questo argomento delicato che la tv tende sempre più a banalizzare.

No, la corte europea non poteva pensare ai ladri e agli assassini invece di pensare al crocefisso, perché non è sua competenza pensare ai ladri e agli assassini.

No, non è che la corte europea non aveva niente da fare: semplicemente l’hanno interpellata sull’argomento e lei ha risposto così come si doveva rispondere.

Sì, affermare di volere a tutti i costi nelle scuole il crocefisso (simbolo della carità cristiana) e poi pensare “se non lo vogliono, se ne tornino al proprio paese, ‘sti mussulmani di merda!” è una grossa contraddizione, per non dire di peggio. (anche se non si pensa “sti mussulmani di merda”, l’intenzione non cambia).

No, l’Italia non è affatto un paese cattolico, ma da tempo è oramai un paese laico. Laico non vuol dire “senza Dio”, ma vuol dire che fa una distinzione fra Stato e Religione. Di conseguenza le scuole, che sono istituzioni statali, non dovrebbero avere simboli religiosi per rispetto a tutte le forme di religione presente in Italia, che siano più o meno praticate.

Sì, chi difende il crocefisso dovrebbe essersi accorto pure che, ad esempio, non ci sono crocefissi nelle università e in alcune scuole secondarie e nessuno ha mai detto niente, e non difenderlo solo per partito preso. Nessuno ci sta rubando niente.

Detto questo, credo che la mediazione più tranquilla alle estreme posizioni sia quella di non obbligare a togliere il crocefisso, ma di donare il beneficio della scelta. Il crocefisso si potrebbe tenere, fatta eccezione per le classi in cui ci sono alunni di altre religioni, specie se viene esplicitamente richiesto.

Amen

Larussa, coll’usuale savoir faire, a La vita in diretta:
“Devono morire, noi il crocifisso non lo togliamo!”

Avrei aggiunto “Perché siamo cattolici, porcoddío!”