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Appena si seppe della notizia dell’ormai celebre video che smaschera i plagi di Luttazzi avevo pensato di scriverci qualcosa. Poi ognuno ha detto la sua, il video ha fatto il giro del web, e mi sembrava superfluo aggiungere altro. Fra l’altro dopo i due post sul suo rapporto coi Griffin (qui e qui) poteva sembrare che io ce l’avessi col comico quando, almeno fino a poco fa, lo stimavo profondamente. Ma una riflessione (di cui pure qualcuno avrà probabilmente già scritto) bisogna farla: al popolo del web non si sfugge. Una dei pregi di internet, e della sua interattività, e proprio questo: se dici  una sciocchezza sta sicuro che prima o poi la cybergiustizia ti becca. Anche se la sciocchezza la dici su un altro mezzo, giornale o televisione che sia. Il caso di Luttazzi, smascherato dagli stessi ammiratori, è esemplare.

Ma esemplare è anche il mettere alla gogna l’orwelliana manipolazione che il tg1 (e non solo lui) ha fatto per la notizia dei sette anni di carcere a Dell’Utri. Chi è abituato alla ricezione passiva della tv, si è subito il servizio e stop. Su internet no. Su internet queste cose subdole si notano e si fanno notare. Anzi, a volte il gioco tende a degenerare: lo sbugiardare crea una sorta di goduria intellettuale, tanto che a volte si esagera diffondendo notizie nemmeno accertate per il solo fatto che sembrano rivelare cose taciute dai tg ufficiali (due casi per tutti: l’emendamento D’Alia, e il recente emendamento 1707, che ancora circolano indisturbati nel web).

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Un paio di giorni fa riassumevo a secchi di vernice il quadro del mondo del giornalismo influenzato da internet; citavo anche i blogger. Passo un po’ di tempo lontano dal pc, e quando vi torno m’imbatto in una lunga argomentazione (piuttosto razionale e ben strutturata) da parte di Galatea circa le dichiarazioni di De Benedetti sul giornalismo online. È inevitabile: fra l’articolo e il piccolo dibattito scatenato nei commenti, si parla dei blogger. Verso sera, infine, spulcio gli ultimi post di Mantellini, che in uno di essi dà consigli sulla gestione dei commenti ai blog, onde evitare situazioni spiacevoli. Immediatamente mi vien da pensare “cazzo, come siamo autoreferenziali”. Ovvio che poi alcuni professori all’università accusano la blogosfera di essere un circuito chiuso per nerd autocompiaciuti.

Con il felice avvento del Blog – che toglieva il monopolio della comunicazione online agli addetti ai lavori del web, o a chi poteva permettersi di pagarli – si è regalato un enorme, dinamico spazio d’espressione all’uomo comune: un’arma col sapore delle radio libere degli anni ’60. Con la differenza che i blogger non hanno da pisciare agli angoli della provincia per stabilire lo spazio di ricezione del segnale, come i protagonisti di Radiofreccia, dal momento che i blog hanno un pubblico che può essere nazionale, potenzialmente mondiale (e chissà, forse pure gli alieni hanno internet e si divertono a spulciare giorno per giorno le strisce a fumetti dell’Orso Ciccione).

Ovvio che un dono così grande, solo nostro ma di tutti, lo difendiamo col coltello fra i denti. Almeno finché saremo gli unici a prenderlo sul serio, abbiamo necessità di osservarci e capirci. Noi, sociologi di noi stessi, credenti in uno specchio comune nel quale rifletterci e deformarci. Orgogliosi del nostro mezzo, continueremo a studiarlo e difenderlo, spesso smodatamente; almeno finché non si deciderà di mettere a punto delle regole – che pure sarebbero utili alla blogosfera. Regole che però non vadano contro gli stessi principi di internet (e, personalmente, le dichiarazioni di De Benedetti sembrano proprio andare in questa direzione), ingabbiandone le capacità partecipative. Che non si arrivi a una libertà vigilata, insomma. Ma nemmeno a all’anarchia distruttiva.