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Pubbliche scuse

Pubblicato: 27 settembre 2010 in blogosfera, eventi, Robe mie
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Ti dico che non l’avevo dimenticato!

Un anniversario dà lo spunto per pensare alle cose cambiate, e per fare un po’ di bilanci.
Noi, per esempio, abbiamo iniziato il nostro rapporto con una certa idea; un’idea che adesso è completamente sballata. Si è modificata, aggiornata. Migliorata, probabilmente, no? No?
E rispondimi, dai!

Sì, lo so, avrei dovuto fare gli auguri il 24. Ma d’altra parte oggi cos’è? Il ventisei? Ventotto? Vedi, io sono così: scostante. Un po’ alienato. Non so nemmeno che giorno della settimana è. E tu lo sai questo, l’hai sempre saputo.
D’altra parte tra di noi c’è stato sin dall’inizio un tacito accordo di non ossessività. Il nostro è un rapporto easy, per dirla con le parole di oggi.
Easy.
E non che per questo mi dimentichi di te. Ci mancherebbe.

E quindi perdona il mio ritardo. E apprezza che non ho inventato scuse stupide per giustificarlo.
E poi, che diavolo!, ti ho preso un nuovo template. Non ti piaci di più adesso?

Quindi auguri Digiblues. Non immaginavo arrivassimo a un anno.
Vuol dire che, tutto sommato, tra di noi può funzionare.

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Online anche la tanto attesa (…) seconda puntata di Radio Farlokka, che potete trovare a questo indirizzo.
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E finisco con un pensierino da scuola elementare, assolutamente personale:
nel mulino che vorrei, si fa il pane per celiaci.

La strada è deserta. Il semaforo è rosso.
Io e Andrea siamo seduti su un marciapiede a guardarci in giro.
Vedo un ragazzo con una maglietta mlto larga, bianca, con il disegno di un toro.
Un giorno ho visto per caso un film sui toreri nel televisore di un mio vicino di casa.

La spagna! Non ci sono mai stato, ma deve essere bella.
Ma andrea non me ne lascia scappare una. Subito mi afferra per i sogni e mi dice: sei matto? in spagna sono tutti  sfortunati.
Mi dice che in spagna una donna decise di buttarsi da una casa molto alta.
E allora? Mica è sfortunata? Può darsi che non ci stava con la testa.
Ma non è questo, continua a dirmi andrea, è che lei cadendo uccise un uomo che stava passando di sotto.

Rido, ma Andrea è seria. Che ridi? è tutto vero! Non ci andare mai in spagna.
Divento serio anch’io. Non per la storia buffa della spagnola, ma perché vedo una vecchia ciondolare sul marciapiede opposto.
Faccio un cenno ad Andrea e lei capisce al volo. Si alza.
Signora, mi scusi, è questa via Roma? le dice Andrea. E la signora, all’inizio un po’ spaurita, inizia a parlare.
E parla e parla e parla… come se Andrea le avesse chiesto la storia di questa via e di tutta la città.
A me bastava anche una risposta secca, del tipo “sì” oppure “no”. Tanto sono velocissimo.
Davvero, sono velocissimo! Difatti, nel frattempo che andrea si sorbisce le chiacchiere della donna, io le ho già sfilato il borsello e mi sono allontanato. Sono 150 euro. In contanti. Ricca, la signora!

Andrea continua a fingere di ascoltare la vecchia, mentre da lontano mi fa una smorfia di noia.
Inizio a ridere, e ridendo mi siedo di nuovo sull’altro marciapiedi.
Finalmente la signora va via, e andrea mi raggiunge.
Quanto aveva la signora? mi fa.
Niente.
Come niente? dai quanto aveva?
Andrea, non cominciare! questi soldi non sono nostri.
Uffa, che palle!
Che palle? i trecento euro che dovevamo restituire sono diventati cinquecento, stamattina.
Andrea diventa triste, mi guarda e mi fa Te l’ha detto lui?

Ma non rispondo. Non ho voglia di parlare e in realtà non ce n’è nemmeno bisogno.
Me l’ha detto lui, è ovvio. Non è che lo chiamavo io e gli dicevo Senti, scusa, ti posso dare duecento euro in più?

Neanche andrea ora parla più. Insieme fissiamo la strada.
Ma la strada è deserta. Il semaforo è tornato ad essere rosso.
E io ripenso alla spagna e ad andrea che mi dice non ci andare mai in spagna.
Ma chissà? penso. Chissà, forse un giorno ci vado in spagna. E mi vedo la corrida.
Chissà, forse un giorno non dovrò più rubare alle vecchie e potrò viaggiare in aereo.
Se mi va bene, ho tanto tempo davanti a me… può succedere tutto.

D’improvviso Andrea si alza. Andiamo? mi dice.
Ma io stavo pensando agli aerei, alla spagna, ai tori, erò già alla corrida nei mie pensieri.
Non stavo certo pensando a quella strada deserta e a quel semaforo quando andre mi dice di andare, e solo per questo le rispondo Dove?
Ma andrea che ne capisce dei sogni? inizia a ridere, a ridere che non la finiva più. E io mi facevo rosso.. quasi.. ecco, quasi come questo semaforo, che ogni volta che lo guardo è sempre rosso e sembra che qua le macchine non passeranno mai questo incrocio, e forse gli autisti lo sanno e per questo la strada è sempre deserta.
Mi alzo, e seguo andrea che intanto continua a ridere. Ma che ti ridi? che ne capisci tu dei sogni? le dico.
Lei continua a ridere, e forse ha ragione. Ma quali sogni? ma quale spagna?
Mi chiamo Dixsar, rubo alle vecchiette, ho cinquecento euro di debito, e ho solo dieci anni.

Continua