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È facile e risaputo:

Siamo quotidianamente invasi da un’orgia di pubblicità, quindi
ci siamo assuefatti a questa invasione, quindi
non tutta la pubblicità riesce ad attirare la nostra attenzione, quindi
i pubblicitari si ingegnano a trovare modi sempre diversi per farci guardare i prodotti che pubblicizzano, quindi
non di rado usano la tattica della provocazione per colpirci a sorpresa, quindi
se la pubblicità è abbastanza provocatoria, magari anche offensiva, ne parleremo in giro indignati (o ammirati a seconda dei casi), quindi
creeremo piccoli o grandi dibattiti su quello che abbiamo visto, MA
si rischia di parlare più della campagna pubblicitaria che del prodotto pubblicizzato, facendo più pubblicità all’agenzia pubblicitaria che al prodotto per cui si è pensata quella provocazione.
Complicato?

Come corollario, c’è da dire che spesso la forsennata ricerca di provocazione può arrivare a risultati che mettono il naso oltre la soglia standard di quello che è definito “il buon gusto comune”. Ma veniamo alla pratica.

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La Volkswagen, storicamente attenta alle proprie campagne pubblicitarie, per reclamizzare la nuova Passat fa uscire questo simpatico spot che ha protagonista un piccolo Dart Fener e che fa subito il giro del web:

Dopo poco, la Marvel fa uscire uno spot molto simile, che pure ha l’effetto virale della prima. Scoprite le differenze.

Secondo Roberto La Pira, Il Giurì dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria ha ritenuto ingannevole l’ormai noto spot della partita di scacchi fra omozigoti (qui la pronuncia del Giurì).

Nell’attesa delle motivazioni di questa pronuncia, qui sotto posto un video che analizza semioticamente questa pubblicità – pubblicato su youtube un mese prima che arrivasse la decisione del Giurì.

Quando parlando del cortometraggio Disabili ho scritto della mia insofferenza verso la tematica “sociale a tutti i costi”, mi riferivo (nei casi estremi) a cosette come questa:

E vi prego – vi prego! – non venitemi a parlare di buone intenzioni.

Visto su Davebog.

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Sorry

Pubblicato: 1 giugno 2010 in Pubblicità, video
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La Loewe ci riprova: realizza un secondo spot sulla base della prima idea. Non c’è più l’effetto “novità” della prima volta, quindi il risultato potrebbe essere meno sorprendente.
Ma l’idea resta comunque geniale.

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Amo le pubblicità brillanti. Rimango parecchio soddisfatto quando vedo un certo guizzo ironico in uno spot, fra i tanti ripetitivi e banali.
Come ad esempio quello della Heinekein che spopolò in rete fra youtube e facebook, o anche come questo manifesto per un cerotto elastico (tanto per dire l’ultimo che ho visto), e quando debbo fare uno spot cerco sempre di pensare a qualcosa di simile: ironico e intelligente (quando ci riesco).

Poi però vedo mia madre, davanti alla tv, che elenca tutte le -ing della pubblicità dell’insalata (prending, versing, gusting…), ovviamente ricordando il nome del prodotto pubblicizzato. Oppure vedo un amico che ritiene la pubblicità “di’ i cinesi delle vivident”  la migliore mai esistita.

E allora penso che di pubblicità non ne capisco un catso.

P.S.: Ad esempio a me piace questa…