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Nel sistema occidentale in cui viviamo, siamo abituati a una vita frenetica. E fin qui ci siamo.

Mi accorsi, però, che c’è una parte di mondo che sta cercando una via alternativa. E me ne accorsi solo quando in Italia uscì il romanzo (poi film) Caos calmo; e quando, poco dopo, al festival più importante della nostra nazione volò fra i primi posti una canzone che finalmente urlava: “Io / voglio una vita tranquilla / perché è da quando son nato / che son spericolato”, evidente risposta a un popolare pezzo di Vasco Rossi.

Quel libro, quel film, quella canzone, mi aprirono a un mondo di cui ho saputo come al solito in ritardo: lo slow movement, e quindi lo slow food, lo slow travel, eccetera. Tutto molto interessante. Insomma, per dirla alla Massimo Troisi in Ricomincio da tre: “Andate piano!”
Ma, come al solito, a volte si esagera.

Leggo stamattina su un blog del Fatto Quotidiano che in una chiesa tedesca stanno suonando un brano chiamato As slow as possible. Lo suonano dal 2001; smetteranno nel 2640. La sola pazienza non basterà per ascoltarlo tutto.

Qui il post con tutte le spiegazioni.

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Orbene.
Anche questo mese lo staff di DigiBlues, formato da un’efficientissima giuria composta da me, ha decretato il vincitore del Destroyed Song Award. Stavolta parliamo di una distruzione fresca fresca: ci riferiamo a Just a gigolo, la canzone portata al successo da Louis Prima, recentemente ammazzata da Lucio Dalla e Francesco De Gregori.

E devo dire ai membri della nostra giuria dispiace, perché i due cantautori piacciono, e questa loro riunione a una trentina d’anni da Banana Republic fa veramente gola. E capisco pure che hanno avuto il merito di riportare in Italia una canzone che, originalmente, non era affatto di Louis Prima, ma di Nello Casucci ed Enrico Frati. Ma siamo sinceri: la loro traduzione (o di chiunque l’abbia fatta), cercando di essere ostinatamente poetica, è metricamente pochissimo armonica. Alla canzone viene tolto il fascino ritmato della versione americana.

E dunque, nel mese di giugno dell’anno 2010, la giuria di qualità di DigiBlues conferisce il secondo Destroyed Song Award a Sono un gigolò, di Dalla e De Gregori. Buon ascolto.

Forse non è il motivo, ma di certo l’obiettivo:

Se vi piace, fate girare! 🙂
Ci abbiamo messo l’anima.

Leggi anche: A corto di idee – il mio primo cortometraggio

PoveRino

Pubblicato: 19 aprile 2010 in Uncategorized
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Da quando il grande pubblico ha scoperto Rino Gaetano deve essere cominciata una gara a chi violenta di più le sue canzoni. E per ilcieloèsemprepiublú ci deve essere un premio speciale.

Online anche la tanto attesa (…) seconda puntata di Radio Farlokka, che potete trovare a questo indirizzo.
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Ancora: su questo blog, invece, troverete l’elenco di tutte le puntate della trasmissione, in cui verranno segnati gli argomenti trattati e la musica passata.

E finisco con un pensierino da scuola elementare, assolutamente personale:
nel mulino che vorrei, si fa il pane per celiaci.

Un giorno un piccolo giovane uomo vide un altro uomo fare un discorso su un palco. Il piccolo giovane uomo riusciva solo a sentire qualche parola, perchè era lontano, ma sentiva che erano parole che lo attiravano. Parole di festa, parole di rabbia, parole di libertà.
Il piccolo giovane uomo cercò allora di avvicinarsi, per capire meglio come si collegavano quelle parole di festa a quelle di rabbia a quelle di libertà. Ma il piccolo giovane uomo non riusciva ad avvicinarsi, perché sotto il palco c’era una folla immensa, così immensa che il piccolo giovane uomo vedeva l’uomo sul palco tanto lontano che sembrava ancora più piccolo dello stesso piccolo giovane uomo. Il piccolo giovane uomo non era riuscito ad avvicinarsi, e la cosa lo fece sorridere. Stranamente, lo fece sorridere.

Allora il piccolo giovane uomo cercò di arrampicarsi su una murata, al di là del palco, per riuscire almeno a sentire meglio l’uomo che faceva quel discorso. Ebbene sulla murata erano già aggrappati altri uomini, così tanti che il piccolo giovane uomo al loro confronto si sentì ancora più piccolo del piccolo giovane uomo che era. Non riuscì a sentire meglio l’uomo sul palco, e la cosa lo fece gioire. Curiosamente, lo fece gioire.

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