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Torna la stagione autunnale, e ricomincia Che tempo che fa.
Torna il buon Fazio, che riconferma l’amore per De André (la sua Dolcenera diventa la sigla ufficiale di queste edizione), la stima per Saviano (da domani inizierà il tanto atteso programma co-condotto dall’autore di Gomorra e dallo stesso Fazio), l’amicizia che lo lega a Ligabue (primo ospite della prima puntata), e il sadismo contro il povero simpatico Silvio Orlando.

De André, Saviano, Ligabue… torna tutto, insomma.  Tutto già visto; niente di realmente nuovo.
Beh, sì, a parte lo studio. E la grafica.

ne vogliamo parlare?

Ma veramente?

Ho avuto l’impressione che gli autori di quest’edizione siano stati mossi da un’eccessiva ricerca di sobrietà. Tutto è serio. La prima puntata, manco a parlarne: l’anteprima vede il vicesindaco di Pollica che ricorda Angelo Vassallo, assieme alla moglie di lui. Poi inizia il programma: arriva Ligabue, che però parla di cose serie – presenta un documentario sull’Italia. Infine c’è il momento “eccellenze” con Veronesi (non il regista, l’altro). L’unica parte un po’ più serena è stata quella del sempre gradito Gramellini a fine puntata. La parte comica, insomma.
La stessa grafica (e qui volevo arrivare) è diventata serissima. Siamo proprio lontanti dal Gipi della nuova sigla de Le invasioni barbariche. Il font di “Che tempo che fa”, e la video-scenografia con le foglie che cambiano colore nel corso delle interviste, fanno a botte con i soliti effetti video al limite del pacchiano. Ma una via di mezzo tra serioso e chiassoso no?

(altro…)

Fosse ancora vivo, avrebbe compiuto 70 anni una settimana fa.

Sempre più sono le manifestazioni organizzate in onore di Fabrizio de André. La sua morte ha aperto un nuovo nauseabondo mercato, in cui il crinale fra l’ammiratore sincero e il cinico approfittatore è spesso solo un pretesto. Ma fra tutti, c’è un evento che mi sembra di particolare interesse (e non solo il solo a pensarlo): una mostra al museo dell’Ara Pacis che inizia da oggi e dura fino al 30 maggio.

Qui il video di presentazione.