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Visti da fuori

Pubblicato: 30 ottobre 2010 in Giornalismo, TV, video
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L’Italia di Berlusconi raccontata da alcuni media stranieri.

La parte centrale è satirica, ma non fa ridere.
Fosse stato il contrario, forse avrei meno vergogna.

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Stasera al Tg1 si parlava del grande accanimento mediatico attorno al caso di Sarah Scazzi.
A tal proposito si annunciava la decisione di non inviare più i giornalisti fuori casa Messeri, per distendere un po’ l’alone di morbosità creatasi attorno al caso.

Subito dopo la giornalista, con energico sprint, ha rassicurato gli spettatori – continueremo a parlare di questo caso tutt’altro che chiuso – per poi invitarli a rispondere al sondaggio sul sito del telegiornale.
Qual è la domanda del sondaggio?
«Il dramma di Sarah, perché è così seguito?»

Io non parlo di Sanremo

Pubblicato: 24 febbraio 2010 in Robe mie, TV
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Stamattina facevo delle considerazioni.
Quest’anno non mi sono informato per niente su Sanremo. Non mi ha mai interessato, è vero, ma quest’anno meno che mai.
Non conosco le canzoni che hanno gareggiato, non ho visto nemmeno una puntata, non ne ho parlato con gli amici.

Eppure, e questa è la cosa strana, so che la conduttrice era la nipote di quella delle tagliatelle. So che in concorso c’era un trio con Pupo, Filiberto e un altro; so che c’era Ruggieri e che Cristicchi ha dedicato la canzone a Marco Travaglio. So che un concorrente veniva da Amici, uno da X Factor e uno dai Raccomandati. So che invece Morgan non c’era, per impegni precedenti assunti col crack. So persino che Povia ha provato di nuovo la tattica della canzone-scandalo, ma che l’hanno cagato in pochi perché i dispiaceri erano tutti rivolti allo stupefacente Morgan e all’artista di casa Savoia. E come potrei non sapereche gli ascolti sono stati alti? Questa sembra l’unica cosa che interessa del festival, non la musica.

Penso che so tutte queste cose, pur non sapendo niente. E poi penso “cazzo, quant’è potente l’Agenda Setting!”

Edit (12.38 am): e quest’anno non ho nemmeno seguito i commenti dei Gialappi!

Tangentopoli, mettendo alla sbarra il malcostume politico italiano, dettò una svolta tra la prima e la seconda repubblica.

In questa svolta ci furono parecchi cambiamenti. Uno di questi fu il forte legame tra il sistema dei magistrati e il sistema dell’informazione. Mai come ora i giudici avevano un potere enorme, cedendo informazioni ai media che potevano determinare la morte politica della classe dirigente italiana. E si tratta di morte non solo politica, se andiamo a considerare i vari suicidi che ci furono al periodo.

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Un regime totalitario si distingue, a livello mediatico, per la particolare esaltazione del leader.
I film, la radio, i documentari, i giornali e i cinegiornali esasperavano la figura del dittatore rendendolo un simbolo, un icona, quasi un totem da rispettare, lodare e temere.

Con questo voglio dire che anche l’italia è un regime totalitario? Assolutamente no.
Dico solo che siamo sulla buona strada.

Mi spiego: la maggior parte delle critiche all’opposizione vertono sul diffuso anti-berlusconismo della sinistra; non si attacca più il governo, si attacca Berlusconi.
Una critica condivisibile se non fosse che il presidente del consiglio È la politica del governo. Come fa l’opposizione a non criticare il primo ministro se la gran parte delle leggi, degli scandali, delle notizie di politica italiana hanno lui come protagonista?
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