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Attenzione, possibili spoilerate sulle puntate dalla prima alla penultima stagione.

Sta andando in onda in questi giorni l’ultima attesa serie di Lost, il serial la cui più intrigante particolarità è la sua non linearità: si va avanti per indizi, per supposizioni e sospensioni.

Per sapere come ci sia arrivato uno dei protagonisti su quell’isola, magari bisogna aspettare la fine della prima stagione. Per capire come ci sia finito “il cattivo”, e quale sia il suo scopo, bisognerà mettere assieme gli indizi dati episodio per episodio, ma lo si verrà a sapere alla terza, quarta serie. Per comprendere invece cosa diavolo sia quell’isola, beh… forse lo sapremo con quest’ultima stagione. Ovvio che con questa magistrale “genialata”, l’intreccio favorisce suspense e colpi di scena. Ti fa fare uscire di testa, ti costringe a porti una domanda, ma non ti dà subito la risposta (suspense). Aspetta prima che tu abbia acquisito altri elementi perché quella risposta (data magari dopo una decina di puntate) diventi colpo di scena. Meraviglioso, no? Sicuramente sarà una bella e divertente sfida per gli autori, ma sarà soprattutto una sfilata di emozioni per gli spettatori. Se a tutto questo aggiungiamo triangoli/quadrati amorosi, scene d’azione, dialoghi brillanti e un ciccione divertente non si può avere di meglio.

Ma bisogna anche dire che questo è un serial impegnativo. Richiede due cose in particolare agli spettatori: la memoria, per godere appieno di tutti i piccoli o grandi colpi di scena seminati tra le varie puntate, e la pazienza, perché guardando una storia completamente frammentata e scombussolata c’è il rischio di stufarsi di tutti quei misteri inspiegati, e arrendersi prima della loro effettiva risoluzione. C’è chi ha abbandonato Lost dalla seconda stagione, quando ha capito che gli enigmi della prima non solo non venivano risolti, ma venivano amplificati. C’è chi si è tirato fuori quando al cast bello massiccio dei protagonisti si aggiunse un altro gruppetto di sopravvissuti a complicare i giochi. C’è chi ha lasciato tutto quando la sottotrama fantascientifica – che è presente in tutto il serial ma in maniera godibilissima anche a chi è intollerante ai microchip – cominciava a prendersi un po’ troppa confidenza. C’è chi ha mollato gli ormeggi quando i sopravvissuti sono finalmente tornati a casa, procurando una tale differenza con le prime stagioni di giungla-mare-mostri che ci si è sentiti smarriti. Lost, appunto. E infine c’è chi ha abbandonato perché, pur tornando di nuovo tutti sull’isola come ai vecchi tempi, le ultime serie sono inevitabilmente meno interessanti delle prime. Hanno l’arduo compito di spiegare tutto il casino successo finora, e non possono tirarsi indietro. Quindi alla fine, i sopravvissuti, non sono i 6 della Oceanic, o chi di loro rimarrà vivo sino alla fine. I sopravvissuti siamo noi, l’esercito dei curiosi nevrotici che resisterà sino all’ultima puntata per il sacrosanto diritto di capire come hanno fatto ad ipnotizzarci con le prime stagioni. E vogliamo anche delle risposte soddisfacenti, cazzo, che ripagano gli anni passati a vedere “altri” ovunque, e a temere chiunque pronunci Portland (a me è successo).

Ad ogni modo, il New York Times viene incontro ai più smemorati o impazienti – e soprattutto a quelli che non ci stanno capendo più un ciufolo – con una scansione temporale lineare di tutto ciò che è successo dalla prima stagione fino alla penultima. Si parte dal 1845 (ultime puntate della quinta stagione) e si arriva sino al dicembre 2007 (Ben viene persuaso ad uccidere Jacob). Non male come strumento di lavoro per un lostofilo.