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Roberto Benigni, durante il suo intervento nella prima puntata di Vieni via con me, ha usato tre battute prese da Spinoza, citando il sito e ringraziando i ragazzi di Spinoza che “mi fanno sempre morir dal ridere”. L’avrà fatto forse per non essere messo alla berlina come Luttazzi, ma confesso di averlo apprezzato. E non sono il solo, visto che sul forum del sito si legge:

Benigni ha chiamato la direzione tutte le volte che ha deciso di attingere alle battute di Spinoza e da quel che mi è concesso sapere è stato sempre e in tutto irreprensibile e corretto.

E a Spinoza piace il suo interessamento.

Leggi anche:

– Luttazzi e il web che smaschera sul caso dei plagi di Luttazzi
Grammar Nazi
sul promo di Vieni via con me

E va bene, lo so, La7 è quel canale che ha cacciato dalla televisione, per l’ennesima volta, Daniele Luttazzi (quando ancora lo consideravo geniale). E, se vogliamo, è anche la rete che aveva un programma d’approfondimento condotto da Giuliano Ferrara.

Ma è anche il canale che di tanto in tanto manda gli spettacoli di Marco Paolini; quello che mi ha fatto capire quanto è divertente il rugby; che ha fatto una decisa scelta con un buon tg – che personalmente ha sostituito in modo definitivo l’ormai obbrobrioso tg1 di Minzolini.
Quello che in una sola serata ti proponeva un divertente show di Victoria Cabello e, subito dopo, uno di Chiambretti (prima della trasferta a mediaset).
E, per quanto riguarda noi poveri cinefili, La7 è quel canale che ha ideato quel gran pezzo di trasmissione che è La valigia dei sogni, e che ha avuto sempre buon gusto sulla scelta dei film sin dall’era pre-digitale. In sostanza, una rete per un pubblico mediamente meno primitivo di quello di Uomini&Donne, o de L’isola dei famosi.

Leggevo su L’Espresso alcune novità. Tra quelle che più mi hanno colpito:
– Una striscia di satira preserale (no, non credo c’entrerà mai Luttazzi. Speriamo solo non sia un altro Striscia la notizia);

– La7 inizierà a produrre film. Come Rai Cinema. Come Medusa. La cosa mi turba.
L’attuale terzo polo televisivo sembra aspirare a diventare anche il terzo polo della produzione cinematografica. Sancendo una volta per tutte la dipendenza del cinema italiano alla televisione. Già è troppo chiara la politica attuale: nella maggioranza dei casi è “Allora ragazzi, si potrebbe produrre questo film e poi passarlo in tv. Come dite? non piacerebbe nemmeno al pubblico della seconda serata? Allora ciccia. Non se ne fa niente. Passiamo alla prossima proposta!”
E sono turbato.

Certo, ripeto, La7 ci sa fare, e potrebbe produrre film interessanti. Potrebbe anzi essere una valida alternativa ai film “considerati d’interesse culturale nazionale”, o ai cine-cocomeri/panettoni/tortani. E il mio turbamento sembra avere sollievo.

Leggo che il primo film da produrre è il prossimo di Fabio Volo.
Sono turbato. Mi spiace.

Appena si seppe della notizia dell’ormai celebre video che smaschera i plagi di Luttazzi avevo pensato di scriverci qualcosa. Poi ognuno ha detto la sua, il video ha fatto il giro del web, e mi sembrava superfluo aggiungere altro. Fra l’altro dopo i due post sul suo rapporto coi Griffin (qui e qui) poteva sembrare che io ce l’avessi col comico quando, almeno fino a poco fa, lo stimavo profondamente. Ma una riflessione (di cui pure qualcuno avrà probabilmente già scritto) bisogna farla: al popolo del web non si sfugge. Una dei pregi di internet, e della sua interattività, e proprio questo: se dici  una sciocchezza sta sicuro che prima o poi la cybergiustizia ti becca. Anche se la sciocchezza la dici su un altro mezzo, giornale o televisione che sia. Il caso di Luttazzi, smascherato dagli stessi ammiratori, è esemplare.

Ma esemplare è anche il mettere alla gogna l’orwelliana manipolazione che il tg1 (e non solo lui) ha fatto per la notizia dei sette anni di carcere a Dell’Utri. Chi è abituato alla ricezione passiva della tv, si è subito il servizio e stop. Su internet no. Su internet queste cose subdole si notano e si fanno notare. Anzi, a volte il gioco tende a degenerare: lo sbugiardare crea una sorta di goduria intellettuale, tanto che a volte si esagera diffondendo notizie nemmeno accertate per il solo fatto che sembrano rivelare cose taciute dai tg ufficiali (due casi per tutti: l’emendamento D’Alia, e il recente emendamento 1707, che ancora circolano indisturbati nel web).

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Ora non voglio mettermi a fare quei sondaggi del tipo “sono meglio i Griffin, South Park o i Simpson?”, ma posso dire che il maggior numero di persone fra quelle che apprezzano questi cartoni ritiene che quello di Seth MacFarlane sia il più esilarante (ma non per questo il migliore).
Per la terza volta torno a parlare dell’umorismo dei Griffin, e lo faccio cominciando dalla conclusione dello scorso post sul tema:
Da varie riflessioni mi è spesso balenata l’idea (nemmeno tanto originale, a dir la verità) che semplicemente a Luttazzi i Griffin non facciano ridere, e che probabilmente lo infastidisca che, nonostante questo, siano la serie animata più vista e gradita in Italia. Ma l’equivoco potrebbe nascere dal fatto che mentre Luttazzi fa satira, e la risata è un effetto secondario dovuto alle sue grandi capacità nel farla, nei Griffin è esattamente il contrario: la satira (pur molto presente) è un aspetto secondario del principale scopo, quello di far ridere. E quindi, accanto alla satira sociale, vi è ad esempio un’alta presenza di umorismo demenziale, e dunque di nonsense assoluto, incentrato di frequente nelle scenette paradossali inserite di tanto in tanto (spesso senza un senso logico, appunto) nella serie.
Proprio le “scenette” sono il punto di maggiore critica da parte degli autori di South Park, serie animata satirica dove secondo me vale lo stesso equivoco di Luttazzi.
In Cartoon Wars, un episodio doppio – per altro brillante – di questa serie, si narra del caos provocato negli USA da una puntata dei Griffin in cui viene mostrato Maometto. Tale impertinenza fa imbestialire i fondamentalisti islamici, che minacciano gli Stati Uniti con frasi come “Dico sul serio, i Griffin non sono scritti bene. Le battute sono intercambiabili e sono ininfluenti per la storia. Quando questo cartone andrà in onda, la nostra rappresaglia di massa inizierà!”
Addirittura interviene lo stesso Bin Laden, che  fa notare “Se vedete attentamente i Griffin, vedrete che le battute non derivano dal racconto. E penso sia del tutto gay.”

Torno di nuovo a dire la mia sulla questione dei Griffin, serie animata dall’umorismo fascistoide secondo Daniele Luttazzi. E torno a scriverne alla luce di due “interventi” sul tema, diversi per forma e contenuto (in realtà, entrambi risalenti almeno a un anno fa, ma li ho scoperti solo adesso).

Il primo è una puntata della decima stagione di South Park che parodizza i Griffin, l’altro un interessante post trovato per caso nella rete. Siccome l’argomento è lungo, mi riservo di parlare di South Park successivamente, e per ora mi rifaccio solo al post trovato online.
L’autore, Sdrammaturgo, ci tiene prima di tutto a sottolineare la propria stima per Luttazzi (e sottoscrivo, come ho già fatto in precedenza). Subito dopo però critica un suo certo modo di fare da quando è diventato autore de La palestra, rubrica di satira sul suo blog.

Luttazzi infatti non si limita a dare suggerimenti da esperto e professionista del settore, ma è stato colto da quella che io chiamo la sindrome del professore: si è messo infatti a stabilire cosa è satira buona, cosa è satira cattiva, quali sono le battute giuste, quali sono le battute sbagliate, sulla base di principii che, seppur frutto di esperienza, studio ed argomentazione, non possono che risultare del tutto arbitrari e personali, ma che vengono ammantati da un pericoloso carattere di assolutezza ed inoppugnabilità.

L’articolo è lunghetto, e continua con parecchi altri spunti interessanti in difesa di Seth MacFarlane, e riferendosi anche nello specifico alla famosa gag su Anna Frank, la prima ad essere criticata dal comico satirico.

Luttazzi dimostra di non aver compreso per niente la gag in sé. Se la analizziamo, infatti, notiamo come il risultato non sia un’accresciuta simpatia per i nazisti ed uno sfottò nei confronti della povera Anne: il carnefice resta carnefice, la vittima resta vittima ed anzi viene aggiunto un carnefice in più: Peter Griffin, l’esponente della classe media non solo americana, ma di ogni tempo ed ogni luogo, egoista, stupido ed indifferente; uno di quegli indifferenti grazie ai quali i totalitarismi sono nati e cresciuti. Ed è quel tipo di soggetto sociale che viene condannato, benché con l’arma della risata.

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Seduti al tavolo di un ristorante, la nuova ragazza di Chris parla dei suoi genitori. “Mio padre è un contabile, e mia madre è l’ex governatrice dell’Alaska”. Piccolo particolare: la ragazza è down.

Si tratta della puntata dei Griffin andata in onda in America una settimana fa, nel giorno di San Valentino. Ha scatenato un polverone per l’allusione per niente velata a Trig, figlio della vera ex governatrice dell’Alaska, realmente affetto da questa sindrome. A scatenarlo, è stata la stessa Palin, che ha lasciato su facebook un post che esprimesse la sua delusione per quei “fessi senza cuore” dei creatori di Family Guy.
I Griffin è un cartone animato irriverente ed esilarante (per chi ama un certo tipo di comicità fra il satirico e il demenziale); a differenza dei Simpson, che pure sono stati i progenitori di tutte le serie animate di questo tipo, i Griffin non lasciano spazio a moralismi. Cinici, spietati, non hanno scrupoli nel prendersi gioco di tutto e tutti, e questo potrebbe essere considerato un attenuante: non fanno eccezione per nessuno. Le varie gag prendono di mira politici, pedofili, vip, disabili, adolescenti in crisi esistenziale, uomini poco cresciuti, presidenti americani (ad libitum)…

Personalmente, la pausa Griffin dopo pranzo, quando posso, me la prendo. Li trovo di una comicità sconquassante, e rido di gusto per almeno una delle gag che si rincorrono in ogni puntata. Ma riderei così se avessi un figlio down preso in giro in televisione? Una risposta pro Griffin arriva dalla stessa attrice che ha doppiato la battuta clamorosa. Si chiama Andrea Fay Friedman, anche lei down, che reputa la Palin senza umorismo. “Nella mia famiglia abbiamo sempre pensato che ridere fosse un bene. I miei genitori mi hanno insegnato ad avere senso dell’umorismo e a vivere una vita normale. Mia madre non mi ha mai portato in giro sotto il braccio, come i francesi portano il pane, coma fa Palin con il figlio Trig per conquistarsi simpatie e voti. Devo dire la verità, quello che è successo è abbastanza spiacevole”.

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