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Forse non è il motivo, ma di certo l’obiettivo:

Se vi piace, fate girare! 🙂
Ci abbiamo messo l’anima.

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Festa

Pubblicato: 15 marzo 2010 in Robe mie
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Seguire uno sconosciuto, di notte, in un vicolo oscuro che ci guida verso suoni di tamburi sempre più forti. Gli abbiamo chiesto noi di che si tratta. Ora alla curiosità si mescola un minimo di timore, soffocato dall’eccotazione. È una festa, un compleanno forse. Vari giovani battono i tanti tamburi presenti. Le ragazze ballano. Si dimenano, anzi. Una alla volta, o comunque in modo individuale si buttano al centro della “pista” e si contorcono, come morse dalla taranta. Ci notano. Siamo gli unici bianchi. Toubab, come ci chiamano loro. Ci portano vicino ai musicisti. Li si vede meglio. I movimenti violenti di chi balla o suona il tamburo sono ipnotici. Certo, a un tratto ci hanno chiesto dei soldi, ma perchè – capii – era una specie di gara. I più bravi ballerini, credo, venivano premiati coi soldi degli invitati. Quei soldi erano un sostituto comodo del regalo. Anzi abbiam fatto pure la figura dei pezzenti: prima di uscire posammo quasi tutti i soldi che avevamo. Coi soldi che gli abbiam dato non si compreranno nemmeno una bottiglia d’acqua (semmai dovranno mai comprarne una). Una ragazza mi raggiunge, mi porta al centro, mi invita a ballare. E così pure a un altro di noi. Come siamo europei, cercando di essere eleganti in mezzo ai balli rudi degli africani. Una ragazza più grande, più grossa, mi afferra e mi fa ballare. Quando riesco a staccarmi mi danno una bacchetta: mi invitano a suonare. Dopo pochissimo un ragazzino mi richiede la bacchetta: mi invitano a smettere. Ma il tutto con una grande signorilità, la gentilezza tipica dei senegalesi.
Che ho partecipato a un Sabar l’ho saputo solo la mattina.