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Online anche la tanto attesa (…) seconda puntata di Radio Farlokka, che potete trovare a questo indirizzo.
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E finisco con un pensierino da scuola elementare, assolutamente personale:
nel mulino che vorrei, si fa il pane per celiaci.

Iniziò tutto quel giorno di settembre, quando Donato Vitiello strofinava potentemente mezzo limone sui suoi capelli.
Dice che elimina la forfora.
E proprio mentre strofinava e strofinava e strofinava, arrivò il sindaco del paese che, in modo del tutto naturale, si avvicinò a Donato e gli raccontò una barzelletta. Ma una barzelletta così divertente che Vitiello non riusciva a trattenere le risate, che rimbombavano nell’eco del bagno.
E mentre rideva il sindaco chiese se poteva portare via una lampadina. Certo che può, signor sindaco!, disse Vitiello. Mi ha fatto così tanto ridere, si figuri se non può portare via una lampadina.
Il sindaco se la mise in tasca e poi uscì dal bagno, mentre Donato prese l’altrà metà del limone e ricominciò a strofinare.

Fu poi ad ottobre che arrivò Mastro Pasquale, il capocantiere del paese. E arrivò proprio quando Donato era in bagno a spalmarsi una lozione a base di radice di prezzemolo e olio di ricino sulla testa.
Dice che elimina per sempre la forfora.
E mentre spalmava, e spalmava e spalmava, Mastro Pasquale entrò nel bagno di Vitiello a raccontargli una barzelletta. Donato iniziò a ridere in una maniera assordante, tanto che, poco dopo, non ebbe niente da ridire alla richiesta del capocantiere di poter prendere per sé una lampadina.
Mastro Pasquale si mise la lampadina in tasca ed uscì. Donato tornò a spalmare.

E nei mesi successivi toccò al parroco Don Luigi, al professor De Biase, a Vanessa, nota puttana del quartiere, e a tanti e tanti altri ancora. Entravano nel bagno di Vitiello mentre lui stava usando uno sciampo al catrame vegetale o si strusciava in testa foglie di ortica – dice che impediscono il ritorno della forfora; facevano una battuta; portavano via una lampadina.
Fino a quando non venne più nessuno.
E fu così che Pasquale Vitiello si rese conto di essere solo, al buio, nel suo piccolo bagno. Senza luce. Senza più niente da ridere.
E con tonnellate di forfora che gli scendevano dai capelli.