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Controra

Pubblicato: 30 settembre 2009 in Racconti
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Pensami, ora che il cane è accucciolato sul tappeto e non ha motivo di strillare.
Pensami, ora che i bimbi sono allo zoo con tuo marito, e tu sei rimasta a casa per il lavoro da sbrigare.
Ora che sono le tre di pomeriggio, ed il lavoro lo hai già sbrigato, pensami.

Pensami ora, con la luce del sole che ti bacia il corpo punto per punto.
Pensami, mentre stesa sulla sdraio sembri non aver voglia di far niente. Nemmeno respirare.
E seduta guardi quell’ulivo nel giardino, con le nostre iniziali cancellate con la rabbia e un coltellino.
Pensami.

E poi ricorda. Ti avevo avvisato che un giorno o l’altro avresti trovato la tranquillità.
E che, in preda al panico, mi avresti pensato.

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Non è colpa mia, vi dico! La colpa è dei miei genitori e della loro educazione salutista che mi hanno fornito.
Sapete cos’è una definizione ostensiva?
Per dirla in parole povere, è quando ti indicano un qualsivoglia oggetto spiegandoti cos’è. Una cosa che al livello elementare funziona soprattutto con i bambini: gli indichiamo una mela e diciamo loro che quella è una mela.

Ecco, nella mia educazione ho subito definizioni ostensive parecchio ridotte. Ogni cosa che io prendevo da terra, mia madre me la levava da mano e indicandomela mi diceva “cacca!”
Anche se per terra c’era un Powe Ranger rosso, il mio preferito, non lo potevo prendere, perché mia madre schiaffeggiava pesantemente la mia mano colpevole di aver avuto compassione del giocattolo. Questo cadeva di nuovo per terra, mia madre mi guardava, lo indicava e diceva “cacca!”

Così, sin da piccolo, sono cresciuto con la convinzione che qualsiasi cosa venisse da terra, qualsiasi cosa provenisse dal basso, fosse cacca. Non è colpa mia, quindi. L’avrete capito.

Un giorno lo vidi nel televisore di un bar: era tutto sorridente e parlava – tra una barzelletta e l’altra – dell’andamento politico nel nostro paese. Mi si avvicina il barista, indicandolo, e mi dice: “Lo vedi? Quello è arrivato fin lì, ma proviene dal basso!” Capirete allora che non è colpa mia se, per associazione di ricordi dovuta alla mia infanzia di cui sopra, ogni volta che lo vedo io penso, automaticamente, “merda”.