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Benino

Un uomo e una donna dai miseri abiti si scaldano al fiato di un bue e di un asino.
Lei, paziente e bellissima, accarezza il ventre in attesa di un importante discendente.
Lui, seduto, si soffia nelle mani. Poi si alza e gironzola nella grotta stringendosi le braccia. Di nuovi si siede.

– Brrr!

– Sii forte, Giuseppe. Ci stanno guardando.

– Ci stanno guardando. (si alza) Ci stanno guardando morire di freddo e manco niente fanno!

– (con leggero disappunto) Giuseppe…

– Che poi, Marì, a noi chi ci guarda? E diciamolo una buona volta: noi siamo roba in più, che qua ci deve stare perché se no pare brutto… tieni presente le arance? ecco. La maggior parte delle bucce d’arancia nel mondo vengono buttate. Mo che vuoi fare? Per risparmiare quei pochi spiccioli, chiedi al fruttivendolo arance senza bucce? Fa brutto; è pure poco igienico, ti guardano male! Per noi è la stessa cosa. Che vuoi fare, il presepio senza la sacra famiglia? Sì, va bene, ci sarà qualche artista, qualche cristiano avverso alla tradizione che lo farà; e forse ci sarà qualche pazzo che vende arance già sbucciate – magari facendosi pagare pure in più per il servizio di mondatura… E che stavo dicendo? Insomma, Marì… noi ci stiamo perché ci dobbiamo stare, ma là fuori tutti staranno a guardare al genio del nostro creatore (quello che ha fatto il presepe, dico) che ha fatto scendere un ruscello che pare vero, perché ci ha messo questo piccolo enteroclisma da dietro. E a noi ci arrivano le correnti d’aria. E poi guardano quello che affetta le salcicce, il pizzaiolo, i formaggi appesi… mamma mia… e che famm’ Marì!

– (un puntino indispettita, ma senza perdere di compostezza) Contieniti, Giuseppe.

– Mi contengo, Marì, scusami. (si siede) Ecco, vedi? Sono già più calmo. Mi vuoi sempre bene, è vero? Io ogni tanto mi lascio andare, e tu fai bene a trattenermi. Mi contengo, Marì. Mi contengo. (si soffia nelle mani a lungo. Tre, quattro, cinque soffi. Poi si alza) No, Marì, io non mi riesco a contenere. Ma dico io, è possibile che ‘sta gente, sapendo la nostra situazione di miseria, ci ha costruito la grotta in mezzo a un caseificio e una pizzeria? (avvicinandosi a Maria, irritato) E che fetenzia è questa? Qua si tratta di sadismo, Maria cara (cerca di calmarsi, e per non spaventarla la accarezza) bella, cuore mio. (si infiamma di nuovo) Ma che ci appizza la pizza nell’anno zero, dico io? A Betlemme, poi!

– Ma Giuseppe, questa non è la vera rappresentazione della natività. O comunque non le vuole essere fedele in senso storico. Lo vedi a Benino, laggiù?

– Il pastore? Quello che sta sempre a dormire sette giorni su sette, ventiquattrore al giorno? Ma quanto l’odio! E già, e lui po’ che problemi tiene… ci ha pure il pellicciotto di lana; di freddo non ne sente.

– Noi tutti, qui sopra, siamo il sogno di Benino. Questa non è Betlemme, è la Napoli dei viceré spagnoli. Quella indebitata, miseranda, costretta a pagare tasse per guerre che non le appartenevano. Benino non può niente nella realtà, ma è Natale e si concede l’unica rivoluzione che può permettersi da solo. Sogna. Sogna una natività in una Napoli piena di vivande e di musica.

– E non ho capito, in questo sogno tutti mangiano e tutti sono allegri. Ma noi, che dovremmo essere i protagonisti, pezzenti eravamo nei vangeli gnostici e pezzenti dobbiamo essere nel sogno di quell’inzallanuto! Ma che schifo è questo?

– Giuseppe…

– Eh Giuseppe, Giuseppe… io non mi sento soddisfatto finacché tu non ammetti che qua sopra, noi, non contiamo niente. La musica, poi… non ne parliamo! Proprio sopra sopra casa nostra dovevano mettersi a fare le prove dell’orchestrina, sti femminielli?

– Non parlare così dei puttini.

– Marì non ti far rispondere, che stavolta il gioco di parole è pure troppo facile.

– …

(altro…)

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Il cinema italiano e quello statunitense sono diversi. E questo lo sanno tutti.
Sono diversi nei finanziamenti, sono diversi nei metodi di produzione, in quelli di distribuzione, sono diversi anche i pubblici .

È poi diverso il mondo del doppiaggio: io sono convinto che in Italia abbiamo una vasta scelta di abilissimi doppiatori, non tutti capaci anche di recitare, s’intende. Ma è vero anche il contrario: non tutti gli attori sono capaci di fare doppiaggio.

E se negli States i film d’animazione, per esempio, contemplano un grande numero di attori famosi a farne le voci, non per questo dobbiamo farlo obbligatoriamente anche noi, se questo vuol dire perdere la qualità del film.
In particolare stiamo iniziando a prendere l’abitudine di far doppiare attori stranieri dai membri dello star system italiano.

Per cui nel primo film americano di Muccino, la moglie di Will Smith è massacrata dalla voce di Sabrina Impacciatore. Un’attrice mucciniana, ok, però completamente inadatta per l’arte di dar voce.
Noto poi che l’ultimo Batman è stato due volte massacrato (due sono i film sull’uomo pipistrello fatti da Christopher Nolan, per ora) dalla voce di Claudio Santamaria. Fra l’altro anche lui attore ne L’ultimo Bacio (sarà una congiura?).

Infine mammarài sforna l’ultima interpretazione di Pinocchio, avendo nel cast nientemeno che il grande Bob Hoskins… e che mi combina la produzione? Me lo fa parlare con la voce di Massimo Ghini, togliendogli passione e carisma.
Sia chiaro, stimo moltissimo tutti gli attori nominati finora. Specialmente quest’ultimo, fatta eccezione per i suoi peccati natalizi… ma sta bene. Si deve pur pensare alla vecchiaia.
Quello che dico è solo che, ripeto, essere un bravo attore non equivale a essere un bravo doppiatore. E viceversa.