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Vivo in un Paese dove i giornali dicono apertamente che tra il PdL e i dissidenti di Fl c’è di mezzo una legge per l’immunità al Presidente del Consiglio.
E dove, in un programma televisivo di approfondimento politico, Daniela Santanchè, schierata con lo stesso Premier di cui sopra, quello che non vuole presentarsi davanti ai giudici per dare le tante spiegazioni richieste; insomma la Santanchè rimprovera Fini per non aver fatto una bella conferenza stampa per chiarire la sua posizione riguardo alle accuse per la famosa casa di Montecarlo.

No, cosí, giusto per ricordarlo.
A volte, se non mi appunto certe cose, tendo a rimuoverle catalogandole come mie assurde fantasie.

«Adesso fate una cosa: voltatevi pure dall’altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose, si sa che niente può cambiare. (…) E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma no perché ci fa paura: perché ci dà sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia!» (da I Cento Passi)

Così… mi è passato per la testa.

Ieri mattina ho incontrato un amico che non vedevo da parecchio tempo. Mi ha chiesto come sto, mi ha fatto complimenti per alcune cose, mi ha invitato a votare una sua zia, candidata del pdl. Doveva essere eletta per il bene della nostra comunità. Ne fui colpito: questo amico ha lasciato da un po’ il paese, eppure ci tiene ancora così tanto al bene della sua vecchia comunità.

Decisi di portarlo da mio cugino, il cui padre è candidato per il pd. Dovevo votarlo, secondo mio cugino. Per il bene della comunità. Pensavo che era cosa interessante sentire contemporaneamente cosa avevano da dire entrambi gli schieramenti.
Si finì a parlare di calcio. E io sto al calcio come striscia la notizia sta alla satira.
Come è facile intuire non capii un beneamato. Riuscii giusto a carpire due o tre idee di tutto il loro acceso dibattito. Cambiavano così spesso argomento che non distinguevo i litigi politici da quelli sportivi.  Alla fine mi sa che voterò un certo Mourigno.

P.S.: A quando una domenica normale?

Vedi anche: Prove di una futura carriera politica

Un autentico puttaniere

Pubblicato: 5 novembre 2009 in Pensiero
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Pensavo che la differenza fra i casi di Berlusconi e Marrazzo non è tanto il fatto che il primo è il presidente del consiglio e rappresenta quindi l’Italia tutta agli occhi del mondo;
E no, la differenza non sta nemmeno – come la malevola superficialità di qualcuno può aver fatto pensare – che uno è accusato di pagare donne e l’altro di pagare trans;
E infine no, non sta nemmeno nell’ostinata negazione di tutto da parte di uno, e nelle dimissioni dell’altro.

La vera differenza fra i due casi, pensavo, è che da Marrazzo nessuno se lo aspettava.

Un regime totalitario si distingue, a livello mediatico, per la particolare esaltazione del leader.
I film, la radio, i documentari, i giornali e i cinegiornali esasperavano la figura del dittatore rendendolo un simbolo, un icona, quasi un totem da rispettare, lodare e temere.

Con questo voglio dire che anche l’italia è un regime totalitario? Assolutamente no.
Dico solo che siamo sulla buona strada.

Mi spiego: la maggior parte delle critiche all’opposizione vertono sul diffuso anti-berlusconismo della sinistra; non si attacca più il governo, si attacca Berlusconi.
Una critica condivisibile se non fosse che il presidente del consiglio È la politica del governo. Come fa l’opposizione a non criticare il primo ministro se la gran parte delle leggi, degli scandali, delle notizie di politica italiana hanno lui come protagonista?
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Piccolo spazio pubblicità:
vi ricordo che è online la prima puntata abbozzata di una radio sognante, Radio Farlokka, che potrete ascoltare dall’iPod, o in ogni caso da iTunes, cliccando qui.
Se poi non avete nessuna delle due (i)cose, allora potrete sentire la puntata anche online, cliccando esattamente qui.
Sono aperto a suggerimenti e critiche, ma ricordate che è una puntata mooolto sperimentale. Già per la prossima verranno modificate alcune cose.

E infine vi lascio con delle pubbliche prove per una futura carriera politica che sto pensando di intraprendere.
Proverò un discorso sulla bozza di un comizio che ho sentito dalle mie parti, giù in campania, e che ho esasperato (ma non di molto, credetemi).
Il discorso che ho intezione di fare al mio elettorato potrebbe essere pressappoco così:

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Non è colpa mia, vi dico! La colpa è dei miei genitori e della loro educazione salutista che mi hanno fornito.
Sapete cos’è una definizione ostensiva?
Per dirla in parole povere, è quando ti indicano un qualsivoglia oggetto spiegandoti cos’è. Una cosa che al livello elementare funziona soprattutto con i bambini: gli indichiamo una mela e diciamo loro che quella è una mela.

Ecco, nella mia educazione ho subito definizioni ostensive parecchio ridotte. Ogni cosa che io prendevo da terra, mia madre me la levava da mano e indicandomela mi diceva “cacca!”
Anche se per terra c’era un Powe Ranger rosso, il mio preferito, non lo potevo prendere, perché mia madre schiaffeggiava pesantemente la mia mano colpevole di aver avuto compassione del giocattolo. Questo cadeva di nuovo per terra, mia madre mi guardava, lo indicava e diceva “cacca!”

Così, sin da piccolo, sono cresciuto con la convinzione che qualsiasi cosa venisse da terra, qualsiasi cosa provenisse dal basso, fosse cacca. Non è colpa mia, quindi. L’avrete capito.

Un giorno lo vidi nel televisore di un bar: era tutto sorridente e parlava – tra una barzelletta e l’altra – dell’andamento politico nel nostro paese. Mi si avvicina il barista, indicandolo, e mi dice: “Lo vedi? Quello è arrivato fin lì, ma proviene dal basso!” Capirete allora che non è colpa mia se, per associazione di ricordi dovuta alla mia infanzia di cui sopra, ogni volta che lo vedo io penso, automaticamente, “merda”.