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La storia è semplice e la si conosce.
Berlusconi fonda una televisione innovativa e commerciale in modo illegale, acquistando una serie di televisioni locali in tutta la nazione e facendo partire gli stessi programmi negli stessi orari in tutta Italia, realizzando una finta televisione nazionale.
Con l’aiuto dell’amico Craxi c’è l’avvenuta legalizzazione delle tre reti di Berlusconi: è la legge Mammì, che la consulta dichiarerà anticostituzionale. Ma inizia tangentopoli e Berlusconi perde l’appoggio della politica. Scende in campo.
Più tardi arriverà la legge Maccanico (anch’essa ritenuta incostituzionale), e infine la Gasparri, che fra l’altro concederà al Premier di non inviare Rete4 sul satellite.

Ma detta così, effettivamente, risulta troppo sintetica.
Ci ha pensato La Repubblica, che ha voluto in questo modo festeggiare i trent’anni di Canale 5.

Aggiungerei

Pubblicato: 18 febbraio 2010 in Commento
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Berlusconi commenta: «Non c’è nessun ritorno di Tangentopoli».
Perché non si è mai mossa dov’era, aggiungerei io.

Tangentopoli, mettendo alla sbarra il malcostume politico italiano, dettò una svolta tra la prima e la seconda repubblica.

In questa svolta ci furono parecchi cambiamenti. Uno di questi fu il forte legame tra il sistema dei magistrati e il sistema dell’informazione. Mai come ora i giudici avevano un potere enorme, cedendo informazioni ai media che potevano determinare la morte politica della classe dirigente italiana. E si tratta di morte non solo politica, se andiamo a considerare i vari suicidi che ci furono al periodo.

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