Posts contrassegnato dai tag ‘la rivincita di Natale’

Ultimamente mi è capitato spesso di vedere amici girare – per un cortometraggio o per esercitazione – scene di poker.
Non mi ha mai appassionato il poker, ma non lo si può negare: la difficoltà registica di intrecciare in modo giusto tutti gli sguardi, e le opportunità narrative di utilizzare i temi del rischio, del gioco “adulto”, della sfida, e in buona sostanza dei conflitti, lo rendono un elemento fortemente valido di narrazione filmica.

Ultimamente mi è capitato di guardare Regalo di Natale. Non mi ha mai appassionato Pupi Avati, ma non lo si può negare: è uno dei pochi italiani che riesce a raccontare in modo interessante storie provinciali (sia nel senso buono che non).
A parte gli horror, finito di vedere un suo film ho sempre la sensazione che manchi qualcosa. Che il film abbia potenziale non sfruttato. Che Il cuore altrove è un film capace che non si applica.
C’è anche da dire che io arrivo spesso in ritardo; amo film di cui, alla prima visione, ho pensato Che film dimmèrda. Adoro Wes Anderson, ma la prima volta con i Tenenbaum ho pensato Ma ‘nsomma che è? Il quale, detto fra noi, non era manco un pensiero da citazione ai posteri.

Ultimamente mi è capitato di vedere Regalo di Natale, dicevo. E mi è piaciuto. Fra i film in cui succede di tutto, con un avvicendarsi fittissimo di accadimenti che poi alla fine non ti ricordi manco bene qual è la trama, e un film che riesce a raccontarti tutta la storia ragionando su singoli momenti, su una giornata, ho sempre preferito questi ultimi. Sono un fan scatenato di Sleuth, gli insospettabili (sia l’originale che il remake); ho apprezzato moltissimo Carnage di Polanski. Mi incuriosisce parecchio Buried, che però non ho ancora visto. E l’idea di incentrare un intero film su una partita di poker, strutturando la trama come una partita stessa, fra bluff e colpi da maestro, mi ha entusiasmato tanto che ne ho visto anche il sequel (La Rivincita di Natale).

Non sto parlando di capolavori, ma di film che si lasciano guardare con stima per il regista. Lo ripeto: sono due ore incentrate su una notte in cui quattro tizi giocano a poker. Mica facile ottenere attenzione, eh! Comprensibile poi l’utilizzo di flashback per riprendere un po’ di fiato dalla narrazione. Se fosse riuscito a farne a meno, sarebbero stati prodotti davvero notevoli. E azzeccata anche la scelta di prendere un attore comico e farne un personaggio serioso e che sta anche un po’ sul cazzo (il bravissimo Carlo Delle Piane). E’ un processo di “rivalutazione dell’attore comico” che piace tanto all’Avati ma che non sempre gli riesce – l’Ezio Greggio martire ne Il papà di Francesca non è riuscito granché.

Io invece ho attuato un altro processo di rivalutazione personale: per me ha riacquistato punti Avati e ha riacquistato punti persino il
poker. Ho cliccato sul primo sito di poker online cercando su google e ci ho fatto un po’ di partite.
Ma non sono capace.
Non ci giocherò più.

Annunci