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Un giorno un piccolo giovane uomo vide un altro uomo fare un discorso su un palco. Il piccolo giovane uomo riusciva solo a sentire qualche parola, perchè era lontano, ma sentiva che erano parole che lo attiravano. Parole di festa, parole di rabbia, parole di libertà.
Il piccolo giovane uomo cercò allora di avvicinarsi, per capire meglio come si collegavano quelle parole di festa a quelle di rabbia a quelle di libertà. Ma il piccolo giovane uomo non riusciva ad avvicinarsi, perché sotto il palco c’era una folla immensa, così immensa che il piccolo giovane uomo vedeva l’uomo sul palco tanto lontano che sembrava ancora più piccolo dello stesso piccolo giovane uomo. Il piccolo giovane uomo non era riuscito ad avvicinarsi, e la cosa lo fece sorridere. Stranamente, lo fece sorridere.

Allora il piccolo giovane uomo cercò di arrampicarsi su una murata, al di là del palco, per riuscire almeno a sentire meglio l’uomo che faceva quel discorso. Ebbene sulla murata erano già aggrappati altri uomini, così tanti che il piccolo giovane uomo al loro confronto si sentì ancora più piccolo del piccolo giovane uomo che era. Non riuscì a sentire meglio l’uomo sul palco, e la cosa lo fece gioire. Curiosamente, lo fece gioire.

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La strada è deserta. Il semaforo è rosso.
Io e Andrea siamo seduti su un marciapiede a guardarci in giro.
Vedo un ragazzo con una maglietta mlto larga, bianca, con il disegno di un toro.
Un giorno ho visto per caso un film sui toreri nel televisore di un mio vicino di casa.

La spagna! Non ci sono mai stato, ma deve essere bella.
Ma andrea non me ne lascia scappare una. Subito mi afferra per i sogni e mi dice: sei matto? in spagna sono tutti  sfortunati.
Mi dice che in spagna una donna decise di buttarsi da una casa molto alta.
E allora? Mica è sfortunata? Può darsi che non ci stava con la testa.
Ma non è questo, continua a dirmi andrea, è che lei cadendo uccise un uomo che stava passando di sotto.

Rido, ma Andrea è seria. Che ridi? è tutto vero! Non ci andare mai in spagna.
Divento serio anch’io. Non per la storia buffa della spagnola, ma perché vedo una vecchia ciondolare sul marciapiede opposto.
Faccio un cenno ad Andrea e lei capisce al volo. Si alza.
Signora, mi scusi, è questa via Roma? le dice Andrea. E la signora, all’inizio un po’ spaurita, inizia a parlare.
E parla e parla e parla… come se Andrea le avesse chiesto la storia di questa via e di tutta la città.
A me bastava anche una risposta secca, del tipo “sì” oppure “no”. Tanto sono velocissimo.
Davvero, sono velocissimo! Difatti, nel frattempo che andrea si sorbisce le chiacchiere della donna, io le ho già sfilato il borsello e mi sono allontanato. Sono 150 euro. In contanti. Ricca, la signora!

Andrea continua a fingere di ascoltare la vecchia, mentre da lontano mi fa una smorfia di noia.
Inizio a ridere, e ridendo mi siedo di nuovo sull’altro marciapiedi.
Finalmente la signora va via, e andrea mi raggiunge.
Quanto aveva la signora? mi fa.
Niente.
Come niente? dai quanto aveva?
Andrea, non cominciare! questi soldi non sono nostri.
Uffa, che palle!
Che palle? i trecento euro che dovevamo restituire sono diventati cinquecento, stamattina.
Andrea diventa triste, mi guarda e mi fa Te l’ha detto lui?

Ma non rispondo. Non ho voglia di parlare e in realtà non ce n’è nemmeno bisogno.
Me l’ha detto lui, è ovvio. Non è che lo chiamavo io e gli dicevo Senti, scusa, ti posso dare duecento euro in più?

Neanche andrea ora parla più. Insieme fissiamo la strada.
Ma la strada è deserta. Il semaforo è tornato ad essere rosso.
E io ripenso alla spagna e ad andrea che mi dice non ci andare mai in spagna.
Ma chissà? penso. Chissà, forse un giorno ci vado in spagna. E mi vedo la corrida.
Chissà, forse un giorno non dovrò più rubare alle vecchie e potrò viaggiare in aereo.
Se mi va bene, ho tanto tempo davanti a me… può succedere tutto.

D’improvviso Andrea si alza. Andiamo? mi dice.
Ma io stavo pensando agli aerei, alla spagna, ai tori, erò già alla corrida nei mie pensieri.
Non stavo certo pensando a quella strada deserta e a quel semaforo quando andre mi dice di andare, e solo per questo le rispondo Dove?
Ma andrea che ne capisce dei sogni? inizia a ridere, a ridere che non la finiva più. E io mi facevo rosso.. quasi.. ecco, quasi come questo semaforo, che ogni volta che lo guardo è sempre rosso e sembra che qua le macchine non passeranno mai questo incrocio, e forse gli autisti lo sanno e per questo la strada è sempre deserta.
Mi alzo, e seguo andrea che intanto continua a ridere. Ma che ti ridi? che ne capisci tu dei sogni? le dico.
Lei continua a ridere, e forse ha ragione. Ma quali sogni? ma quale spagna?
Mi chiamo Dixsar, rubo alle vecchiette, ho cinquecento euro di debito, e ho solo dieci anni.

Continua

Non è colpa mia, vi dico! La colpa è dei miei genitori e della loro educazione salutista che mi hanno fornito.
Sapete cos’è una definizione ostensiva?
Per dirla in parole povere, è quando ti indicano un qualsivoglia oggetto spiegandoti cos’è. Una cosa che al livello elementare funziona soprattutto con i bambini: gli indichiamo una mela e diciamo loro che quella è una mela.

Ecco, nella mia educazione ho subito definizioni ostensive parecchio ridotte. Ogni cosa che io prendevo da terra, mia madre me la levava da mano e indicandomela mi diceva “cacca!”
Anche se per terra c’era un Powe Ranger rosso, il mio preferito, non lo potevo prendere, perché mia madre schiaffeggiava pesantemente la mia mano colpevole di aver avuto compassione del giocattolo. Questo cadeva di nuovo per terra, mia madre mi guardava, lo indicava e diceva “cacca!”

Così, sin da piccolo, sono cresciuto con la convinzione che qualsiasi cosa venisse da terra, qualsiasi cosa provenisse dal basso, fosse cacca. Non è colpa mia, quindi. L’avrete capito.

Un giorno lo vidi nel televisore di un bar: era tutto sorridente e parlava – tra una barzelletta e l’altra – dell’andamento politico nel nostro paese. Mi si avvicina il barista, indicandolo, e mi dice: “Lo vedi? Quello è arrivato fin lì, ma proviene dal basso!” Capirete allora che non è colpa mia se, per associazione di ricordi dovuta alla mia infanzia di cui sopra, ogni volta che lo vedo io penso, automaticamente, “merda”.