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Forse avrete più fortuna nel vostro campo, dove le persone sono felici di essere mistificate. – Nikola Tesla

I duellanti – Tra i successi commerciali di Batman Begins e di The Dark Knight, Christopher Nolan realizzò un piccolo capolavoro. The Prestige è la storia di due illusionisti: per tutto il film si daranno battaglia l’un l’altro in maniera spesso feroce, con una struttura narrativa idealmente ispirata a I duellanti, film d’esordio di Ridley Scott. Ma il duello non è solo quello fra Il professore (Christian Bale) e il Grande Danton (Hugh Jackman). Un’interessante sottotrama del film è quella che si sviluppa nello scontro storico fra Edison e Nikola Telsa (interpretato da David Bowie) sull’elettricità. Certo, una battaglia che fa da sfondo: serve solo a sviluppare la trama principale del film. Ma che crea i presupposti per un nuovo, efferato e tanto discusso duello: scienza o magia?

Il mistero di Sleepy Hollow – Proprio su questa domanda torna in mente Tim Burton. Le differenze tra i due registi sono evidenti, rintracciabili nelle diverse trasposizioni dell’universo fumettistico di Batman: in entrambi casi film cupi (com’è giusto che sia), ma che tendono al pop-dark l’uno (quello di Burton), e a uno stile sobrio e postmoderno l’altro. Eppure, nonostante le divergenze stilistiche, proprio The Prestige sembra avere qualcosa a che fare con il folletto di Burbank: se questi infatti ha più volte dimostrato una forte passione per il genere fantascientifico (Mars’attack!, The Planet of Apes), in The Prestige Nolan rivela per la prima volta una naturale propensione alla fantascienza. Ancora: è presente una forte ricerca estetica per il macchinario, tipicamente burtoniana (penso alle macchine con cui è stato fabbricato Edward mani di forbice che aprono quel film, o a quelle de La fabbrica del cioccolato). Ma, tornando al nocciolo, una pellicola che sembra avere molto a che fare con The Prestige è Il mistero di Sleepy Hollow. Dell’associazione deve essersi accorto anche chi ha curato l’edizione dvd del film di Nolan, che si apre con il giochetto illusionistico dell’uccello e della gabbietta, più volte proposto in Sleepy Hollow.
Entrambi di matrice letteraria; entrambi ambientati nel c.d. secolo lungo (uno alle soglie dell’ottocento, l’altro alla fine dl medesimo secolo). Ma soprattutto entrambi incentrati sul contrasto scienza / fede. Una fede nel soprannaturale, quindi nella religione, ovvio, ma anche nella magia.
Ma anche qui i due registi prendono strade diverse. Se nel film del visionario Burton, l0 scettico protagonista (Johnny Depp, of course) inizia a cedere dinnanzi agli elementi incontestabilmente irrazionali, per tutto il racconto filmico di The Prestige l’autore ci suggerisce che il segreto è tutto lì, sotto i nostri occhi (e in questo caso trova un forte significato il continuo soffermarsi sulla sottotrama scientifica e, si diceva, sulle macchine degli illusionisti; e cioè sui trucchi dietro i quali si nasconde “la magia”. )

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Non sono contrario ai remake.
Credo anzi che smuovano un fattore fondamentale per  chi ama perdersi nei sempre più selvaggi sentieri del cinema: la curiosità.

Un remake trasforma gli appassionati cinefili in speleologi della celluloide. Proprio in questi giorni – per curiosità – ho recuperato Il grinta, western del ’69 con John Wayne, solo per cercare una risposta alla domanda “cosa hanno in mente, stavolta, i Coen?” Ovviamente non sono riuscito a rispondermi. Non in maniera convincente, almeno.
E sempre per via dei Coen sperimentai anche il processo inverso. Dopo aver visto il loro The Ladykillers, mi armai di casco e piccone per andare a scarattare tra i vecchi film inglesi e recuperare l’originale La signora omicidi che, oltre a un grandissimo Alec Guinness, mostrava uno dei primi Peter Sellers. In quel caso, come in tanti altri, ho amato l’originale molto più della sua versione rifatta.
E, ammettiamolo!, quanti hanno visto l’italiano Quel maledetto treno blindato solo dopo aver visto i Bastardi senza gloria americani? (Lo so, lo so, quello di Tarantino non è un vero e proprio rifacimento, ma il processo mentale del cinefilo archeologo è lo stesso).

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Backstage, interviste e curiosità. Sempre più ad attirare i portafogli dei cinevori – fra i quali mi fregio di appartenere – sono i contenuti speciali presenti nei dvd dei film. Non solo devono essere molti (spesso per giustificare l’edizione in 2 o più dvd), ma devono anche scorrere piacevolmente, in modo che la loro lunghezza non spaventi piuttosto che invogliare all’acquisto. Una bella sfida, che non tutti riescono a vincere. Ce l’ha fatta, a mio parere, chi ha curato i contenuti della doppia edizione di Bastardi Senza Gloria, l’ultimo lavoro di Tarantino.

I contenuti sono dinamici, divertenti, scorrevoli… proprio come il film. Come lavora il regista americano lo capiamo dalle varie interviste (simili a tranquille chiacchierate fra amici) e agli altri contenuti speciali: piccoli pezzi di vita del set che mostrano la follia della troupe tarantiniana. Ciò suggerisce che per avere dei contenuti così fuori di testa – come il finto backstage del film nel film (lo so, è difficile capire) o come il contenuto Ciao Sally – è necessario un cast fuori di testa.
Ma ci fa anche capire quanto il tradizionale backstage sia out: non va più di moda. I contenuti sono resi più appetibili; contano sempre in misura maggiore per le aziende di home video, e non sono più una serie di materiale in più, confezionato per non correre il rischio di doverlo buttare.

Altra cosa fuorimoda: i commenti audio.

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